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Lunedì, 15 Aprile 2024

11 agosto, Liberazione di Firenze. Nardella: "Faremo il primo museo d'Italia sulla Resistenza" / VIDEO

Il sindaco alla sua ultima celebrazione della Liberazione di Firenze: "Non esiste un fascismo buono, il legame tra il fascismo e il nazismo è storico e indissolubile"

A Firenze sorgerà il primo museo diffuso della Resistenza fiorentina, come voleva il partigiano Silvano Sarti. "Lo inaugureremo il prossimo 25 aprile", per un'esperienza unica in Italia, la prima, assicura il sindaco Dario Nardella lanciando il progetto oggi, 11 agosto, in occasione delle celebrazioni per i 79 anni dalla liberazione di Firenze.

"In questa idea Silvano credeva molto", sottolinea prendendo la parola in piazza della Signoria, nell'arengario di Palazzo Vecchio. "Sarà un vero e proprio collettore di tutto ciò che è stata la Resistenza di Firenze: dagli eventi accaduti nei quartieri, alle donne della resistenza, gli alleati e la valorizzazione dei fatti meno noti accaduti in città. Il museo, quindi, prenderà forma "nelle undici biblioteche cittadine, oltre che in una sala dedicata a Palazzo Vecchio".

In queste dodici sedi "metteremo in risalto questo straordinario patrimonio di memoria condivisa, tramite testimonianze audio, video, oggetti, racconti". Si tratta "di un progetto molto concreto, non astratto né velleitario, della cura della memoria. Perché avere cura della memoria significa prendersi cura di noi stessi: sono questi i mattoni che noi dobbiamo mettere nella casa comune democratica e libera".

Per Nardella, infatti, "il nostro compito è proprio preservare e alimentare la cultura della memoria proprio ora che tanti testimoni di allora non ci sono e non possono raccontare con la loro voce, la loro passione, quei fatti così terribili. Per questo ci auguriamo che tutte le scuole di Firenze, della Toscana e d'Italia, possano visitare il Memoriale Auschwitz di a Gavinana".

11 Agosto Liberazione di Firenze

Alle sette del mattino i rintocchi della Martinella. Oggi, 11 agosto, come 79 anni fa, nel '44, quando i partigiani oltrepassarono l'Arno e iniziò la liberazione della città. Sono iniziate così le celebrazioni a Firenze, con il suono della campana posta sulla cima di Palazzo Vecchio. Poi tutto si è spostato in piazza dell'Unità, per la classica deposizione della corona di alloro tra le autorità civili e militari.

I gonfaloni schierati, i sindaci con la fascia tricolore. In piazza c'è anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Si saluta (dopo le innumerevoli polemiche corse sul filo del restyling dello stadio e delle multe) anche con il sindaco Dario Nardella, e il saluto è cordiale. Nello slargo si vede anche un pezzo di centrodestra: c'è il senatore di Fratelli d'Italia, Paolo Marcheschi, e il capogruppo a Palazzo Vecchio e segretario provinciale della Lega, Federico Bussolin.

Parte il corteo. Direzione piazza della Signoria. Arrivati nell'arengario di Palazzo Vecchio c'è una sedia vuota in prima fila con una rosa rossa. E' la sedia 'occupata' da Leandro Agresti (foto Agenzia DIRE qui sotto), nome di battaglia 'Marco', uno dei primi partigiani a salire su monte Morello, morto lo scorso 18 luglio a 99 anni. Lo ricorda il sindaco Dario Nardella a inizio intervento, e tutti si alzano in piedi per applaudire.

leandro agresti

Anpi: "Universo dei nuovi fascismi è ampio, fascismo male assoluto"

"Siamo in una fase molto difficile per il Paese, per l'Europa e per il mondo intero. Siamo sotto la minaccia di una guerra nucleare. Populismo, xenofobia, autoritarismi, negazione dei diritti di libertà, minacce all'indipendenza della magistratura, controlli e limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero". Insomma, "l'universo dei nuovi fascismi è ampio".

Il quadro lo fa Vania Bagni, presidente dell'Anpi Firenze, che, nel giorno dedicato alle celebrazioni per la liberazione di Firenze dal nazifascismo, aggiunge: "Non dobbiamo arrenderci al vento che soffia, ma mantenere ferma la capacità di indignarsi e di guardare al futuro con fiducia anche imparando dagli errori, ma scegliendo sempre da che parte stare".

Per far questo "occorre rifarsi allo spirito delle Resistenza", così da "costruire una coscienza critica che sappia fare da argine al ritorno del passato, che consolidi i principi della democrazia a partire dal riconoscimento dei diritti umani, del diritto a vivere in un mondo di libertà, uguaglianza, solidarietà e pace".

In questo senso, suggerisce, "possiamo essere un laboratorio politico che rifonda sé stesso sostenendo altre strategie, a cominciare dalla richiesta di apertura del dialogo e di negoziati di pace, così come pretendere la salvaguardia dei diritti fondamentali per non arrendersi di fronte alla sofferenza che costringe le persone a cercare una vita migliore al di fuori dei propri Paesi di origine".

In questo mondo, conclude, "i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri, poveri di salario, di diritti, di ambiente. Sempre più poveri, perchè in un mondo governato con la guerra, diritti e uguaglianze sono calpestati a prescindere".

"Il fascismo deve essere riconosciuto come il male assoluto per l'Italia intera, non solo per le leggi razziali, ovvero razziste, emanate nel '38 contro gli ebrei. Così come devono essere riconosciute le responsabilità italiane per la guerra e la distruzione che non sono solo quelle della Germania nazista", chiede ancora Noemi Di Segni.

"Il solenne ricordo della liberazione e le solenni libertà costituzionali - aggiunge-, non possono affermarsi con coerenza se si accettano e ahimè si difendono, anche giudizialmente come pari libertà, le manifestazioni di apologia del fascismo, di nostalgia e rivocazione di un regime che ha avvelenato l'Italia". E qui, Di Segni pensa a "inni, saluti, cori, cortei, oggetti, souvenir, gadget, che si vendono in ogni spazio e si fanno sempre più presenti. Essi stessi come libertà, ogni giorno sempre di più".

Comunità ebraiche: "Ancora antisemitismo"

"Viviamo oggi, nuovamente, nella paura e nell'incertezza con l'antisemitismo che si ripropone e si rinforza". Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, intervenendo alle celebrazioni per la liberazione di Firenze dal nazifascismo, lanciano un monito in piazza della Signoria.

"Al di là della libertà fisica riconquistata grazie ai partigiani e agli alleati, e al varo della Costituzione che respira anche pensiero ebraico in moltissimi precetti, quanto si sperava avvenisse l'11 agosto" del 1944, quando si liberò Firenze, "non è ancora accaduto".

Così "80 anni dopo siamo ancora in attesa, o ancora perplessi, confusi, forse per la fretta di riavviare la vita, forse per la dialettica politica o per la capacità del male di celarsi in attesa di nuove legittimazioni". Per questo "la cosa più significativa è l'impegno di cui siamo testimoni, associazioni di ogni parte della società civile e religiosa" nel dire "no a un ritorno e a una legittimazione nostalgica o leggerezza di atteggiamenti, atti e approcci che ricordano il nazifascismo. Quelli che si insinuano nelle pieghe del quotidiano".

Giani: "Da Firenze e Toscana contributo straordinario a Liberazione"

Firenze e la Toscana "hanno saputo offrire un contributo straordinario e diretto alla Liberazione, che è parte dell'identità della nostra città e della nostra regione". E questo "ci consente, con la memoria, di trasmettere questi valori nel futuro, alle nuove generazioni. Altro che retorica, sono i valori su cui una comunità può guardare con speranza al futuro".

Lo sottolinea il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, intervenendo alle celebrazioni di piazza della Signoria indette per il 79esimo anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo. "Settantanove anni fa Firenze fu la prima, tra le grandi città italiane, a liberarsi da sola. La mattina alle 7 il suono della Martinella", la campana posta sulla cima di Palazzo Vecchio, "salutò l'ingresso dei partigiani" che oltrepassarono l'Arno.

"Non fu una festa, però, perché la liberazione andò avanti altri 20 giorni. Giorni molto duri, anche con reazioni tremende: il giorno dopo la liberazione di Firenze a Sant'Anna di Stazzema si consumò la strage più tremenda vissuta in Toscana, con 560 persone uccise". Firenze, insomma, "si caratterizzò come l'anima di una liberazione che interessava tutta l'Italia: per la prima volta, qui, i partigiani ebbero un peso decisivo entrando per primi", prima degli alleati. Così "il popolo italiano si ribellava, rifiutava il fascismo e trovava la strada per la libertà e la democrazia".

Nardella: "Non esiste fascismo buono, legame tra fascismo e nazismo"

Oggi, 11 agosto, liberazione di Firenze dal nazifascismo, "voglio ricordare un grande presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non ha mai fatto mancare il suo impegno, la sua voce, per ricordare che la Costituzione è democratica, repubblicana e antifascista. Grazie presidente, perché non possiamo dimenticare da dove nasce la Costituzione".

Lo sottolinea il sindaco Dario Nardella, prendendo la parola nel corso delle celebrazioni in piazza della Signoria. "Nel celebrare l'11 agosto- prosegue- non possiamo non ricordare i tanti ebrei perseguitati anche qui, nella nostra città, dalla furia nazifascista".

Come sosteneva Primo Levi, ricorda, "esiste un filo conduttore che lega le squadre fasciste degli anni venti e i campi di concentramento tedeschi. Il fascismo, ha detto Levi, fu la consacrazione del privilegio della diseguaglianza. E non facciamoci abbindolare da chi sostiene che ci sia stato un fascismo buono poi diventato cattivo a causa dal nazismo. Non è così, è come ha detto Levi: in Germania, il nazismo e i campi di concentramento sono stati la metastasi di un tumore nato in Italia. Il legame tra il fascismo e il nazismo è storico e indissolubile", conclude. (Fonte Agenzia DIRE)

Sms pieno per l'ultimo saluto al partigiano Marco / LE IMMAGINI

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