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Crisi Sesto Fiorentino, i dissidenti Pd non mollano: "Avanti con la sfiducia"

Giulio Mariani, ex capogruppo Pd in Consiglio, parla chiaro: "Estrometterci sarebbe un atto grave". Ritirate la mozione? "Assolutamente no. E' tardi, il Pd a tutti i livelli, piange sul latte versato"

Il sindaco Sara Biagiotti

“Ci estromettono dal Pd? Ne prendo atto, anche se è una scelta molto azzardata e grave, visto che stiamo parlando del Partito democratico dove la pluralità delle idee dovrebbe essere garantita”. Giulio Mariani, 24 anni, ex capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Sesto Fiorentino non è spaventato e va avanti. Con lui ci sono altri sette consiglieri ‘dem’, 4 di Sel e un ex M5s: insieme hanno dato vita alla mozione di sfiducia che sta facendo tremare il Pd visto che in ballo c’è l’estromissione del sindaco Sara Biagiotti. Un j’accuse durissimo quanto concreto. Lo dice la matematica: 13 consiglieri su 24 favorevoli alla decadenza, la maggioranza assoluta richiesta dalla legge. Per questo il Pd, a tutti i livelli, sta cercando di ricucire lo strappo: sull’orizzonte, infatti, se l’atto di forza arriverà all’estreme conseguenze, già si intravede la figura del commissario prefettizio, nuove elezioni a maggio con il rischio, è questa la lettura data a denti stretti da parte dei democratici, che si ripresenti un nuovo ‘caso’ Viareggio (della serie cambiano l’ordine degli addendi, perché qui la storia è un’altra, il risultato non cambia). 

>>SCATTANO LE ESPULSIONI A CHI VOTA LA SFIDUCIA<<

In campo c’è la proposta del segretario metropolitano di Firenze, Fabio Incatasciato: ritirare la mozione e aprire una nuova fase congressuale sul merito. Ritirate la mozione? “Ma assolutamente no, di cosa stiamo parlando. Nessuno è stato in grado di darci le risposte che cercavamo: oggi è tardi, si piange sul latte versato”, sottolinea Mariani alla ‘Dire’. “Sono diventati tutti ‘sestologi’, manca il premier, che mi pare abbia altri impegni, per il resto hanno parlato tutti. E’ un anno e mezzo, però, che noi siamo sui giornali a parlare di questi temi. Si sono svegliati tardi”. Un niet senza troppi peli sulla lingua anche perché l’offerta è insoddisfacente: “la posso capire ma non sono d’accordo. Stiamo parlando dei cittadini di Sesto, di chi ci ha eletto, qua non si fa il congresso del Pd”. 

E ancora: “Se si parla di congresso è evidente che non si è capito la natura del problema. Io non mi permetterei mai di giocare sulla pelle dei cittadini per una questione di correnti interne al partito. Qui ci sono tutta una serie di problemi su cui noi insistiamo da oltre un anno”. Primi tra questi, a pari merito, due nodi che insistono sulla Piana fiorentina e che riguardano direttamente il Comune di Sesto: il nuovo aeroporto di Firenze e l’inceneritore. E’ qui che Mariani denuncia “la mancanza di indirizzo da parte del sindaco Biagiotti, che dice tutto e il contrario di tutto, visto che in un anno ha votato due volte a favore, altre due contro”. C’è questo, ma non solo questo: “Gli abbiamo impedito di innalzare le tasse come chiesto lo scorso settembre”, altro punto di scontro. Ancora: “rischiamo di perdere, gettandolo alle ortiche, questo piccolo cenno di ripresa se non creiamo un rapporto diretto tra la città, mondo del lavoro e delle imprese” attraverso “un piano strutturale degli investimenti”. 

Tre capi di accusa e un bivio: “o si mette la testa sotto la sabbia e si racconta la storia del sindaco per cui a Sesto va tutto bene, oppure si prende atto che i problemi ci sono e, dopo averli denunciati, ci si comporta di conseguenza”. Anche perché “abbiamo cercato una risposta politica a tutti i livelli comunale, provinciale, regionale. Qua nessuno ha fatto niente di nascosto, è stato fatto tutto alla luce del sole”. Il sindaco Biagiotti tuttavia sostiene che con l’arrivo di un commissario l’iter di aeroporto e inceneritore si velocizzeranno? “Non è vero, dice una falsità; che arrivi un mero burocrate della prefettura o resti il sindaco, non cambierà niente. Anche le contropartite comunali, le opere di compensazione, prevedono che la realizzazione delle infrastrutture. Così abbiamo già perso”. 
 

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