Coronavirus, 'Firenze città aperta': “Così possiamo recuperare 1.000 posti letto dalle strutture in disuso”

L'idea è quella di recuperare immobili dismessi, grandi proprietà e patrimonio pubblico e anche privato tramite “requisizioni” per gestire emergenza e post emergenza

Valorizzare il patrimonio edilizio attualmente non utilizzato, pubblico e privato, dismesso o vuoto per la crisi in atto, per aiutare ad affrontare l'emergenza coronavirus e “recuperare in brevissimo tempo fino a mille posti letto da destinare a pazienti positivi, a persone che devono fare la quarantena in quanto sono stati a contatto con persone positive o a persone che vivono nella marginalità sociale”.

La proposta è stata presentata ieri dai consiglieri comunali di Sinistra progetto comune Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, che hanno raccolto l'iniziativa pensata assieme a Tommaso Grassi, Francesco Torrigiani e Massimo Torelli dell'associazione 'Firenze Città Aperta', che chiedono un'inversione di rotta generale per il futuro rispetto ai tagli alla sanità pubblica a favore del privato effettuati negli ultimi decenni.

Ma nell'immediato c'è da affrontare l'emergenza e per farlo “ogni euro deve esser speso ottenendo il massimo beneficio, tramite l'utilizzo di ogni strumento messo a disposizione dalla normativa emergenziale, comprese le requisizioni”, dicono gli estensori della proposta.

“Tante e tanti fiorentini, nel silenzio, hanno messo a disposizione di medici, infermieri e personale sanitario, i propri alloggi vuoti, di norma locati a turisti, anche gratuitamente, avendo scelto di sostenere così chi sta salvando le vite. Chiediamo che la stessa cosa sia fatta dalle grandi proprietà che gestiscono enormi patrimoni immobiliari, come banche, curia e assicurazioni”. L'idea è quella di avere a disposizione strutture per gestire anche il dopo emergenza. “Mai come oggi sarebbe servito il censimento degli immobili sfitti che il Comune non ha mai approvato”, sottolinea Palagi.

Dove potrebbero essere trovati questi mille posti letto. “Tra gli immobili vuoti di proprietà pubblica si potrebbero usare i 10 alloggi popolari di via dei Pepi alienati dal Comune, poi l'edificio dell'ospedale militare di San Gallo, l’ospedale di San Giovanni di Dio in Borgo Ognissanti, le tante Caserme dismesse e lasciate abbandonate, le proprietà che la Regione Toscana ha messo in vendita (per esempio Villa Basilewsky), studentati pubblici o in convenzione lasciati ora vuoti”, si legge nel comunicato che illustra le proposte.

“Riteniamo necessario predisporre un piano di requisizioni, da sottoporre al Prefetto, che includa anche strutture dismesse come l'ex clinica Santa Chiara di Piazza Indipendenza e le quasi 200 strutture prefabbricate del campeggio di Rovezzano ed infine, anche gli Student Hotel del nostro territorio, a partire da quello di Viale Lavagnini. Queste strutture, come si stanno rendendo conto noi altri Paesi europei che stanno procedendo alla requisizione di queste attività, hanno una organizzazione perfetta per affrontare una crisi epidemiologica. Alberghi e dormitori per studenti sono stati utilizzati anche in Cina”.

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E i costi? “Nel decreto del governo è prevista una indennità dello 0,42% mensile del valore dell'immobile, e non del valore dell'attività che si svolge all'interno. Facciamo un esempio: un immobile di 10 milioni di euro costerà 42mila euro al mese, poco più del costo che il Comune sta sostenendo per le casette prefabbricate di viale Guidoni a Novoli”.

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