Maxi gara per il trasporto pubblico, Rossi indagato contrattacca: "Accuse infamanti dalla cordata che ha perso"

Lo sfogo del governatore: "Mi accusano di aver rilasciato, il 13 novembre 2015, dichiarazioni sull’esito provvisorio della gara, prima della sua conclusione formale". L'avvocatura regionale sottolinea: "Intervista rilasciata a esame delle offerte concluso"

"A volte, ricevere un avviso di garanzia è segno del fatto che si fanno cose importanti a favore dei cittadini e che si toccano interessi che non vogliono mettersi da parte e accettare gli esiti di gare regolari e trasparenti".

Esordisce così un lungo post su Facebook del presidente Enrico Rossi, indagato dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sui presunti favoritismi ad Autolinee Toscane (gruppo francesce Ratp) nella maxi gara da 4 miliardi per il trasporto pubblico regionale.

Gara che ha visto vincere l'azienda del gruppo francese Ratp e la sconfitta della controparte Mobit, il consorzio che riunisce i 'vecchi' gestori del tpl.

"Mi era già accaduto - continua Rossi - per la realizzazione dei quattro nuovi e moderni ospedali di Massa, Lucca Pistoia e Prato, che hanno contribuito in modo determinante a gestire bene in Toscana la lotta contro il Coronavirus. Ora è capitato nuovamente a causa di un esposto fatto dalla cordata di imprese che ha perso la gara regionale per il trasporto pubblico locale su gomma".

"Questa associazione di imprese - sottolinea il presidente - non solo ha strumentalmente usato la giustizia amministrativa perdendo regolarmente tutti i ricorsi, facendo così ritardare il contratto con l’impresa vincente e quindi la partenza del servizio ma, come ultimo colpo di coda per bloccare le regolari procedure, ha fatto anche un esposto in procura mettendo sotto accusa oltre a me, l'intera commissione regionale e i dirigenti del settore mobilità".

"Le accuse sono infamanti e ridicole - prosegue Rossi -. Aspetto il momento giusto per procedere a querelare i calunniatori a cui consiglio di prepararsi a pagare per le loro diffamazioni".

"Per quanto mi riguarda - così continua la lunga dichiarazione del governatore - l'accusa è di avere rilasciato, il 13 novembre 2015, dichiarazioni sull’esito provvisorio della gara, prima della sua conclusione formale. In realtà, coloro che hanno presentato l’esposto nascondono il fatto che la notizia già da un mese era di pubblico dominio e che la stampa e le agenzie nazionali l’avevano ampiamente riportata, poiché la seduta della commissione per l’apertura delle buste era stata pubblica, come prevede la legge, e quindi tutti erano a conoscenza del risultato".

"La cosa più vergognosa e triste di questa vicenda - aggiunge il presidente - è che con la strumentalizzazione della giustizia amministrativa, e ora persino di quella penale, si è sviluppato un contenzioso che ha ritardato di almeno 4 anni la partenza del nuovo servizio di trasporto pubblico locale, provocando un danno alle casse regionali di due milioni di euro per ogni mese, e impedendo ai cittadini di beneficiare da anni di un trasporto pubblico locale moderno e con autobus nuovi".

"Noi - conclude Rossi - siamo sereni e andiamo avanti per la nostra strada con trasparenza e nel rispetto della legge. L’ultima sentenza di questi giorni del Consiglio di Stato conferma che la gara è stata gestita correttamente e ci sollecita infatti a procedere alla conclusione dell’affidamento del servizio con la stipula del contratto con il vincitore, rigettando la richiesta di sospensione degli atti regionali fatta dai perdenti e rinviando la discussione di merito. I cittadini toscani avranno il nuovo servizio di trasporto pubblico locale. Considero questo uno dei lasciti più importanti del mio impegno come presidente e ringrazio gli uomini e le donne della Regione che hanno lavorato con impegno, competenza e rigore per raggiungere questo obiettivo e che ora si sono visti recapitare come premio gli avvisi di garanzia".

Sull'inchiesta che coinvolge Rossi è intervenuta anche l'Avvocatura Regionale, con una 'nota di chiarimento'.

"L'intervista rilasciata dal presidente Rossi ad Askanews del 13 novembre 2015 si è tenuta quando l’esame delle offerte con l’attribuzione dei punteggi era stato concluso - si legge nella nota - Infatti la seduta pubblica di gara nell’ambito della quale è stata data lettura dei punteggi attribuita all’offerta tecnica ed anche economica è del 14 ottobre 2015; in quella seduta è risultata vincitrice Autolinee Toscane".

"Quindi, da quel momento in poi, era nota a tutti la collocazione di AT al primo posto in graduatoria - prosegue la nota dell'Avvocatura -. L’esame del Piano economico e Finanziario (Pef) è proseguito nei giorni successivi, ma trattandosi di documento a corredo dell’offerta e non oggetto di punteggio, non avrebbe prodotto cambiamento alcuno sul punteggio definitivo assegnato ai due concorrenti nella seduta pubblica del 14 ottobre 2015. Nelle sedute del 17 e 24 novembre 2015, la commissione ha ritenuto nella sua discrezionalità tecnica che i due Pef fossero entrambi corretti. Il giudizio è stato anche motivato nel verbale".

Intanto arrivano le reazioni politiche alla notizia dell'indagine che coinvolge Rossi. “Piena solidarietà al Presidente Rossi per le accuse strumentali e denigratorie rivoltegli in merito alla vicenda della gara del trasporto pubblico” dichiarano la consigliera Titta Meucci e l’assessore Stefania Saccardi, di Italia Viva.

“Piena fiducia  - aggiungono Meucci e Saccardi - nelle parole del Presidente e nelle sue dichiarazioni nelle quali manifesta la propria estraneità ai fatti. Ancor più grave ci sembra la strumentalità della vicenda. Non accettare un esito legale di una gara pubblica, confermato dalla massima autorità amministrativa, bloccando così la partenza di un servizio pubblico, ci lascia sconcertati. A Rossi, e a tutta la commissione e ai dirigenti regionali coinvolti in questa triste vicenda, va tutto il nostro sostegno”.

"Le accuse di cui deve rispondere il governatore toscano sono pesanti - dichiara invece il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia) -. Enrico Rossi ha il dovere di chiarire e dare spiegazioni davanti a tutti i cittadini toscani. Attendiamo una sua comunicazione in aula".

"Ovviamente l'inchiesta della magistratura farà il suo corso - aggiunge Stella -. A livello politico, però, resta da capire se questa gara per il Tpl con un lotto unico per tutta la Regione, sia stata la scelta giusta, e soprattutto bisognerebbe riflettere sul fatto che sarebbe stato opportuno prevedere la sospensione o l'annullamento della gara, cosa che già nei mesi scorsi chiedevano diversi soggetti coinvolti".

Anche il senatore di Fratelli d'Italia Patrizio La Pietra attacca "la caparbietà e l’arroganza dimostrata dal presidente della Regione nel difendere la posizione senza mai cercare una soluzione di buon senso".

"Fratelli d'Italia - dichiara La Pietra - ha sempre ritenuto che aver voluto una gara con un lotto unico per tutta la Regione è stata un errore, mentre cercare di mettere insieme esigenze diverse non porterà ad alcun miglioramento dei servizi per i nostri cittadini. Era meglio ipotizzare più lotti ed omogenei per servizio. Inoltre, sono convinto che, riguardo la gara, sarebbe stata opportuna maggiore responsabilità prevedendo una sospensione se non un annullamento".

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