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Crisi di governo, Renzi al Pd: "Senza di noi non ce la fate, facciamo governo di coalizione"

Conte domani in Parlamento, il leader di Italia Viva ribadisce: "Conte non ha i numeri, Zingaretti consegna il paese a Salvini?"

"Noi vogliamo che si formi un governo di coalizione con un ruolo fondamentale per il Pd e per i suoi esponenti. Il Pd sa che senza Italia viva non ci sono i numeri. Forse non sarà più amore, ma almeno è matematica. Se Zingaretti insiste a dire no a Italia viva, finisce col dare il paese a Salvini. È questo ciò che vuole?". A parlare è Matteo Renzi, leader di Italia Viva, in una intervista al Corriere della Sera.

Renzi torna a spiegare le ragioni dell'uscita dal governo e, nel pieno di un fine settimana di caccia a "responsabili" e "costruttori" avverte: "non ce la faranno". Dal Pd continuano a dire che "Renzi si è dimostrato non affidabile", ma nel caso in cui, avvicinandosi al voto delle Camere, la situazione resti questa, le cose potrebbero cambiare. A meno che Conte, sul cui nome i 5 Stelle (per ora) non intendono trattare, non decida di dimettersi prima, salendo al Quirinale e prendendo atto di non avere più una maggioranza in suo sostegno.

"Al momento da Palazzo Chigi sono molto attivi sui social dove, lo riconosco, sono degli autentici fuoriclasse, anche usando uno stile che mi fa rabbrividire e inquietare. Le aule parlamentari tuttavia sono fatte di deputati e senatori, non di followers - avverte Renzi - . E raggiungere il quorum della maggioranza assoluta mi sembra difficile. Se in Senato Conte avrà 161 voti, rispetteremo il risultato. E da senatore continuerò a sostenere l'Italia sulle cose che condivido e votare contro le cose che non condivido".

Italia Viva, per parte sua resta orientata l'astensione: "Decideremo alla riunione di gruppo ma credo che sia la scelta più saggia", ha ribadito il leader. Quanto ai rischi di defezioni, dopo che ieri un deputato è tornato nel Pd: "Uno ci ha lasciati, altri sono in arrivo - sostiene Renzi -. Ogni giorno leggo di fughe da Italia viva raccontate dai media con la drammaticità di un esodo biblico. La realtà è che da quando siamo partiti abbiamo registrato quarantanove arrivi e due partenze".

Sul fatto di dirsi pronto al confronto ora non è cambiato "niente, questo l'ho sempre detto. Da mesi chiediamo un salto di qualità nell'azione del governo. Serve un sogno per l'Italia, non l'incubo del litigio quotidiano". E quando gli viene chiesto se sia pentito di aver rotto: "Sta scherzando, spero", risponde. E poi "noi non abbiamo rotto: abbiamo chiesto risposte su scuole, vaccini, infrastrutture, lavoro. Non le abbiamo avute. Abbiamo parlato in Parlamento, organizzato tavoli di maggioranza, fatto interventi ovunque".

"Era da 31 anni che un gruppo di ministri non si dimetteva per una ragione ideale: sto parlando dei ministri della sinistra Dc. Ci vuole coraggio per fare una scelta del genere. Mi piacerebbe - conclude l'ex premier - che venisse riconosciuto anche da chi non condivide, anche per bloccare l'odio che stiamo ricevendo sui social".

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