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Elezioni, Nardella: “A Firenze Pd forte. Qui non ci butta giù nessuno, servirebbero mille Meloni”

In una Toscana non più rossa il sindaco rivendica il risultato fiorentino. Fratelli d'Italia punta già al 2025: “Obiettivo governare la Regione”

Fratelli d'Italia vola e al Senato, con il 25,9%, è il primo partito della Toscana. Il Pd infatti nella 'camera alta' si è fermato al 25,83. Una manciata di voti, ma tant'è: per il partito di Giorgia Meloni è un trionfo innegabile.

I dem resistono però a Firenze e proprio su questo, forse in vista anche di una corsa alla segreteria nazionale, punta il sindaco Dario Nardella.

“Per buttare giù il Pd a Firenze ci vogliono mille Meloni, mille Calenda, mille Conte. Qui siamo forti e non ci butta giù nessuno. Anche nel momento peggiore, con la destra più aggressiva e una campagna elettorale in salita, il centrosinistra vince sul centrodestra con un distacco di sedici punti, 42 a 26”, dice il primo cittadino, commentando il voto assieme al 'pupillo' Federico Gianassi, assessore comunale al bilancio eletto alla Camera nel collegio uninominale fiorentino. Uno dei soli tre eletti dal centrosinistra in Toscana nei collegi uninominali.

Nardella rivendica in sostanza il miglior risultato nazionale del Pd a Firenze, assieme a Bologna (dove i dem si sono attestati tre punti avanti), anche se in città rispetto al 2018 i dem hanno perso ben sette punti: dal 37 al 30%.

Quanto alle sorti del Pd, dopo l'annuncio di Enrico Letta di non ricandidarsi alla guida del partito, Nardella chiede una rifondazione da zero e svicola le domande dirette sulla possibile aspirazione alla guida del partito.

“Prima di parlare di nomi e di chi sarà il prossimo segretario, serve un processo di ricostruzione, da zero. Dobbiamo definire qual è la nostra missione e chi rappresentiamo”, ragiona il sindaco, che chiede ancora una volta l'apporto dei sindaci dem a questa ricostruzione e annuncia che dirà più ampiamente la sua nei prossimi giorni.

Sul capitolo alleanze future, non chiude le porte né al terzo polo di Renzi e Calenda, che a Firenze alla Camera ha superato il 13%, né ai 5 Stelle. “Con Calenda e Renzi (che pure in campagna elettorale non ha lesinato frecciate 'all'amico Dario', ndr) ho un buon rapporto. Parlerò con loro nei prossimi giorni, ma siamo molto tranquilli”, dice Nardella. Il riferimento è ovviamente al governo della città, con Italia Vive che siede in giunta con l'assessora Titta Meucci.

A Palazzo Vecchio i 5 Stelle sono all'opposizione mentre a livello nazionale “l'alleanza con i 5 Stelle - prosegue Nardella -, è superata dal fatto che siamo tutti all'opposizione. Il Pd deve giocare un ruolo di leadership, per questo non può non tenere aperto il dialogo con tutte le forze di opposizione". Dunque anche con Conte. Visione condivisa da Eugenio Giani ma stoppata da Italia Viva.

“I risultati del voto ci dicono che non c'è più nulla di scontato”, afferma infatti il coordinatore regionale dei renziani, l'europarlamentare Nicola Danti. “Una cosa – prosegue -, è certa. Nessuna alleanza con i grillini. Se loro entrano nella giunta regionale usciamo noi”.

E a proposito di Regione, ovviamente esultano invece i Fratelli d'Italia. “Il governo Giani non rappresenta più la maggioranza dei toscani e il nostro obiettivo - commenta il capogruppo in consiglio regionale Francesco Torselli -, è il governo della Toscana nelle elezioni del 2025”.

Mancano tre anni. Un'era geologica in politica: basti pensare che 3 anni fa, nel 2019, alle europee Salvini prendeva il 34%. Prima ne passeranno tante, a cominciare dalle elezioni della prossima primavera a Siena, Pisa e Massa, ora in mano al centrodestra. Chi vivrà vedrà.

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