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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Politica

Migranti: “Il decreto Salvini mina il modello toscano e aumenta l'insicurezza”

Spinelli e Marras: “Smantella l'accoglienza diffusa”. Sulla mensa negata ai bimbi stranieri a Lodi: “Caso grave e non isolato”

Gli effetti del cosiddetto 'decreto Salvini' sulla sicurezza “minano il modello toscano di accoglienza diffusa” messo a punto negli ultimi anni e basato sull'accoglienza in piccoli centri, per non creare ghetti né grandi raggruppamenti e possibili tensioni sociali. Lo denunciano i consiglieri regionali Leonardo Marras (Pd) e Serena Spinelli (Mdp).

“Le misure restrittive del decreto Salvini minano l'accoglienza diffusa e l'integrazione lavorativa messe in campo in questi anni, con il rischio di aumentare sacche di irregolarità e marginalità. La giunta si attivi con il Parlamento per opporsi alle norme del decreto e sollecitare il superamento della legge Bossi-Fini del 2002, i cui effetti sono stati ampiamente negativi”, chiedono Spinelli e Marras.

I richiedenti asilo in Toscana

In Toscana sono presenti 11.058 (dati di settembre 2018) tra richiedenti protezione internazionale e rifugiati (un numero più o meno stabile da diversi anni, su una popolazione complessiva di circa 3 milioni e 800mila abitanti, ndr), 9mila208 sono all’interno dei Cas (Centri accogienza straordinaria) e 1.850 negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

“Gli ospiti Cas sono dislocati in 828 strutture, ogni struttura accoglie in media 11 migranti. L'azzeramento di risorse ai progetti Cas renderebbe economicamente insostenibile il modello dei piccoli centri diffusi nel territorio”, prosegue Spinelli. Con la conseguenza di favorire i grandi centri di accoglienza, che si sono sempre dimostrati molto più difficili da gestire.

"Sicurezza? Genera l'effetto opposto"

“Sbandierato come un decreto che aumenta la sicurezza, rischia di generare l’effetto opposto”, dice Spinelli. “Rendere difficile o negare accoglienza a chi fugge da guerre e persecuzioni va contro il diritto internazionale. Così come allungare i tempi di permanenza da 90 a 180 giorni nei centri di accoglienza renderà ancora più difficili situazioni già complesse socialmente”, aggiunge Marras.

Il caso di Lodi

La stessa consigliera Spinelli, assieme alla consigliera del Pd Alessandra Nardini, ha portato in Regione anche il caso della mensa e dello scuolabus negati ai bimbi figli di stranieri a Lodi, in seguito ad un'ordinanza emessa dalla sindaca della Lega Sara Casanova.

Nel provvedimento si chiede solo ai genitori stranieri, e non agli italiani, di presentare, oltre all'Isee, ulteriori documenti che attestano la situazione economica nei Paesi d'origine (anche se l'Isee comprende già oltre redditi di attività svolte all’estero o da immobili ubicati all’estero). Documenti spesso molto difficili da reperire, soprattutto in tempi brevi.

Dopo l'ordinanza, nell'impossibilità di molti genitori di presentare tali documenti, è stato fissato il prezzo massimo sia per la mensa che per lo scuolabus. Quasi tutti i bambini hanno dunque dovuto rinunciare.

Un'inchiesta della trasmissione Piazza Pulita di La7 ha mostrato i bambini figli di genitori stranieri messi da soli in una stanza, separati dai compagni, mentre mangiavano del cibo portato da casa. Immagini che hanno indignato: nei giorni seguenti una catena di solidarietà ha raccolto 140mila euro in tutta Italia per aiutare le famiglie.

“Il caso della mensa di Lodi è grave e rischia di non essere isolato. Per questo - l'appello di Nardini e Spinelli -, chiediamo alla Giunta regionale di farsi portavoce nei confronti di Anci dell’appello lanciato dai Sindaci della Città Metropolitana di Firenze in difesa dei diritti dei bambini riconosciuti a livello costituzionale (articoli 3 e 34) e nelle Convenzioni internazionali, e di mettere in atto ogni iniziativa di sensibilizzazione utile sul tema”.
 

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