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Terremoto 'Sestograd': due Pd contro già in campagna elettorale

Il sindaco Biagiotti lancia l'hashtag #iostoconSara e avvertimenti: "Se cado il Pd mi ricandiderà". I 'ribelli' convocano l'assemblea, non vogliono posti in giunta e chiedono le dimissioni del primo cittadino. Rossi ai dissidenti: Fermatevi

Da qui al 21 luglio Sesto Fiorentino vivrà una sorta di mini campagna elettorale. Da una parte il ‘box’ del sindaco Sara Biagiotti, dall’altra quello dei dissidenti Pd, per l’occasione fusi con Sel, M5s e i comitati del ‘No’: no all’inceneritore, no all’espansione dell’aeroporto di Firenze. E’ un po’ come quando le gare, per incidenti gravi o pioggia battente, vengono sospese e la corsa così come le posizioni si congelano in attesa di riprendere la pista. Solo che in questo caso lo stop non è stato dato dai commissari di gara, visto che semmai il commissario arriverà una volta tagliato il traguardo, ma dalle ‘beghe’ della politica. Nella rossa Sesto, infatti, che negli anni si è meritata il nomignolo ‘Sestograd’, si sta consumando uno scontro fratricida in casa Pd: da una parte il sindaco, la renziana di ferro Sara Biagiotti, la giunta, un pezzo del Partito democratico locale e praticamente l’intero di quello nazionale-regionale; dall’altra 8 consiglieri ‘dem’ decisi a mandarla a casa. Che da soli sarebbero una goccia nel mare, ma non per la matematica, visto che a Sesto i posti disponibili in Consiglio sono 24 e la mozione è sorretta da 13 consiglieri. Quindi c’è lo strappo deciso e, allo stesso tempo, l’evidenza dei numeri: gli otto dem rappresentano la genesi della cacciata. 

Vista così le truppe schierate; sbirciando nel dietro le quinte le relazioni diplomatiche sono in corso: quelle della coppia Pd Parrini-Incatasciato (rispettivamente segretario regionale e dell’aera metropolitana fiorentina). “Stanno parlando”, sottolinea Biagiotti intervenendo a Controradio, anche se “mi pare ci sia molto rigidità”. Così, per dar la misura della situazione, per cercare il grosso del consenso pubblico e far mancare terreno sotto i piedi dei pro-mozione, si ritorna a fare campagna elettorale. Un po’ sui generis visto che a darsele di santa ragione sono due pezzi dello stesso simbolo. Per questo, fanno sapere dallo staff del sindaco, Sara Biagiotti ora è “concentrata a spiegare alle persone e alle associazioni quello che sta succedendo”. 

Come? Con una presenza massiccia tra le piazze e le strade di Sesto Fiorentino. Il primo atto ieri sera, quando sindaco e giunta hanno preso parte al consueto “Giovedì sotto le stelle”, accompagnata da una serie di striscioni a marchio Pd con hashtag fisso “Io sto con Sara”. Per adesso non è prevista un’assemblea pubblica e il primo cittadino non ha stravolto l’agenda: così stasera, nell’ambito della Festa del Grano, sarà presente alla ‘Cena con il Papero’; domani sera, a fianco dell’assessore regionale Vittorio Bugli, del sindaco di Prato Matteo Biffoni e di Emanuele Fiano, il responsabile riforme istituzionali, legalità e sicurezza segreteria nazionale Pd, salirà sul palco della Festa regionale dell'Unità a Castelfiorentino. Il sindaco, fanno sapere chi gli è più vicino, “è tranquilla ma determinata”.

BIAGIOTTI, SE CADO PD MI RICANDIDA – “Non ci sono margini, chi vota la mozione è fuori dal Pd. Questo è evidente”. Fa proprie e rimarca le posizioni già chiarite dal segretario metropolitano del Pd di Firenze, Fabio Incatasciato, e dal segretario toscano, Dario Parrini. Poi, Biagiotti, lancia un messaggio agli otto dissidenti: se sarà decadenza “alle prossime elezioni sarò io il candidato del Pd. Su questo non c’è alcun dubbio”. Se c’è, infatti, un “disegno” sul futuro di Sesto, questo, prosegue, “non può” trovare ristoro “dentro il Pd, lo fanno fuori: perché se si manda a casa il sindaco del Partito democratico dopo un anno, poi ci si può presentare alle elezioni, ma con un altro simbolo”.

I ‘RIBELLI’: DIMETTITI – Sara Biagiotti tra le strade e le piazze, a stringer mani, a parlare con le associazioni, a dare la propria versione dei fatti accompagnata dall’hashtag #iostoconSara. I dissidenti, l’altra parte del Pd di Sesto Fiorentino, riuniti in assemblea pubblica. Quella organizzata lunedì 13 luglio all’Unione operaia di Colonnata (alle 21:15), al civico 6 di piazza Rapisardi. Titolo della serata “Le ragioni della sfiducia al sindaco”; sul palco non ci sarà Sel, né gli ex o gli attuali 5 Stelle: solo gli ‘8 ribelli’ dem. “Saremo solo noi- spiega alla ‘Dire’ Giulio Mariani, ex capogruppo del Pd in Consiglio- e i cittadini” perché “abbiamo bisogno di un elemento ulteriore per giustificare la nostra azione”. L’esigenza, spiega, è quella di uscire “dall’estrema semplificazione” con cui viene descritta questa vicenda. “Abbiamo la coscienza apposto, non abbiamo nessun problema a dirlo in piazza”. Poi la bordata a Biagiotti, in perfetto clima da campagna elettorale: “Non ci limitiamo agli hashtag per giustificare la nostra scelta #iostoconSara. Vogliamo fare una riflessione profonda mettendoci la faccia, senza limitarci agli spot”. Inviti ai dirigenti locali e regionali del Pd non sono partiti, tuttavia, “l’assemblea è pubblica, se vogliono venire a dire le loro ragioni nessuno glielo proibisce. Detto questo, ci sono stati tanti momenti inascoltati per discutere…”

Discussione tra le parti che, come conferma Mariani, in queste ore frenetiche sta continuando ad andare avanti- “perché siamo anche noi il Pd”- con risultati però scarsissimi. Ed è qui, sulla parola Pd, che si cominciare a giocare il paradosso, quasi l’equivoco storico. Il gioco è questo, ovvero la fenomenologia del dentro – fuori. Fuori se voteranno la sfiducia, lo dice Incatasciato, lo ripete Parrini e tutto l’arco costituzionale dem. Ancora pienamente in sella, sotto l’ombra del simbolo, i ‘ribelli’. Tanto che Mariani rigetta in tronco la ricandidatura di Sara Biagiotti se la situazione dovesse precipitare: “Dice che si candida nuovamente sindaco di Sesto? Bene, ma chi lo ha deciso? Se lo dice lei da sola o è frutto di una scelta democratica votata nel Pd”. Queste “valutazioni- sottolinea- si faranno a partire dal giorno dopo. Anche perché il Pd o è uno strumento collettivo e la famiglia di tante persone, oppure è uno strumento personalistico e privatistico”. La discussione interna del giorno dopo, in una cornice appunto di piena appartenenza al partito. Tanto che Mariani è chiarissimo: “Se qualcuno si aspetta che me ne vada da solo si sbaglia di grosso. Io non me ne vado: mi faccio espellere, voglio vedere se lo faranno”. 

Fino in fondo, al di là delle estreme conseguenze, dentro ad un percorso infarcito di ‘niet’. “Ci chiedono di ritirare la mozione di sfiducia nel nome della responsabilità. Gli rispondiamo che siamo più responsabili di quanto ci dicono, proprio perché, in nome delle nostre ragioni, ci stiamo prendendo enormi responsabilità”. Che così, è detta in politichese. Allora arriva la precisazione fumantina: “La retorica della responsabilità è tanto sterile quanto inutile. E’ insufficiente, non può essere questo il punto”. Un punto che non sta neppure in un eventuale rimpasto di giunta: la questione non può risolversi “con il classico poltronificio, non la pongano sul mercato della vacche perché questa roba non ci interessa. Chiariamolo una volta per tutte, non vogliamo posti in giunta”. Una strada stretta e tortuosa, con la via d’uscita che neppure si intravede”. Altre strade? “Questa roba si risolve con un nuovo sindaco” e lo strappo può rientrare se Sara Biagiotti “fa un minimo di autocritica”, quindi “un passo indietro. E’ possibile che 8 consiglieri della maggioranza, la maggioranza relativa della maggioranza, abbiano tutti preso un abbaglio?” Anche questo percorso però porta inevitabilmente alla caduta dell’amministrazione e all’arrivo del commissario. “Vero, però così ognuno si assume le proprie responsabilità fino in fondo: noi che abbiamo messo in discussione il sindaco, il sindaco che prende atto di non avere più i numeri e agisce di conseguenza: si dimette”.

ROSSI: FERMATEVI, FATE UN REGALO A LEGA E M5S – “Faccio un appello al senso di responsabilità”. Il governatore toscano, Enrico Rossi, intervenendo ai microfoni di Controradio, si rivolge così agli 8 consiglieri Pd che hanno formalizzato a spaccatura. “Se si è di sinistra- sottolinea- si può anche avere opinioni diverse, ma non si può farci così del male pensando di risolvere chissà quali problemi. Così non si risolve niente, questa strategia non porta assolutamente a nulla”. Il sindaco Biagiotti, continua, “è stata eletta con oltre il 56% dei voti e deve essere sostenuta. Questo non significa che non si debba discutere, ma la sfiducia porterebbe alle elezioni, un favore per tutti i nostri oppositori che in questo periodo non sono pochi, a cominciare dalla Lega, dal M5s”.
 

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