Elezioni regionali, Barzanti (Pci): "Lavoro stabile, sanità pubblica e istruzione per tutti"

Sulla scheda elettorale torna lo storico simbolo del Partito comunista italiano: "Giani? Rappresenta gli stessi interessi del centrodestra"

Marco Barzanti

Sulla scheda elettorale per le elezioni regionali del 20 e 21 settembre torna lo storico simbolo del Pci, Partito comunista italiano. Il candidato a presidente della Regione è Marco Barzanti.

51enne, due figli, Barzanti, nato in provincia di Grosseto, dopo un diploma da geometra e due master in gestione aziendale e comunicazione, è al momento consulente aziendale.

"Produciamo documentari per società private e ciò ci permette di poter valorizzare i territori con documentari storici mirati", dice del suo attuale lavoro.

Nel 2006 è stato assessore al Comune di Grosseto "delega che poi l'allora maggioranza Ds - Margherita (le due sigle poi confluite nel Pd, ndr) mi ritirarò perché ero in netto contrasto con le loro politiche su esternalizzazioni e privatizzazioni".

Qual è il senso di una candidatura comunista oggi? Cosa vi distingue dal centrosinistra di Giani e dalla sinistra di Fattori?

La candidatura di Giani è centrista e rappresenta grosso modo gli stessi interessi del centrodestra. Toscana a Sinistra ha una cultura 'civica' che non ci appartiene. Noi siamo ideologici, nel senso che ci rifacciamo ad un sistema di pensiero e valori organico e omogeneo, il marxismo e il leninismo. La lista di Fattori ha inoltre rifiutato di inserire i simboli dei Partiti nel suo simbolo elettorale e noi non facciamo i portatori d'acqua a liste egemonizzate da altri, dove saremmo invisibili.

Sulla scheda ci sarà il vostro 'Partito comunista italiano' ma anche il 'Partito comunista': cosa vi divide?

Noi vogliamo riprendere il filo interrotto nel 1991 con lo scioglimento del PCI storico, del quale rivendichiamo la storia, da Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, fino ad Alessandro Natta. Il PC di Marco Rizzo ha una radice culturale profondamente diversa e considera negativamente larga parte di questa storia, avendo inoltre una visione rigida e dogmatica, che non ci appartiene. Siamo sempre aperti al confronto, ma nel rispetto della reciproca autonomia e diversità.

Passiamo a temi più strettamente programmatici. Aeroporto di Firenze: è favorevole all'ampliamento?

No. Consideriamo centrale l'aeroporto di Pisa. Un ampliamento dell'aeroporto di Firenze sarebbe una speculazione inutilmente distruttiva dell'ambiente e della qualità di vita dei cittadini. Firenze dovrebbe venire collegata all'aeroporto di Pisa da un efficiente servizio ferroviario.

Alta velocità ferroviaria: sì o no al tunnel di 7 chilometri sotto Firenze e alla stazione Foster? Perché?

Assolutamente no. Occorre investire nella manutenzione e potenziamento delle linee ferroviarie per i pendolari e per gli utenti a basso reddito. Un tunnel di sette chilometri sotto Firenze sarebbe una speculazione gigantesca e un forte rischio per l'assetto della città e del territorio.

Terza corsia della superstrada Fi Pi Li: va fatta o no?

Occorre ampliare le carreggiate in tutti i tratti dove possibile, soprattutto nel tratto Firenze - Empoli, che è quello dove più spesso si verificano incidenti.  I lavori devono essere fatti bene e senza tornarci più sopra. Non si possono chiudere tratti di superstrada ogni sei mesi.

Quali infrastrutture vuole realizzare nei prossimi 5 anni in Toscana?

Adeguamento definitivo della tirrenica, raddoppio delle linee ferroviarie a un solo binario, a partire dalla Empoli-Siena, potenziamento del porto di Livorno e sua sottrazione alle servitù militari della vicina base di Camp Darby e allo strapotere degli armatori. Ritorno ad una gestione cooperativa fra i lavoratori del porto.

Come migliorare il trasporto pubblico su ferro e su gomma? Ha condiviso la decisione della maxi gara unica per affidare la gestione del trasporto pubblico o tornerebbe indietro?

Da decenni è stata fatta la scelta di privilegiare il trasporto su gomma e questo ha causato enormi problemi. Occorre un piano pubblico di investimenti per potenziare la rete ferroviaria e spostarvi quote sempre maggiori di merci e persone da trasportare. Il trasporto collettivo e di merci dev'essere a carico di soggetti pubblici.

Come pensa di rilanciare l'economia toscana dopo il lockdown?

Sostenendo le aziende meritevoli, che non hanno controversie in corso con i propri lavoratori. Entrare come Regione, dove opportuno, nel capitale societario. Aiutare finanziariamente le partite IVA, nominalmente imprenditori e di fatto sfruttati senza diritti né garanzie. Penalizzare duramente le aziende che delocalizzano. Attuare tutte quelle misure che favoriscano la stabilità occupazionale e i diritti dei lavoratori.

Come rilancerebbe le politiche per il lavoro?

Le politiche del lavoro devono attuare la Costituzione, perseguendo la stabilità lavorativa, l'eliminazione delle 42 tipologie di contratto diverse, che creano disparità salariale e normativa fra lavoratori che svolgono spesso la stessa mansione, e riferirsi al contratto nazionale di lavoro. La Regione, per quanto di sua competenza, deve quindi attuare una politica tesa a correggere e ridurre le disparità e le precarietà implementate dalle politiche del lavoro negli ultimi trent'anni.

Rifiuti. In caso di elezione, realizzerà nuovi inceneritori-termovalorizzatori? Se sì, dove? Se no, come si risolve il problema?

Siamo assolutamente contrari a nuovi inceneritori-termovalorizzatori. Il problema può essere risolto soltanto potenziando la raccolta differenziata e il riciclo. Occorre promuovere modelli produttivi e di consumo che riducano al minimo la produzione di rifiuti non riciclabili.

Asilo nido, come dare la possibilità a tutti i bambini di accedervi?

Noi comunisti vogliamo asili nido gratuiti e pubblici, di ottimo livello, per tutti i nuclei familiari con meno di 50 mila euro l'anno. C'è da ricostruire l'intero sistema educativo distrutto dal Pd. Se entriamo in consiglio, chiediamo subito l'istituzione di un fondo regionale di 100 milioni di euro per garantire nidi e materne anche ai figli delle famiglie che oggi non se lo possono permettere.

Università e diritto allo studio, cosa può essere migliorato?

Educazione ed istruzione sono diritti fondamentali, riconosciuti dalla Costituzione italiana, che devono essere garantiti a tutti. Quando la Toscana era governata dai comunisti del Pci, asili nido e scuole materne erano in larga maggioranza pubbliche e gratuite, funzionavano come devono funzionare, mentre oggi in Toscana asili e scuole sono molto spesso private, con rette alte e nonostante ciò mantenute con soldi pubblici. Siamo per il decentramento delle sedi universitarie in ogni capoluogo di provincia, per l'abolizione del numero chiuso e per una drastica riduzione dei costi degli studi, in modo da favorire l'accesso ai ceti popolari, eliminando ogni discriminazione di classe.

Sanità. La giunta Rossi ha ridotto il numero delle Asl, dividendo la Toscana in tre macro aree. Cosa ne pensa? E' necessario tornare indietro?

Noi siamo per tornare allo spirito della riforma sanitaria del 1978. Vogliamo Asl più piccole e funzionali, con forme di controllo e indirizzo da parte degli utenti e dei lavoratori sanitari.  Più presidi socio-sanitari pubblici sul territorio che pongano al centro la prevenzione rispetto alla cura.

Come ridurre i tempi delle liste di attesa?

I tempi delle liste di attesa si riducono in primo luogo assumendo nuovo personale e abolendo la 'intramoenia'. I medici devono decidere se prestare servizio nelle strutture pubbliche o in quelle private. Negli ospedali pubblici non si devono effettuare attività a carattere privatistico. I pronto soccorso e i servizi sanitari importanti devono funzionare ventiquattr'ore su ventiquattro.

Cosa pensa dei vaccini?

Siamo favorevoli ai vaccini, adeguatamente testati nella loro efficacia. Attendiamo con ansia il vaccino contro il Covid e ci auguriamo che il Governo non frapponga ostacoli dettati da ragioni politiche a vaccini eventualmente provenienti da Cina, Russia, Cuba o altri Paesi invisi all'Occidente capitalistico.

Modificherebbe le normative regionali che stabiliscono i criteri per l'accesso alle case popolari? Come?

Siamo in presenza di un'emergenza abitativa a carattere nazionale. È quindi di fondamentale importanza una politica che recuperi il patrimonio edilizio esistente, combatta il fenomeno delle case sfitte e costruisca nuove case popolari, nell'ambito di un piano pubblico organico che garantisca a tutti un tetto dignitoso.

Come governare il fenomeno dell'immigrazione? Il modello toscano dell'accoglienza diffusa ha funzionato?

Prima di tutto siamo favorevoli a cambiare le leggi vigenti in materia, che sono contrarie ad una giusta politica di accoglienza. Poi siamo contrari ai CPR in Toscana e in Italia. Spesso gli immigrati vi sono stipati in condizioni invivibili e al di fuori di ogni controllo sul rispetto dei loro diritti umani fondamentali. E sulla gestione della loro detenzione prosperano gli interessi di 'cooperative' e soggetti poco chiari. Occorre riconoscere il diritto di rifugiato a chi lo ha, semplificando e rendendo possibile a tutti anche con un'assistenza adeguata a chi lo vuole richiedere, le procedure. Accogliere deve significare innanzitutto dare la possibilità di vivere una vita dignitosa. Ci sono molte cooperative che lavorano nel settore, girano molti soldi, ma la finalità perseguita non sempre è quella di favorire un dignitoso inserimento sociale dell'immigrato.

E' favorevole a realizzare in Toscana Centri per il rimpatrio (i Cpr)? Se sì, quanti e dove?

Siamo contrari, anche per i motivi spiegati qui sopra.

Qual è per lei oggi il senso dell'antifascismo?

L'antifascismo è nel DNA di noi comunisti. Il fascismo è lo strumento utilizzato storicamente dai padroni per stroncare il movimento dei lavoratori quando questo minaccia gli interessi del loro sistema. I comunisti hanno pagato più di tutti gli altri, in termini di carcerazione e sangue versato, per abbattere il regime fascista. Siamo quindi in prima fila nel rivendicare l'attuazione della Costituzione repubblicana del 1948. L'antifascismo è valido oggi come sempre, contro ogni revisionismo storico, ogni razzismo e ogni tentativo autoritario.

C'è una persona, politica o no, alla quale si ispira?

Antonio Gramsci.

Il governo deve chiedere i fondi del Mes? Che ruolo vede per la Toscana in Europa?

Il MES è un meccanismo nato per strangolare economicamente la Grecia, frustrando ogni velleità di politica sociale e di ripresa economica reale. Le regole istitutive del MES non sono cambiate e in qualsiasi momento potrebbero venir poste delle condizioni. Noi del PCI pensiamo che non vada accettato, nella consapevolezza che la UE non è riformabile e che occorre porsi il problema di uscirne e recuperare sovranità politica e monetaria, nella prospettiva di una nuova Europa, fondata sui valori antifascisti e sociali della Costituzione italiana.

La prima legge che promuoverebbe se fosse eletto/a presidente della Regione

L'abolizione di intramoenia e l'obbligo per i medici di scegliere fra struttura sanitaria pubblica e privata.

E nei primi 100 giorni?

Il nostro programma è da attuarsi in cinque anni. Ed è questo il termine temporale di riferimento che avranno gli elettori per giudicare il nostro operato. I '100 giorni' rappresentano una spettacolarizzazione della politica che non ci appartiene.

Ultima domanda: cosa voterà al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari? Perché?

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Voteremo 'No' nel referendum, perché riteniamo che il cattivo funzionamento del parlamento non verrà risolto da una diminuzione del numero dei suoi componenti che, al contrario, ne diminuirà la rappresentatività e le funzioni. Occorre tagliare drasticamente l'indennità dei parlamentari e introdurre un sistema elettorale proporzionale puro, senza sbarramento. In una Repubblica parlamentare il vero governo risiede nelle assemblee elette dal popolo, dove si formano maggioranze e minoranze in base ai consensi effettivamente ottenuti. Il consiglio dei ministri dev'essere un comitato esecutivo della volontà del parlamento sovrano. Ciò è la precondizione che permetterà ai partiti di tornare ad essere lo strumento col quale i cittadini partecipano alla vita politica e ai lavoratori e ai ceti popolari di tornare a sedere in aula come onorevoli e senatori.

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