Orlando furioso, il vicepresidente dei dem: "Dal Papeete alla Leopolda, niente cambia"

Renzi: "Avete attaccato il Matteo sbagliato"

Foto d'archivio

Matteo Renzi invita Orlando a fare la guerra al Matteo giusto (Salvini e non lui). E assicura di non avere nessuna intenzione di destabilizzare il governo. Apre pure sul cuneo fiscale (che aveva definito un "pannicello caldo") che a suo avviso si può fare a patto di non aumentare l'Iva.

Dopo aver consigliato a Conte di andare al Copasir per spiegare tutto sul caso Russiagate, il leader di Italia Viva risponde al vicesegretario del Pd Andrea Orlando che dalla festa nazionale dei dem a Rimini chiarisce di non accettare ultimatum né dal Papeete né dalla Leopolda: "Non è che se un ultimatum lo lanci dal Papeete - dice Orlando - è peggio che se lo lanci dalla Leopolda: gli ultimatum non vanno lanciati, perché sennò si sfascia tutto. Qui in gioco c'è la tenuta della democrazia liberale in questo paese". E' quanto riportato questa mattina da la Repubblica.

Renzi replica: "Sono d'accordo, gli ultimatum non vanno lanciati, io ho solo detto di non aumentare le tasse. Orlando però mette sullo stesso piano il Papeete e la Leopolda, di fatto sta dicendo che io Salvini siamo la stessa cosa, stiamo sullo stesso piano. Quelli del Pd hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato. Questa è la motivazione della scissione".

Quanto agli attacchi al governo, Renzi si giustifica: "Se questo esecutivo l'ho fatto fare un mese fa, non posso destabilizzarlo adesso, sarebbe schizofrenia". Come detto, sul cuneo fiscale taglia corto: "Il Pd ha proposto il taglio del cuneo per 2,7 miliardi. Se il Pd vuole fare prima il cuneo e poi il resto, siamo d'accordo. Io ritengo sia poca roba, piccola, ma in nome del quieto vivere, purché non alzino l'Iva, io ci sto".

Infine alle prossime regionali dichiara di appoggiare Bianconi in Umbria e Bonaccini in Emilia Romagna: "In Umbria appoggeremo la candidatura di Bianconi. In Emilia Romagna pensavamo di non presentare liste, ma molti ce lo stanno chiedendo e quindi ci ragioneremo. Il mio amico fraterno Stefano Bonaccini se lo merita di avere una mano".

Ma le acque nel Pd restano agitate. E il segretario Nicola Zingaretti avverte: "Le leadership in questo momento drammatico si misurano per la capacità di produrre unità e non polemiche, di produrre speranza e di non cadere nella polemica tutti i giorni". La vicepresidente, Debora Serracchiani, dice: "Mi auguro che i prossimi giorni ci offrano un Renzi più composto nel suo stare in maggioranza non basta dire 'voglio che duri e poi prendere a botte il proprio Governo per distinguersi". Mentre il paragone tra Papeete e Leopolda, fatto da Orlando, suscita irritazione soprattutto tra ex renziani rimasti nel Pd, da Rotta a Parrini, da Morani a Malpezzi. Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, replica: "Nessuno ha paragonato la Leopolda al Papeete, ma gli ultimatum agli ultimatum".

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