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Leopolda 5 al via, apre Matteo Renzi. La diretta Twitter

Gli interventi dal palco, i 100 tavoli, la camicia bianca, gli ospiti, lo scontro con la Cgil in piazza contro il Jobs Act, il Pd che si spacca, il delitto perfetto. E una domanda: ma la Leopolda è di lotta o di governo?

‘Il futuro è solo l’inizio’. Due parole, futuro e inizio che se correlate, per una mera questione cronologica, fanno del concetto un ossimoro. Come dire, se dovrò sbattere la testa domani non sento male oggi. Vale per la fisica applicata, non per la metafisica, la letteratura, la politica e Matteo Renzi. Che è un po’ come dire, al di là delle questioni trascendentali, filosofiche e poetiche, che alla Leopolda 5 (al via da stasera alle 19 fino a domenica all'ora d’ pranzo) si proverà a costruire un pezzo di futuro. Il domani del Paese, con un quesito da retrogusto: un mondo migliore è sempre possibile? Difficile rispondere, anche per le splendide ragazze di Miss Mondo giunte al momento della faticosa intervista sul palco. Il futuro incedibile agli avversari. Il futuro come speranza, la speranza come architrave e fondamenta della Leopolda, la Leopolda come incarnazione del renzismo.

La Leopolda, quest’anno, con ambientazione garage. Ma non alla francese, all’americana: il garage dove Steve Jobs creò il primo Mac e cambiò un pezzettino di storia. Il garage delle start-up. Il garage come officina pratica del pensiero: dallo scantinato alla conquista del mondo.

Fatto il palco, il programma: registrazione, aperitivo, poi Renzi salirà sul palco e aprirà le danze. La prima sera filerà via così. Il sabato sarà dedicato ai tavoli di lavoro: 50 al mattino; 50 al pomeriggio. Poi il gran finale di domenica, con la chiusa del premier. In sala durante la tre giorni è atteso mezzo governo (Marianna Madia, Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Giuliano Poletti e potrebbe essere raggiunta dal guardasigilli Andrea Orlando). Poi i parlamentari, circa 200 per adesso i presenti… ma c’è posto il carro tiene bene. Hanno confermato la loro presenza anche il commissario anticorruzione Raffaele Cantone e il direttore dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, che parlerà della lotta all'evasione fiscale. Poi gli imprenditori di grido come Patrizio Bertelli, Brunello Cucinelli, Renzo Rosso. Sergio Marchionne, ad Fiat, per adesso non è atteso. Diego Della Valle, il vero colpo mediatico di questa edizione, al momento non risulta.

Poi ci saranno le camice bianche di ordinanza, magari arrotolate verso i gomiti. Tra status symbol e condanna: perché una volta indossata alla Leopolda, che ti piaccia o meno, sei renziano. Un tatuaggio, un marchio arrotolato. Un po’ come andarne al Franchi per Fiorentina – Juventus: ‘chi non ha la sciarpa è gobbo’ dicono da queste parti. E poi la musica assordante, la playlist del premier, gli immancabili selfie, le iscrizioni che hanno oltrepassato quota 5mila. I costi e la domanda ossessiva: “chi paga?”. Il ritornello: “Il 41% siamo anche noi”. Tutto come da copione consolidato. Anzi che si è consolidato nel tempo.

Perché è bene esser chiari: la Leopolda non è uno scherzo. Nel 2010 (‘Prossima fermata Italia’, sempre il futuro), nasce la fenomenologia della rottamazione. L’ennesima ‘epifania’ politica, il déjà vu dello ‘scendo in campo’ di Silvio Berlusconi e dei ‘vaffanculo’ di Beppe Grillo. Anti sistemica, perché il sistema ha fallito (come Berlusconi, “i comunisti”. Come Grillo “i ladri”); anti partitica, perché i partiti sono complici del fallimento. Un nemico, loro; una risposta, noi. Con due variabili, nel caso di Renzi, decisive: il nuovo per davvero (perché Renzi ha sì masticato politica fin dalle superiori, ma il ritornello stra-abusato è perdente, non tiene il passo rispetto alle forze chiamate in causa); ma soprattutto la crisi economica, quella che ormai ci portiamo dietro come una seconda pelle da metà del 2007.

Messi tra parentesi i guai con la giustizia di Berlusconi (e il ventennio di Berlusconi, perché non è che il Cav è stato uno di passaggio) ed il centro destra in versione liquida, le grida esasperate di Grillo con la protesta dei 5 Stelle nel  tempo affievolita, la rottamazione- e il giovanilismo del ‘io non c’ero, io non c’entro’- che nel frattempo si è fatta narrazione del domani e manifesto del presente (anzi, un eterno futuro proiettato nel presente), si è presa il partito. Poi la camicia bianca, defenestrato Letta, è arrivata lì dove doveva arrivare per progettazione: a Palazzo Chigi.

Il mando cambia in quattro anni e la Leopolda da organo di lotta si farà sotto l’egida di governo. E di lotta? Anche di lotta. Contro le ‘letterine’ dell’Europa che chiedono spiegazioni sulla legge di stabilità; contro la minoranza del Pd, il contrappasso perfetto di quando i pochi di oggi, ieri andavano per la maggiore. Contro la Cgil, che domani (sabato 25 ottobre), nel giorno laboratorio della Leopolda, porterà a Roma, in piazza San Giovanni oltre un milione di persone contro il Jobs Act. Lo scontro di piazza, il massimo. Da una parte ‘Il futuro è solo l’inizio’, dall’altra una fiumana rossa ‘Lavoro, dignità uguaglianza’.

Fino a qualche anno fa, quando c’era da scardinare, la Leopolda era un club. Aperto ma un club: nel partito ma anche sopra e di lato al partito. Oggi che si è fatta grande, la Leopolda è un pezzo di partito. Da qui le frasi buone: “Non siamo renziani, siamo tutti democratici”, dice il ministro Maria Elena Boschi. “Le bandiere del Pd? Perché no. Non saranno sul palco ma ognuno è libero di portarla da casa”; “Chi non viene alla Leopolda non è contro il governo”, chi manifesta è un uomo libero e c’è Fassina che ha preferito andare allo zoo con i figli. A proposito di frasi buone e Pd buono: chissà se allo zoo ci saranno “gli asini che scalciano”.

Il copione fila: laboratorio di idee, pubbliche relazioni, massiccia presenza del circo mediatico. Con il di più ad effetto, da delitto perfetto. Quello che ieri ha letto Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: “Se la mettiamo sul piano politico, Renzi vincerà sempre tre a zero. Se noi recitiamo la parte che lui ci assegna, la vedo difficile”.

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