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Venerdì, 24 Maggio 2024
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A sinistra Palagi spera in una “convergenza” con Montanari: “Punto di riferimento per il nostro mondo”

Il nodo restano i Cinque stelle. Il professore: “Se il nostro ultimatum fallisce non faremo liste di rappresaglia”

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A sinistra, dopo l’ultimatum di Tomaso Montanari di due giorni fa, la partita non è ancora chiusa. Non ci sarà Cecilia Del Re, in corsa solitaria con Firenze democratica e questo forse agevola le cose. E da Dmitrij Palagi, candidato sindaco per Sinistra progetto comune, arriva la mano tesa al rettore dell’Università per stranieri di Siena, con la speranza di trovare la quadratura del cerchio. 

“Abbiamo sempre ritenuto Tomaso Montanari un punto di riferimento fondamentale per il nostro il mondo, quindi confidiamo che ci possa essere il massimo sostegno alle idee comuni - ha detto oggi a margine della manifestazione Fridays for Future davanti al consiglio regionale - Noi abbiamo le carte scoperte da settembre 2023, abbiamo messo a disposizione una candidatura, che non è una condizione, abbiamo messo a disposizione un progetto, dei punti programmatici per la città ma anche per l'Associazione 11 agosto che riteniamo essere un movimento che nasce all’interno di un ambito che è il nostro. Quindi confidiamo che ci possa essere una convergenza”. 

Il convitato di pietra rimane però il Movimento cinque stelle che deve ancora sciogliere il nodo, diviso all’interno se aderire o meno al “campo largo” con il Partito democratico: “Prendiamo atto che una delle condizioni fondamentali posta dall’Associazione 11 agosto era una presa di posizione da parte del Movimento cinque stelle. Con loro abbiamo iniziato un'interlocuzione a dicembre 2023. Ci avevano detto che nel giro di poche settimane avrebbero preso una decisione, ho profondo rispetto del dibattito nazionale tra Conte e Schlein che mi sembra che riguardi però Italia viva e il campo del centrosinistra”. Che, ha rimarcato, non è il campo in cui sono interessati a giocare la partita. “Siamo noi la vera opposizione al Pd, perché su aeroporto, temi ambientali e sociali, destra e Pd votano spesso allo stesso modo”. Quindi, ha concluso, “se il M5S vorrà stare fuori dal campo del centrosinistra” il nostro “sarà un progetto che li vedrà coinvolti”, altrimenti ognuno per la propria strada.

Intanto Tomaso Montanari nelle scorse ore è tornato sull’ultimatum che non pare aver sortito grandi effetti, in primis per scusarsi della parola utilizzata, “ci è stato fatto notare che è un termine davvero infelice, perché ha una origine para-militare”. Lo storico dell’arte ha tuttavia evidenziato come esista anche un significato “più innocente”. Ed era questo il senso del suo post.  

“Agli ultimatum militari segue una punizione, o una rappresaglia. Ma ho usato quella parola a cuor leggero, proprio perché in questo caso non seguirà affatto la rappresaglia tipica di queste situazioni: cioè, fare una lista nuova che provi a portare via i voti a chi non ha voluto unirsi agli altri. No, 11 agosto è nata per costruire, e andrà avanti per altre vie. Se ‘l’ultimatum’ non avrà risposte, alzeremo bandiera bianca: quella più nonviolenta”. Parole che suonano come una resa, anche se Montanari precisa: “No, un altro modo di fare politica. Ci vorrà lavoro, sudore, tempo per arrivare? Certo. Ma non è spaccando, distruggendo, dividendo e, sì, lanciando ultimatum a cui seguano rappresaglie che si cambia questa politica”. 

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