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Domenica, 14 Aprile 2024
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Convegno sulla Palestina, Comunità ebraica contro il presidente del consiglio Milani

“Ci siamo sentiti nemici nella nostra città”. E c’è chi torna a chiedere le dimissioni

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Se da parte della Comunità ebraica di Firenze si esprimono “’amarezza e della delusione” per quanto ascoltato al convegno di sabato scorso sulla Palestina in Palazzo Vecchio, “l’entusiasmo con cui una parte della città, mal guidata e mal consigliata, ha accolto e accoglie queste parole che continuano a rimbalzare sui social del nostro associazionismo, ci fa sentire, per la prima volta da decenni, isolati, accusati, nemici quasi, nella nostra città”, l’opposizione (più Italia viva) rincara politicamente la dose chiedendo (quasi all’unisono) le dimissioni del presidente del Consiglio Luca Milani, promotore dell’iniziativa. 

La lettera: ‘Vergognoso silenzio da parte del presidente del Consiglio”

A far scoppiare in modo fragoroso la polemica è una lunga lettera del presidente della Comunità ebraica Enrico Fink inviata allo stesso Milani, al sindaco Dario Nardella e a tutti i consiglieri. “Che il presidente del Consiglio comunale - si legge - abbia assistito silente a queste affermazioni, di più, abbia applaudito e stretto mani dando evidente sostegno alle parole espresse, è una vergogna verso le vittime palestinesi prima ancora che israeliane”. 

“Ognuno è libero di esprimere le sue idee, ci mancherebbe: ma in un contesto di poca e cattiva informazione sulla storia di quella regione, permettere che quelle parole malate fossero espresse senza nemmeno un commento, sotto una patina di finto pacifismo, ascoltate non solo dal pubblico in sala, ma da centinaia e forse più di singoli e gruppi d'ascolto in tutta la città, applaudite e condivise senza comprenderne il portato di violenza, il portato di sangue, è una responsabilità gravissima”. 

Secondo Fink è stata riproposta “per l’ennesima volta una sterile narrativa completamente di parte, volta non al riconoscimento delle aspirazioni e dei diritti di tutti, ma alla calunnia, al veleno non solo contro le scelte politiche di un governo, ma contro l’idea stessa dell’esistenza ebraica nella regione, portando avanti anche nel linguaggio la politica di rovesciamento delle responsabilità e della sostituzione delle vittime che spinge il campo anti israeliano ad assumere continuamente parole e concetti mutuati irresponsabilmente dalla Shoà – dall’uso della parola ‘genocidio”’come fosse un sostantivo qualunque, fino, in una progressione che sarebbe comica se non fosse spaventosa, all’uso sistematico delle parole di Primo Levi fuori contesto, per arrivare in un tripudio di applausi della sala all’arruolamento nell’immaginario antiebraico della povera Anne Frank”.

La replica di Milani: “Dobbiamo ricercare la pace insieme”

Altrettanto lunga e strutturata la risposta del presidente del Salone dei Dugento: “La vostra comunità si è sentita offesa e non più rappresentata dall’istituzione cittadina e questo mi dispiace profondamente perché non era questa certamente l’intenzione, tutt’altro - scrive Milani - Questo percorso va fatto insieme perché la comunità è parte integrante della città ed ha la mia massima considerazione, dobbiamo ricercare la pace insieme. Come presidente del consiglio comunale ho promosso questi incontri per rispondere alla richiesta di tante e tanti cittadini che si sono rivolti al Consiglio comunale, per approfondire la situazione in atto in Medio Oriente, dopo la manifestazione per la pace promossa da Padre Bernardo nella quale tutti, ci siamo riconosciuti nella vocazione alla pace della città di Firenze”, ricordando il fine comune, “chiedere di cessare il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la possibilità di soccorrere la popolazione civile”.

“Credo sinceramente - si legge ancora nella lettera - che sia necessario pur nella drammaticità di questo periodo fare tutti dei passi in avanti; magari piccoli passi, ma in avanti verso l’incontro la chiarificazione; per questo motivo assicuro la massima disponibilità”.

I vice Cocollini e Felleca: “Inadatto al ruolo, deve dimettersi”

Prima ancora della lettera di Milani erano però già partite le reazioni di opposizione e parte della maggioranza. Il primo a partire lancia in resta è Emanuele Cocollini del gruppo Centro, vice di Milani e presidente dell’associazione Italia-Israele di Firenze: “Chiediamo a Milani, se ancora ha un briciolo di dignità, di dimettersi e permettere a chiunque possa davvero garantire l’imparzialità che il ruolo richiede di sostituirlo nella carica di presidente del consiglio comunale”.

Parole simili dall’altra vice, Barbara Felleca di Italia viva: “Ritengo che l’unico modo che abbiamo, come consiglio comunale, di fare le nostre scuse più sincere per quanto avvenuto il 24 febbraio scorso alla Comunità ebraica fiorentina è presentare le dimissioni. Il presidente Milani lo faccia immediatamente, e con lui decadremo anche noi. È il minimo, e coltiviamo la speranza che stavolta non ci siano tentennamenti né inutili distinguo da parte di Milani e del Pd che lo sostiene, sindaco Nardella in testa”.

Dimissioni sollecitate pure dal capogruppo di Forza Italia Mario Razzanelli “unica strada sensata per ristabilire la dignità del consiglio comunale e di tutta la città di Firenze”, dal collega della Lega Federico Bussolin che invita Milani e il Pd “invece di arrampicarsi sugli specchi” ad assumersi “le proprie responsabilità” e da Jacopo Cellai di Fdi, “Da parte nostra ribadiamo che, come sostenuto nell’ordine del giorno presentato ieri in aula, il presidente dovrebbe riflettere sull’opportunità di mantenere la propria carica alla luce di quanto avvenuto, anche per non aver concesso di intervenire nel convegno al vicepresidente Cocollini che lo aveva formalmente richiesto”.

Bundu e Palagi: “Dolore per le parole del presidente Fink”

Se dal Pd tutto tace, a fianco del presidente del consiglio si schierano Dmitrij Palagi e Antonella Bundu di Sinistra progetto comune: “Abbiamo letto con dolore le parole del presidente della Comunità ebraica, perché esprimono sentimenti da rispettare, in una modalità che rischia davvero di creare isolamento”, scrivono in una nota. “Il nostro ruolo è quello di far dialogare le parti della città, di permettere alle idee di esprimersi, in modo da togliere aria e spazio a sentimenti di odio”.

“Vogliamo impedire - aggiungono - che questa lettera possa diventare un elemento che crea fratture, come invece sembra desiderare chi sta facendo chi la impugna per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio. Perché Firenze è città anche della Comunità ebraica, di tutte le comunità. Non abbiamo cattivi maestri a Firenze, ma solide tradizioni a sostegno della solidarietà tra i popoli. E il popolo palestinese sta subendo un massacro. Dirlo non implica nessuna giustificazione rispetto alle vittime innocenti del 7 ottobre”.

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