Politica

'Ndrangheta in Toscana: l'emendamento pro-conciatori fu proposto già nel 2018

L'iniziativa politica fu bocciata dagli uffici. Approvata all'unanimità l'abrogazione della norma

C'è stato il sì unanime dell Quarta commissione (territorio e ambiente) sulla proposta di legge che abroga dalla 20/2006 il contenuto dell’emendamento introdotto il 26 maggio 2020. E' la "pietra dello scandalo" al centro dell'inchiesta Keu, che ha svelato le infiltrazioni della 'Ndrangheta. L'emendamento in questione sarebbe stato richiesto esplicitamente per lo smaltimento dai conciatori coinvolti nell'inchiesta. Il testo licenziato passa ora all’esame dell’Aula.

Lo ha spiegato in commissione Ambiente, guidata da Lucia De Robertis (Pd), il presidente della Giunta, Eugenio Giani, che lo ha definito “superfluo alla luce delle valutazioni attuali, dell’esaustiva relazione resa dall’assessore Monni in Aula ad aprile e anche dal fatto che non ha prodotto alcun effetto”.

Ma dal dibattito che c'è stato mercoledì nella commissione del Consiglio regionale, è emerso che la proposta pro-concerie era già stata avanzata nel 2018, quando a guidare la Regione c’era il governo di Enrico Rossi. A portare a questa conclusione è stato il chiarimento in commissione del capo dell'avvocatura regionale della Regione, Lucia Bora, come riportato stamani sulla stampa locale. "Vi era stato un coinvolgimento nel 2018 che aveva portato a una relazione negativa della direzione legislativa", ha detto.

Sulla polemica della sua mancata presenza nella seduta di commissione precedente, il presidente ha chiarito: “E' la prima volta che partecipo ad una riunione di commissione. Non sono mai stato invitato e non potevo sapere che era richiesta la mia presenza”. Circostanze confermate dalla stessa presidente De Robertis: “Al presidente e all’assessore non era stata inviata alcuna convocazione, perché non vi era necessità della loro presenza, stante il dibattito che c’era stato in Consiglio. Abbiamo deciso di aggiornare la prima seduta su richiesta dei commissari di minoranza, che avevano posto domande cui il funzionario della Giunta presente non poteva obiettivamente rispondere”.

Il governo aveva impugnato l'emendamento di fronte alla Corte Costituzionale. E nel corso della seduta è stata riproposta, dal vicepresidente della commissione Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia), dalla capogruppo della Lega Elisa Montemagni e dal portavoce dell’opposizione Marco Landi, la domanda inerente i motivi per cui la Regione ha deciso di difendersi contro l’impugnativa del Governo. 

“Si difendono gli atti qualsiasi essi siano - ha precisato Bora - e dopo si verifica la possibilità di un superamento dei motivi del contenzioso”. Bora ha anche fatto presente che l’impugnativa è arrivata ad agosto, e che i tempi previsti per la risposta regionale sono strettissimi. “Non è mai accaduto – ha poi concluso – che la Regione non si sia difesa da una impugnativa. Essa, poi, non ha il potere di abbandonare il ricorso, quanto di far presente cosa accadrà”. Anche l’assessore all’Ambiente Monni, presente ai lavori, ha confermato la posizione dell’avvocatura regionale: “Il ricorso è un atto dovuto. La pratica difensiva va utilizzata ed è stata impostata per difendere la legge nel suo complesso”.

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