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La manifestazione contro il piano casa

La manifestazione contro il piano casa

Elezioni, emergenza casa: Amato propone "l'auto recupero", Scaletti il "cohousing"

Le due candidate sindaco contro l'artico 5 del Piano Casa di Renzi. La grillina: "Mai un bambino senza acqua e senza luce". L'ex assessore: "Acqua, luce e gas servizi essenziali: chiedere un tetto non è una bizza ma un diritto legittimo"

“Non lascerò mai un bambino senza acqua e senza luce. E’ una questione di diritti universali”. Miriam Amato sulla questione casa, uno dei temi di questa campagna elettorale, ha un passato ‘sensibile’. Candidata sindaco del Movimento 5 Stelle oggi, ieri, in un passato remoto, occupante del Luzzi dove per un paio di anni si è occupata della crescita di una quarantina di bambini. Se sarà sindaco, però, dovrà fare i conti con l’articolo 5 del nuovo Piano Casa: in caso di occupazioni abusive blocco delle utenze di prima necessità: acqua, luce, gas. Una legge nazionale con cui Amato non riesce a fare i conti soprattutto se il discorso riguarda i minori: “L’acqua è un bene pubblico essenziale. Nelle strutture occupate ci sono minori, che sono figli di tutta la società”.

C’è Miriam Amato e c’è Cristina Scaletti. Storie diverse, passato e presente lontani tra di loro. E vicini: sì perché anche la candidata sindaco di Firenze – che guida la civica La Scaletti sindaco –, sull’articolo 5, definito da Lorenzo Bargellini, leader storico del Movimento lotta per la casa, “una dichiarazione di guerra contro il popolo che soffre l’emergenza abitativa”, alza lo voce e non ci sta: “Acqua, luce e gas sono e restano servizi essenziali, beni pubblici di prima necessità che lo Stato non può usare come grimaldello per sanare situazioni difficili. Staccare gli interruttori non è il modo per disincentivare le occupazioni. Bisogna dare risposte ai cittadini: chiedere un tetto non è una bizza ma un diritto legittimo”.

Insomma l’articolo 5 del Piano Casa targato Renzi non piace a entrambe. Diverse le soluzioni che propongono. Amato, annuncia che, se sarà sindaco, darà vita al censimento delle strutture comunali, per capire bene il numero dei locali da convertire per dar risposte all’emergenza abitativo. E in questo propone il modello Parma, del sindaco grillino Pizzarotti: “l’auto recupero” degli immobili.

Scaletti, invece, propone il cohousing: “Promuovendo nuove forme di aggregazione, come il cohousing, che mette insieme unità abitative private e servizi comuni, trovando nuovi spazi da destinare all’edilizia residenziale pubblica. Penso, in questo senso, ad alcuni dei grandi contenitori dismessi della nostra città e alle caserme che sono finalmente diventate patrimonio del Comune”. E in questo, l’ex assessore regionale alla cultura e al turismo, non manca di lanciare la stilettata a Renzi e a Nardella: “La politica fin qui adottata dall’amministrazione ha riservato poche risorse al sociale, investendo piuttosto sull'immagine della città. Preferendo l’apparenza alla sostanza, a discapito dei più deboli. È arrivato il momento di invertire la rotta”.

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