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Nardella, ospite di Tagadà su La7

Nardella, ospite di Tagadà su La7

Pd, Nardella su Zingaretti: "La corrente dei sindaci? Non esiste, mai chiesto le dimissioni"

Il sindaco respinge le 'accuse': "Non formalizzi le dimissioni, siamo in emergenza Covid"

E' rimasto "molto sorpreso", il sindaco Dario Nardella, dalle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del Pd. Dimissioni arrivate come un fulmine a ciel sereno ieri pomeriggio, su Facebook (mai successo prima), con parole al vetriolo.

"Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie", ha scritto ieri in un lungo post, concludendo che se "il bersaglio sono io, per amore dell'Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione".

Il sindaco Nardella si dice sorpreso per quella che definisce una "decisione improvvisa, perché in questo momento noi stiamo vivendo l'emergenza terribile del Covid che sta riprendendo forza" e "diventa complicato affrontare una questione interna al partito, perché i nostri elettori e i cittadini ora sono giustamente preoccupati di quello che sta succedendo in Italia".

Il sindaco chiede quindi a Zingaretti di "non formalizzare le dimissioni, perché aprire una resa dei conti in un momento in cui abbiamo l'emergenza dei vaccini, delle scuole che chiudono e la gente che perde il lavoro, non ha senso. Possiamo affrontare tranquillamente la discussione senza arrivare agli estremi di un congresso".

Ma Zingaretti ha già detto che non tornerà indietro. Troppi erano gli attacchi, ogni giorno, nei suoi confronti, lo "stillicidio" appunto, il logoramento costante da tanti esponenti interni al suo stesso partito.

Un partito che Zingaretti ha ereditato con la percentuale del minimo storico (poco più del 18%) fatta toccare da Matteo Renzi segretario nel 2018. Renzi che poi se n'è andato in Italia Viva (alla faccia degli attachi ai partitini che non dovrebbero poter condizionare la vita politica), con una scissione che però non ha fatto male al Pd. Anzi. Zingaretti l'ha tenuto sempre intorno al 20%, nei sondaggi ovviamente.

Un possibile crollo, semmai, dopo la crisi di governo innestata (guarda un po') da Renzi, arriverebbe con Conte alla guida del Movimento 5 Stelle, che drenerebbe voti al Pd. Ma torniamo ai fatti.

Nardella oggi ha parlato intervistato a Tagadà, su La7, e a chi gli faceva notare che anche il 'partito dei sindaci' (Gori, Decaro, Nardella stesso) non ci andasse piano nelle sparate contro il segretario, ha risposto respingendo ogni accusa.

Si sente chiamato in causa dalle accuse di Zingaretti? "No - risponde Nardella, che nega qualsiasi ipotesi di 'corrente dei sindaci' -, nella maniera più assoluta. I sindaci che hanno a che fare con le correnti? Abbiamo sempre sollecitato il partito e anche Nicola, al quale né io, né altri colleghi abbiamo mai chiesto le dimissioni".

Nella discussione c'è un convitato di pietra, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna e da tutti dato come molto interessato a succedere a Zingaretti (forse per poi riportare all'ovile anche Renzi e i renziani usciti dal Pd?).

"Bonaccini? Non è questo il momento di parlare di successioni, resa dai conti, avvicendamenti o di nuovi segretari", taglia corto Nardella.

Di sicuro Zingaretti con la sua mossa ha spiazzato tutti, magari anche chi giocava al logoramento puntando a prenderne il posto, ma non subito. Tanti dem di spicco gli hanno chiesto di ripensarci. Bonaccini sui social invece è restato muto (almeno fino al tardo pomeriggio di oggi, venerdì). Come del resto la segretaria regionale toscana Simona Bonafè, che nei giorni scorsi già si era sbarazzata del proprio vice, lo zingarettiano Valerio Fabiani.

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