Elezioni regionali, Renzi: “Se vince la Lega in sanità arriva la tassa Ceccardi”

L'ex presidente del consiglio: “Noi decisivi, per questo Salvini ci attacca. Con Ceccardi addio ai soldi del Mes, dovranno paghere i cittadini”. E chiama il suo popolo alla Leopolda

“Come fa un moderato di centrodestra a votare Ceccardi? Con lei la Toscana sarà fuori dall'Europa. Ceccardi al parlamento europeo siede nello stesso gruppo della Le Pen. Con Giani ci saranno i soldi del Mes per la sanità, si sbloccheranno le infrastrutture, ci sarà un modello di sviluppo collegato all'Europa. Se vince Ceccardi niente di tutto questo”. Parole di Matteo Renzi, questa mattina, dal comitato elettorale del partito di via Fra' Bartolommeo, a due passi da piazza della Libertà.

E ancora. “Se vince la Lega ci sarà la 'tassa Ceccardi', perché rinunciando agli oltre 2 miliardi del Mes destinati alla Toscana per la sanità, di fatto condannerà ogni famiglia toscana a pagare di tasca propria 2mila euro”, aggiunge Renzi.

Italia Viva si gioca molto in queste elezioni regionali. Renzi lo sa, inutile nasconderlo. E se da un lato agita lo spauracchio Ceccardi, dall'altro cerca anche gli elettori Pd e respinge la logica del sondaggi, che vedono il suo partito molto al di sotto della "doppia cifra sicura in Toscana", come ripeteva fino a qualche mese fa (non ora) il senatore 45enne.

“A Firenze faremo un risultato che stupirà, andremo molto meglio di come ci dipingono”, assicura Renzi. E in Toscana? “Andremo bene. E' chiaro, vogliamo il miglior risultato possibile”, chiosa l'ex presidente del consiglio, che continua a giocare la campagna sul 'ruolo decisivo' di Italia Viva, partito nato meno di un anno fa alla Leopolda 10 e giunto al primo vero appuntamento elettorale.

“La verità è che se noi andiamo bene Giani vince, se fa male Giani perde”, il ragionamento del numero uno di Iv. "Invece di dirci che abbiamo buone idee, dateci il voto", l'appello ai toscani.

Renzi però non lesina frecciate nemmeno al partito di cui era segretario nazionale, il Pd. Se infatti da un lato attacca Ceccardi su Europa e infrastrutture, dall'altro continua ad appellarsi agli elettori dem, che in gran parte da queste parti lo hanno osannato fino a non molto tempo fa.

“Chi è un riformista, chi non vuole morire grillino, non può che votare Italia Viva. Siamo gli unici che abbiamo mandato a casa Salvini e che nello stesso tempo non vogliamo l'alleanza strutturale con i 5 Stelle, a differenza del Pd”, ripete a tambur battente.

Per cercare i voti 'moderati' invece chiama tutti i suoi al massimo sforzo, a partire dal lavoro di deputati come Gabriele Toccafondi, ora in Iv ma un tempo coordinatore fiorentino di Forza Italia. “Ci sono le condizioni per vincere, ma bisogna darci una mossa. Nei prossimi 10 giorni faremo di tutto: tavolini e banchini in tutta la regione”, assicura il senatore di Scandicci.

Possibile, chiedono i cronisti, un rientro nel Pd in caso di risultato negativo, magari se segretario nazionale dovesse diventare il presidente dell'Emilia Romagna Bonaccini al posto di Zingaretti?

“Non ci sono divisioni personali con il Pd, non è che non ci vogliamo più bene. Io sento Nicola (Zingaretti, ndr), sento Stefano (Bonaccini, ndr). Noi siamo usciti perché non volevamo l'alleanza strutturale con i 5 Stelle”, svicola Renzi. Toni che sembrano meno definitivi di quelli usati fino a qualche tempo fa.

L'ex sindaco in Toscana mobilita anche i suoi ministri, a partire da Teresa Bellanova, la titolare del dicastero dell'agricoltura. “Salvini ci attacca perché sa che siamo decisivi. Ma è davvero un uomo piccolo ad attaccare Bellanova sul piano personale chiamandola indegna”, dice Renzi.

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Questo venerdì, 11 settembre, la ministra sarà protagonista alla serata, un solo giorno, alla Leopolda. L'evento “si chiamerà 'Quelli della Leopolda'”, annuncia Renzi. All'appuntamento il popolo renziano finora ha sempre risposto. Questa volta per Renzi pare ancora più importante.

(In foto: Renzi questa mattina, alla sua destra l'assessora alla sanità Saccardi)

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