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Natale e bellezza, la Leopolda di governo apre i battenti | FOTO

Albero gigante all'ingresso e addobbi in vendita a 5 euro. Sul palco con Renzi la bella Ottavia Soncini

E' un Matteo Renzi ye-ye, l'aggettivo affibbiato alla Fiorentina giovane e fresca che vinse lo scudetto nel '69, quello che ha aperto la sesta edizione della Leopolda. Un Matteo Renzi che, dunque, si è tolto i panni di Presidente del Consiglio per vestire quelli di mattatore della kermesse fiorentina, che quest'anno ha ritardato di qualche settimana e si presenta in veste natalizia, con tanto di alberone di Natale all'ingresso e addobbi marchiati "Leopolda" in vendita sui banchini a 5 euro. "Boni, boni", ha esordito salendo sul palco il premier, redarguendo (come sempre per quella che è diventata una sorta di rito propiziatorio) i fotografi in piedi per svolgere il loro lavoro.

La prima giornata è stata dedicata al racconto delle cose fatte dal governo. Sul palco insieme a Renzi anche il sindaco di Ercolano Ciro Bonajuto e la vice-presidente dell'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna Ottavia Soncini. Un tocco di femminilità che non può mancare, ormai, nelle iniziative di stampo renziano. Non si contano i ministri e gli esponenti politici nazionali presenti, oltre alla giunta di Palazzo Vecchio al completo. 

Il palco è dominato da un mappamondo illuminato con ben visibile l'Italia al centro, con l'immancabile scrivania - eredità delle passate edizioni - e tante, antiche, valigie e bauli simbolo del viaggio. E poi: libri, mappe, un paio di scarponi vecchi, un paio di scarpe da bambino. In linea con le altre edizioni gli spogli locali dell'evento sono adornati con maxi-schermi e maxi-pannelli con alcune frasi cult della manifestazione renziana.

Quest'anno a fare da ispiratore incontrastato un solo autore, Antoine de Saint-Exupery, che dà anche il titolo alla attuale edizione: "Terra degli uomini"."L'uomo scopre se stesso quando si misura con l'ostacolo", recita una frase di uno degli autori prediletti di Matteo Renzi, "un solo vero lusso esiste ed è quello dei rapporti umani" e ancora "essere uomo significa appunto essere responsabili. Significa provare vergogna in presenza di una miseria che pur non dipende da noi".

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