Ceccardi irretisce i contestatori e sferza il quartiere popolare: "Chi continua a fregarvi dice che il nemico sono io"

La candidata del centrodestra a Livorno: "Mai governato qui ma la città ha gravi problemi. L'alternanza è democrazia". Stoccata a Giani: "Io qui, lui al Golf Club"

Foto Askanews

Livorno, quartiere popolare. Decine di residenti scendono in strada per contestare duramente Susanna Ceccardi, ieri nell'ex cuore rosso della città labronica per la campagna elettorale: "Scema", "fascista", buffona", gli epiteti più gentili che la accolgono.

La 'zarina' che sigilla l'unione del centrodestra alle regionali di settembre tuttavia non si scompone, anzi: afferra il megafono e si prende la scena. “Non facciamo il gioco del Partito democratico che ci vuole mettere gli uni contro gli altri. In Toscana c’è un problema sociale che riguarda tutti, quelli di destra e quelli di sinistra. Agli amici che sono laggiù dico di venire qua a confrontarsi".

La contestazione, alle sue parole, si fa ancora più accesa. Allora Ceccardi va dritta dai contestatori. A confrontarsi con chi la sta offendendo: “Voi ascoltate le solite proposte da 70 anni ed è questo che vi ha ridotto così. Ci vuole l’alternanza che è democrazia, miglioramento”. A Viareggio Salvini, cinque anni fa, trovandosi in simili condizioni avverse, fece esattamente l'opposto. Cancellò seduta stante il comizio e se ne andò bofonchiando.

“Noi - prosegue l'ex sindaco - non abbiamo paura di venire nei quartieri popolari. Il Partito democratico non ha investito sui più deboli, voi continuate a farvi fregare da questo Pd e da Renzi, che vi ha fregato in tutti questi anni e continua a dire che il nemico siamo noi. Ma noi non abbiamo mai governato a Livorno. Eppure Livorno ha problemi di lavoro, di sicurezza, di case popolari. Da quanto vi promettono opere? Ditemi una sola opera fatta qui da Rossi per il nostro sviluppo”.

La tensione è viva. Ceccardi allora cede il megafono ai contestatori che le gridano "fascista". Poi replica fulminea, per l'ennesima volta: "Io sono antifascista". Quindi ripete, come nell'ingessatissimo confronto fiorentino con Giani del giorno precedente: "Semmai il problema sono gli antifascisti a parole ma non nei fatti: sono loro gli antidemocratici".

A proposito del signor Eugenio, la stilettata non tarda ad arrivare: "Io vengo qua, mentre Giani ieri era a Grosseto al golf club a mangiare l’aragosta”. E alla fine, riferendosi al contestatore più agguerrito: “Ce lo vedete Giani a parlare con quel signore? Tornerò qua. E finiranno col votarci”.

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