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Scandalo escort, Renzi: "Non sparate su Firenze per colpire me"

"Chi ha sbagliato pagherà ma all’idea di sparare sull'immagine di Firenze perché almeno si dà un colpettino al sindaco rispondo con una battuta: la città che ha visto il Decamerone di Boccaccio non si scandalizza per così poco"

Scandalo delle escort e Firenze a luci rosse. Quattordici indagati, un giro da 142 squillo, tra professioniste, infermiere, studentesse, e un pezzo della Firenze bene a far da clientela: vip, sportivi, politici, potenti. E quintali di intercettazioni, 4800 pagine, tra cui spunta anche il nome dell’ex assessore alla mobilità della giunta Renzi, Massimo Mattei. Ex, perché si è dimesso qualche giorno fa per motivi di salute. Mattei che parla e ‘smessaggia’ con Adriana, la donna al centro dello scandalo, l’Ape regina; Mattei mai indagato dalla procura; Mattei che si difende con una lettera aperta: “Ignoravo il mestiere” di Adriana. Ma l’incendio oramai è partito e il fumo è già bello alto. È così in questa storia, un po’ torbida, un po’ oscura, ci si butta la stampa e i fiorentini.

RENZI - In tutto questo il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, dopo aver ricusato la tesi di una Firenze in stile ‘bunga-bunga’, se ne è stato buono per un po’. In silenzio e in campagna elettorale in Sicilia. Fino a questa mattina, quando in un’intervista al quotidiano Qn-La Nazione, ha detto finalmente la sua senza troppi giri di parole: “Mi dà molta noia che qualcuno, magari per colpire me, provi a rappresentare l’immagine di Firenze come una casa chiusa: siamo una città aperta”. E ancora: “Chi ha sbagliato pagherà - aggiunge -, ma all’idea di sparare sull’immagine di Firenze perché almeno si dà un colpettino al sindaco rispondo con una battuta: la città che ha visto il Decamerone di Boccaccio non si scandalizza per così poco”.

La faccenda è delicata, Renzi lo sa bene. Sa perfettamente che da questa storia, tra le quattro mura fiorentine, potrebbe montare un caso, il caso Firenze. Il tutto condito dal chiacchiericcio che accompagna un suo fedelissimo, Mattei. Un parlare da bar che, senza entrare nelle stanze della procura, finisce sulle pagine dei giornali. Proprio nei giorni in cui Renzi gioca la partita politicamente più complessa: candidarsi alla segreteria del Pd per guadagnarsi il gettone per palazzo Chigi.

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