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Legge elettorale addio: amarezza Renzi, Rossi gongola

L'ex sindaco vuole il voto a tutti i costi e teme lo stop. Il governatore: "Fallimento dei leader"

Un giovedì agrodolce per la politica toscana. I sapori contrastanti arrivano da Roma e più precisamente dalla Camera, dov'è andato in scena il caos sulla legge elettorale. Il brusco stop arrivato dall'aula di Montecitorio è una doccia fredda per Matteo Renzi: al di là del sistema elettorale che era stato scelto, quello tedesco, rischiano di rimanere deluse le aspettative del leader del Pd di andare a votare prima possibile. Negli ambienti della politica lo sanno tutti: l'ex premier già sindaco di Firenze non ne può più di stare nell'ombra e vuole le urne per provare a riprendersi il ruolo da premier. Ammesso che gli italiani gli diano la fiducia per farlo.

In queste ore, dopo il nuovo rinvio in commissione della legge, fervono le riunioni e si sprecano gli scenari. Si deciderà tutto la prossima settimana, dopo il voto per le amministrative previsto per domenica 11 giugno. La segreteria Dem, riunita subito dopo l'incidente parlamentare, sarebbe orientata sulla strada di un decreto (che dovrebbe fare il governo) per armonizzare le norme uscite dalle sentenze della Corte Costituzionale e andare a votare il 24 settembre.

"L'accordo sulla legge elettorale è venuto meno - spiega un parlamentare Pd molto vicino al segretario, interpellato da Askanews - e a questo punto non si vedono altre possibilità di poter fare una legge. Penso che l'unica cosa da fare sia prendere atto che questo Parlamento non è più in grado di operare". Il Pd, spiega il deputato, ipotizza quindi la possibilità di un decreto per arrivare a una armonizzazione "tecnica" delle norme elettorali. 

Dall'altra parte, però, ci sono i piccoli e tutti quelli a cui questa legge non andava bene. Tutti quelli, soprattutto, che questa legge danneggiava. Fra questi c'è anche il governatore Enrico Rossi, fresco di passaggio al Movimento Mdp: "I leader 'carismatici' fanno un buco nell'acqua - ha commentato su Facebook - l'abnorme patto extracostituzionale voluto da Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini che legava la legge elettorale alle elezioni anticipate è morto in Parlamento anche grazie ai voti liberi di deputati Pd, 5Stelle e Forza Italia". Accanto a chi esplode di rabbia, dunque, c'è chi si prende la rivincita e gongola: "La democrazia parlamentare conta e si fa valere contro i capi solitari che si accordano sulle loro convenienze", ha concluso Rossi.

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