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Caso Marchionne, Renzi: "La Fiat a Firenze rischia di vendere meno"

Il sindaco è tornato su i due aggettivi con cui Marchionne ha dipinto la città: "piccola e povera". "Se fossi un azionista sarei arrabbiato, perché si vendono meno Fiat a Firenze"

“Benvenuti in questa città piccola e povera”. Così il sindaco Renzi ha salutato tutti coloro che sono accorsi a Firenze questa mattina per la presentazione delle nuove guide Espresso 2013. Primo piano del Mercato Centrale, sala gremita, si parla di cibo e di vino. E di Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, che ieri in un botta e risposta proprio con Renzi lo ha definito “sindaco di una città povera e piccola”. “Povera e piccola”, due aggettivi che hanno fatto il botto: social network letteralmente esplosi, presi d’assalto dai fiorentini in difesa della terra che ha dato i natali a Dante e al Rinascimento.

MARCHIONNE – Ieri pomeriggio il caso esplode a Bruxelles, mentre Marchionne sta parlando di mobilità ad un gruppo di studenti. A dare il via alle danze il sindaco ospite a Repubblica Tv (“Hai tradito gli operai”). A stretto giro arrivano le parole di Marchionne: “Sei la brutta copia di Obama” ma soprattutto l’attacco durissimo a Firenze. Miccia accesa la mattina, bomba esplosa nel pomeriggio. Ed il tonfo fa il giro d’Italia. Fiorentini indignati, petizioni, poi la polemica oltrepassa i confini. In serata tutti si buttano contro l’Ad Fiat: Vendola, Bersani, passando per De Benedetti.

Tanto rumore che Marchionne fa marcia indietro. “I miei commenti su Firenze sono stati estratti fuori dal contesto. I miei presunti commenti non devono essere interpretati come un mio giudizio sul valore di Firenze, che è una città per arte, cultura e scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale, una valutazione che condivido pienamente”. Passo indietro sul capoluogo toscano, fedele alla linea su Renzi. Per questo l’accenno a Firenze: “La città di Firenze e la sua economia erano prese da me come riferimento per paragonarle alla complessità, al peso e alla dimensione di un Paese come gli Stati Uniti. Le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali e non attribuibili alla Fiat. Penso infatti che per la sua età e per l'esperienza limitata sia, almeno per il momento, non adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complesso come è oggi quello italiano”.

Fin qui ieri. Questa mattina poi la giostra delle polemiche si è ricaricata e c’è stato tempo e spazio per un nuovo giro. “Credo che Sergio Marchionne abbia tutti i diritti di questo mondo di prendersela con me se non mi ritiene il suo candidato preferito. Non c’è nessun tentativo di bloccare le sue considerazioni politiche”, ha affermato Renzi ospite dell’Espresso. Finché non si mette di mezzo la città che guida: “Su Firenze però non si scherza. Quella frase è totalmente sbagliata, non ha senso. Una frase oltretutto che fa male alla Fiat e se fossi un azionista sarei arrabbiato con Marchionne”.

MERCATO FIORENTINO A RISCHIO? – Arrabbiato, perché? “Non soltanto perché si vendono meno Fiat a Firenze, ma soprattutto perché se vogliamo dire che l’Italia è un grande Paese non si può non valorizzare la storia e la bellezza di Firenze. Marchionne prima di parlare di Firenze, come si dice dalle nostre parti, si sciacqui la bocca”.
Toni decisi quindi, anche questa mattina e un ‘cavallo mediatico’ da cavalcare finché c’è benzina, o meglio attenzione. In tempo di primarie la regola è ottimizzare. Ma c’è un’altra questione sottolineata da Renzi che non può non passare inosservata. Il carattere del fiorentino. Una frase del genere, “povera e piccola”, da queste parti potrebbe ritorcersi contro la casa di Torino; una sorta di effetto boomerang nel capitolo acquisti.

MERCATO E MARCHIONNE – E non pare casuale l’accenno di Renzi sui rischi che correrebbe la Fiat nella piazza fiorentina. Proprio ieri infatti Marchionne, dopo le scuse, riferendosi a Renzi ha parlato di mercato: “A mio parere una maggiore esperienza, che può solo accumularsi nel tempo, lo renderà più maturo e di conseguenza gli eviterà di esprimere opinioni senza logica contro la Fiat e la sua posizione industriale nel Paese, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica a livello europeo”. Tutto questo “senza valutare minimamente l'impatto negativo, permanente e che comporterebbe gravissimi rischi, rispetto alle scelte industriali che abbiamo fatto”.

 


 

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