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Inchiesta 'ndrangheta in Toscana, Giani sospende il capo di gabinetto indagato per corruzione

Ledo Gori è in Regione da 20 anni, il presidente: "Piena fiducia nella magistratura, sia fatta chiarezza il prima possibile"

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha sospeso il capo di gabinetto Ledo Gori, all'indomani delle rivelazioni dell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta in Toscana e sulle ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti da parte delle concerie toscane, inchiesta deflagrata nella mattinata di giovedì con un'operazione della Direzione distrettuale antimafia che ha portato all'arresto di 23 persone e al sequestro di 20 milioni di euro.

Tra gli indagati, con l'accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, c'è anche il capo di gabinetto del presidente della Regione, Ledo Gori (che tramite il proprio legale respinge le accuse) in Regione da oltre 20 anni, prima con Enrico Rossi e poi confermato da Giani il giorno dopo l'elezione a presidente di quest'ultimo. Secondo le accuse Gori, come spiegava ieri anche il Fatto Quotidiano "si sarebbe reso disponibile a soddisfare le richieste del 'sodalizio' di imprenditori, composto anche dai conciatori, in cambio del loro impegno a chiedere a Giani di confermarlo come capo di gabinetto". Richiesta che sarebbe avvenuta ad una cena elettorale nel marzo del 2020.

“Non esprimo opinioni, o commenti su una vicenda seria e complessa, perché ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro delle forze dell’ordine, con la speranza che sia fatta chiarezza il prima possibile", ha dichiarato ieri Giani tramite nota diffusa alla stampa.

"Ho disposto che le funzioni di Capo di Gabinetto, fino ad ora svolte da Ledo Gori, siano attribuite in via transitoria al Direttore Generale della Regione, Paolo Pantuliano", ha aggiunto, rendendo dunque pubblica la decisione della sospensione dell'incarico, in via transitoria, a Gori, dopo oltre ventiquattro ore nelle quali Giani non aveva voluto commentare la vicenda.

Quanto alle infiltrazioni delle criminalità organizzate in Toscana, ha aggiunto Giani "mi preme sottolineare che valuteremo già nelle prossime ore tutti gli interventi opportuni affinché la Regione Toscana possa sviluppare, come ha sempre fatto, un’azione coerente e finalizzata ad evitare qualsivoglia pericolo di infiltrazione vista la capacità delle organizzazioni criminose di penetrare nei tessuti imprenditoriali anche nei nostri territori, che abbiamo il dovere di preservare”.

Risultano indagati nell'inchiesta anche il consigliere regionale Pd del Pisano Andrea Pieroni (con accusa di corruzione) e la sindaca di Santa Croce sull'Arno Giulia Deidda (associazione a delinquere). Sull'inchiesta, denominata 'Keu', ieri è intervenuta anche la segretaria regionale del partito democratico Simona Bonafè.

"L'inchiesta della Dda di Firenze emersa ieri ci riporta uno scenario inquietante per la presenza di infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana dedite dal traffico di cocaina, al controllo di lavori stradali, fino allo smaltimento illecito di rifiuti delle concerie. Come classe politica di questa regione siamo chiamati ad utilizzare tutti gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata già esistenti e dotarci di nuove norme se necessario", ha detto Bonafè.

"Non abbiamo elementi ulteriori rispetto a quelli pubblicati dalla stampa. Il Partito democratico - aggiunge Bonafè -, ripone pertanto tutta la propria fiducia negli organismi competenti che indagano sui fatti e ci auguriamo che la magistratura il prima possibile faccia chiarezza, anche a tutela delle tante aziende del comparto del cuoio che costituiscono un’eccellenza per l’economia della nostra regione e lavorano nel pieno rispetto delle regole. Abbiamo appreso delle accuse nell'ambito di questa indagine ad amministratori del nostro partito che hanno il diritto di poter dimostrare la correttezza del loro operato e verso i quali il nostro atteggiamento è assolutamente garantista".

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