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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Politica

Renzi fa partire raffica di cause civili: quattro contro noti giornalisti e una contro il vicino di casa

Lo fa sapere il leader di Italia Viva nell'ultima Enews: "Crediamo nella giustizia e quindi andiamo nei tribunali per chiedere che sia fatta giustizia"

"In tanti mi chiedono: 'Matteo, procederai civilmente contro chi sta dicendo il falso su di te?' Certo, rispondo. Purtroppo sono indietro con le azioni civili. Quindi datemi del tempo. In questa settimana, ho dovuto firmare cinque azioni civili sulle quali ero rimasto indietro".

Così Matteo Renzi, ex presidente del consiglio ed ex segretario del Pd, ora leader di Italia Viva, nella sua ultima enews, diffusa questa mattina. Si tratta di quattro noti giornalisti e del suo vicino di casa, come spiega lo stesso Renzi.

Le cause civili sono contro "il direttore Massimo Giannini, alcuni suoi collaboratori e il quotidiano 'La Stampa' per alcuni articoli pubblicati nel 2021, segnatamente: 7 marzo, 8 marzo, 9 marzo, 6 novembre, 7 novembre; il direttore Marco Travaglio e 'Il Fatto Quotidiano' per alcuni articoli pubblicati recentemente, segnatamente: 28 settembre, 6 ottobre, 24 ottobre, 29 ottobre; il dottor Marco Lillo (giornalista anche lui del Fatto Quotidiano, ndr) per le sue affermazioni in una trasmissione radiofonica del 2017 per la quale egli è già stato condannato a risarcire mio padre con 30mila euro; la dottoressa Fiorenza Sarzanini (vice direttrice del Corriere della Sera, ndr), con la quale è già aperto un contenzioso civile a Firenze, per l’articolo pubblicato il 26 settembre".

Oltre ai suddetti, Renzi ha annunciato causa civile contro "il mio vicino di casa, che ha registrato il video diventato poi virale nel quale accusa i miei figli di aver violato le regole del lockdown e di aver violato le leggi in complicità con gli agenti che lavorano con me. Essendo una vicenda che colpisce la mia famiglia intendo andare fino in fondo per rispetto della dignità dei miei figli. Nulla - conclude il leader di Iv -, può cancellare il dolore per ciò che stiamo vivendo, ma tutti devono sapere che noi non attacchiamo la giustizia: noi crediamo nella giustizia. E quindi andiamo nei tribunali per chiedere che sia fatta giustizia".

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