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Zisa (Pci): "Più Stato e meno mercato, 35 ore a settimana di lavoro a parità di salario"

Ex maestra, è candidata a Firenze dal Partito comunista italiano: "Lo Stato deve gestire settori strategici come economia e finanza, e usciamo da Nato e Unione Europea"

"Ero iscritta al Partito comunista di Berlinguer dal 1976 e sono stata contraria allo scioglimento di quel glorioso partito. Oggi finalmente il simbolo del (nuovo, ndr) Pci torna sulle schede elettorali di elezioni politiche, dopo 35 anni, e non possiamo che esserne orgogliosi".

A parlare è Annamaria Zisa, 67 anni, ex maestra alle elementari e nonna di una nipotina di 2 anni. E' candidata dal Pci al collegio uninominale 4, quello che comprende anche Firenze.

Torna dunque il simbolo del Pci sulle schede elettorali, qual è il senso di questo ritorno?

"Fa parte del processo iniziato nel 2016 con la ricostruzione del Pci per rilanciare la necessità di un'alternativa di sistema in senso socialista. Un progetto che culturalmente fa riferimento certo ad una grande storia, ma che è essenzialmente rivolto al futuro. E proprio per questo, contemporaneamente, in grado di dare oggi risposte concrete ai bisogni reali delle classi lavoratrici".

L'inizio del vostro programma è inequivocabile: 'più Stato, meno mercato'

"Noi sosteniamo la necessità di un maggiore intervento in programmazione e gestione da parte dello Stato per settori strategici come economia e finanza, contro le liberalizzazioni e per il rilancio di uno stato sociale che è oggi solo un simulacro".

E' una maestra in pensione, cosa serve oggi alla scuola?

"Bisogna invertire le tendenze attuali di impoverimento dei programmi e dei contenuti disciplinari, funzionali sempre più esclusivamente al mercato. Bassi livelli di apprendimento e di conoscenze significano minori opportunità e capacità di protagonismo per le future generazioni. Allora, generalizzazione del tempo pieno, obbligo almeno fino a 18 anni, organici stabili, revisione totale dell'alternanza scuola-lavoro".

E al lavoro?

"Esiste una questione salariale e la necessità di ridare dignità e diritti al lavoro. Occorre una sua riorganizzazione contro l'estrema frammentarietà dei rapporti di lavoro. Centralità al tempo indeterminato e reintroduzione dell'articolo 18, 35 ore settimanali a parità di salario, parità di trattamento di genere".

Che pensa del reddito di cittadinanza?

"Un sostegno da tenere in considerazione, probabilmente da rivedere, ma insufficiente. Noi siamo per tutelare con un salario sociale minimo garantito a 10 euro l'ora chi non ha la possibilità di entrare nel mondo del lavoro o fa fatica a rientrarci perchè ne è stato espulso".

Come trovare le risorse per attuare il vostro programma?

"Iniziando da un sistema fiscale fortemente progressivo, che preveda un aumento del numero delle aliquote Irpef per far pagare a tutti un livello di tassazione più equa rispetto alle proprie possibilità. Poi tassando i grandi capitali, abbattendo le spese militari, imposte in gran parte dalla Nato e che hanno raggiunto spese folli. Infine, lotta all'evasione fiscale, meno sprechi e un utilizzo migliore e più rigoroso delle risorse pubbliche".

A proposito della Nato, ne volete uscire. Come pure dall'Unione Europea, perché?

"Perchè la Nato non è più un'alleanza difensiva, ma uno struttura militare al servizio degli interessi e dell'espansionismo strategico degli Usa. Perché l'Ue così come è concepita serve unicamente ad attuare le politiche neoliberiste, quindi al mercato e non certo ai popoli".

Come riformare la sanità?

"Con il ritorno alla sua essenza pubblica, diffusa e gratuita, con l'eliminazione dei ticket, la riduzione drastica dei tempi d'attesa e del ricorso all'intramoenia, al rafforzamento delle strutture, pronto soccorsi in primis".

Che fare contro il caro bollette?

"Nell'immediato ritiro delle sanzioni contro la Russia, dannose più per chi le propone che per chi le riceve e che sono un aiuto alla speculazione che era già in atto. Intervento dello Stato attraverso la massima tassazione degli extraprofitti e, nel caso, anche con lo scostamento dal pareggio di bilancio. Per il dopo, nazionalizzazione del settore energetico e ricorso effettivo e non retorico alle energie rinnovabili".

Che pensa dell'invio alle armi all'Ucraina?

"Significa appoggiare in modo subalterno e ipocrita quella parte che questa guerra intercapitalista ha preparato e fomentato nel tempo in base ad una propria visione espansionistica e unilaterale degli assetti del mondo, con prospettive molto pericolose".

Cosa pensate dell'ampliamento dell'aeroporto di Firenze e del tunnel tav sotto la città?

"Noi siamo per la pianificazione territoriale e in tal senso la priorità va data all'aeroporto di Pisa e al suo indotto per la mobilità. Il tunnel Tav è una di quelle opere pubbliche inutili e dannose che drenano fondi che potrebbero invece essere destinati al potenziamento della mobilità di superficie in favore dei pendolari".

Favorevole a Ius scholae? E alla legalizzazione della cannabis?

"Allo Ius scholae non posso che essere favorevole. Mi pare un passaggio importante per l'emancipazione e l'integrazione sociale. Riconosce ai minori non italofoni, nelle circostanze previste, di acquisire il diritto all'appartenenza come i coetanei nativi. Sì anche alla legalizzione della cannabis, perché sulle scelte individuali che non arrecano danno sociale penso che ognuno possa decidere per proprio conto".

Perché votare voi e non, per esempio, Italia sovrana e popolare, che vede tra le proprie fila il Partito comunista di Rizzo?

"La risposta è semplice. Perchè quella del Pci è l'unica lista comunista, le altre sono liste civiche di sinistra che hanno al loro interno in modo indistinto anche alcune formazioni di ispirazione comunista. Vogliono rappresentare la protesta, se non la rivolta, del momento. Noi vogliamo andare oltre, abbiamo come prospettiva la trasformazione sociale dell'esistente".

Le prime tre proposte di legge che porterebbe in parlamento

"Lotta alla precarietà per legge introdotta dall'Jobs Act e ripristino dell'articolo 18. Introduzione del reato di omicidio per i morti sul lavoro, quasi sempre conseguenza diretta delle scelte neoliberiste. Rilancio dello stato sociale, sanità e scuola in primis, pubbliche, universali, inclusive e gratuite".

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