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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Politica

Giorgia Meloni al Mandela Forum: “Roccaforti di sinistra? Non esistono più, sono pronta a governare” / FOTO

In oltre 2mila alla cena di Fratelli d'Italia, arrivano anche La Russa e Santanché: “Il Pd ha smesso di fare politica e amministra solo il potere”

“Se voi siete pronti, io sono pronta per guidare il governo del Paese”. E' una Giorgia Meloni sicura di sé, forte dei sondaggi che le danno il vento in poppa, quella che parla al Mandela Forum, davanti ad oltre 2mila persone, che hanno pagato dai 30 euro in su per la cena elettorale e per ascoltare la leader di Fratelli d'Italia.

Giacca bianca e pantaloni scuri, Meloni sale sul palco intorno alle 21:30, dopo una serie interminabile di selfie. Durante la cena è seduta al tavolo con i sindaci dei capoluoghi toscani amministrati dal centrodestra, ormai la maggioranza, a partire da Alessandro Tomasi, riconfermato primo cittadino a Pistoia pochi mesi fa. E poi i sindaci di centrodestra di Arezzo Ghinelli, di Lucca Pardini, di Massa Persiani, di Pisa Conti, di Siena De Mossi. Non può mancare Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, al centro della scena nazionale per il suo 'no' al rigassificatore.

Al centrosinistra, come capoluoghi, sono rimasti solo Livorno, Carrara, Prato, oltre naturalmente a Firenze. “Ma le roccaforti non esistono più”, scandisce Meloni, caricando i suoi. “Quando stai troppo al governo – attacca il Pd -, finisci per non fare più politica per i cittadini ma per amministrare il potere solamente”.

Poi la replica a Dario Nardella, che su Facebook l'aveva attaccata per aver scelto un luogo, il Mandela Forum appunto, intitolato ad una persona con “visioni opposte” rispetto a Meloni su diritti e immigrazione, definendola in qualche modo “non degna” di quel posto.

“Nardella è ridicolo. Il presidente del Mandela, nominato proprio da Nardella, due anni fa mi ha consegnato le chiavi della sua cella, al termine di un'altra cena che facemmo qui. Forse il sindaco se ne era dimenticato? No, è che in campagna elettorale devono creare il mostro”, attacca la leader di Fratelli d'Italia.

Arrivano in sala pure i 'colonnelli' Ignazio La Russa e Daniela Santanché. Anche per loro pioggia di selfie con gli astanti. Mentre gli onori di casa li fa il deputao fiorentino Giovanni Donzelli, da sempre braccio destro di Meloni e responsabile organizzazione del partito a livello nazionale. Ora in odore di ministero.

Meloni replica a Calenda, che nei giorni scorsi aveva aperto ad un possibile governo con la leader della destra. “Non esiste - dice -, l'unica possibile maggioranza che uscirà dalle urne sarà di centrodestra. E se dovesse nascere un governo 'arcobaleno' noi non ci staremo”.

Poi un passaggio sul rigassificatore a Piombino. “Comprendo benissimo la posizione del sindaco, Piombino ha già pagato in passato e oggi è in difficoltà. Sappiamo che i rigassificatori servono, quindi abbiamo l'obbligo di verificare se negli stessi tempi possa esistere una sede più adeguata. Se non esiste, poiché abbiamo esigenza di liberarci prima possibile dalla dipendenza russa, allora dovremo dare alla città le giuste compensazioni”. E pazienza se Ferrari, lui stesso di Fdi, sta conducendo quotidianamente una battaglia in piazza per il 'no'.

Sulle tasse la leader di Fratelli d'Italia segue l'impostazione classica di tutta la destra italiana, invocando uno Stato che “non rompa le scatole” ai cittadini e agli imprenditori “perché sono loro a creare posti di lavoro e a produrre ricchezza”. Ad evadere il fisco, sostiene Meloni, sono piuttosto “gli immigrati che aprono e chiudono un'azienda nel giro di due anni, che non pagano le tasse e non possono essere rintracciati”. Applausi scroscianti.

Quindi parla di una “tassa piatta incrementale” al 15 per cento, “ma al 5 per cento per quello che hai guadagnato in più rispetto all'anno precedente, così invoglio le persone a migliorare”.

Spara a zero sul reddito di cittadinanza (“le persone che possono trovare un lavoro non vanno mantenute, ma vanno aiutate a trovare un lavoro”), e ancora contro il Pd: “Ho letto il loro programma. Non hanno un'idea, parlano solo di me. Se smetto di fare politica non sanno più cosa dire”.

Meloni invoca uno Stato "che difenda la sovranità e gli interessi nazionali, come fanno tutti gli altri stati europei, a partire da Francia e Germania", ed evoca un Paese "dove vadano avanti i più capaci, non coloro che hanno la tessera di un determinato partito". Parole, non a caso, dette in Toscana.

Conferma la volontà di attuare una riforma costituzionale (il centrodestra potrebbe avere in parlameno i due terzi dei seggi necessari a modificare la Carta senza dover passare per il referendum) che introduca il semi-presidenzialismo. "Ce l'hanno anche i francesi, che sono amici della sinistra. Perché, allora, mi accusano di voler una riforma autoritaria?"

Quanto all'immigrazione, la leader di Fdi parla di aprire 'hotspot' in Libia e da lì attuare la redistribuzione tra gli stati europei di coloro che hanno le carte in regola per arrivare, “perché per me il razzismo è favorire la tratta degli schiavi del terzo millennio e far arrivare qui centinaia di migliaia di persone, per poi lasciarle agli angoli delle nostre strade a spacciare droga o a prostituirsi, mentre la sinistra fa finta di non vedere queste storie disperate”. A fine serata, tutti sul palco e via all'immancabile inno nazionale. La campagna elettorale continua, lunedì a Firenze arriva l'alleato-rivale Matteo Salvini.

FOTO - Giorgia Meloni al Mandela Forum

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