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"Piazza Libertà, gioia e dolore delle tramvie": la riflessione della Cisl sul traporto pubblico locale

La riflessione del sindacato sulla realizzazione della rete tramviaria: "Tra modifiche e ripensamenti, siamo sicuri che le soluzioni scelte siano le migliori?"

"La realizzazione del sistema tramviario di Firenze va avanti, ma il disegno che ne viene fuori presenta più di una criticità: dalla riproposizione del vecchio sistema a raggiera, allo spezzettamento di linee, alla concentrazione di binari in piazza Libertà, che rischia di diventare un tappo invalicabile per il traffico privato che, per quanto ridotto, non può essere eliminato del tutto. Prima che sia troppo tardi, occorre domandarsi se la soluzione a cui si sta lavorando è la migliore per i cittadini e occorre farlo coinvolgendo quei soggetti, come sindacati e lavoratori, che finora sono stati esclusi". E’ il senso della riflessione ‘a voce alta’ che la Fit, il sindacato del settore trasporti della Cisl, della Toscana affida alla città e alle sue istituzioni.

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“Siamo sempre stati favorevoli alla realizzazione di un sistema tramviario - premette la Fit. - Ci sembra però che i progetti commissionati dal Comune di Firenze, a partire dalla linea 1 Scandicci-Stazione-Careggi, la linea 2 Stazione-Aeroporto, la linea 3 Libertà-Bagno a Ripoli, nonché quella appunto che da piazza della Libertà va in direzione Campo Marte-Rovezzano e anche la linea 4 Firenze-Le Piagge/Campi e le varie propaggini ipotizzate, siano tutti collegati dallo stesso denominatore comune: individuare delle zone limitrofe alla città di Firenze abbastanza popolose e collegarle con il cuore del commercio e delle botteghe che animano il centro fiorentino. Una prospettiva che, ci sembra, non guarda al futuro della città, ma semplicemente all’oggi, in cui non si è pensato ad esempio a mettere in rete le periferie, collegandole fra loro per creare un “centro cittadino allargato”, dove i viaggiatori si possono muovere ‘senza capolinea’, per lo shopping, per studiare, per lavorare eccetera”.

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“Forse il nostro scritto giunge in ritardo - prosegue il sindacato -  ma ciò è dettato dal fatto che non c’è stata una interlocuzione costruttiva e continua con l’amministrazione comunale di Firenze, dove, a parte i sindaci periferici che sono stati attori principali, non sono stati coinvolti né la società civile, né il sindacato né i lavoratori. Sono queste le uniche opzioni possibili? Si può fare diversamente? Se ne avessimo avuto l’opportunità, come Fit-Cisl avremmo proposto, sostenuti anche sul piano tecnico da mezzi che erogano il servizio senza l’ausilio della linea aerea di alimentazione, che forse non era necessario realizzare il tratto di linea tranviaria di viale Lavagnini, né l’altro che passerà da via Lamarmora; bastava restare al tracciato originario, facendo proseguire la linea che si attesta in piazza dell’Unità su via Cerretani, passando vicino al Battistero, svoltando in via Martelli, raggiungendo piazza della Libertà e proseguendo per Bagno a Ripoli. Un tracciato più lineare e con due periferie collegate tra di loro e con il centro di Firenze. Minori sarebbero state le rotaie da posare, con meno costi, tempi più veloci, meno impatto dei cantieri e maggiore efficienza per i cittadini; con i tracciati che si stanno realizzando infatti chi da Bagno a Ripoli o da Rovezzano vuole andare all’ospedale di Careggi deve cambiare due volte; tre se vuole raggiungere l’aeroporto; solo perché si è cancellato il passaggio dal centro. E sarebbe stato anche meno impattante sul traffico in piazza della Libertà, dove si concentreranno tante linee sollevando dubbi sulla sostenibilità per il traffico automobilistico che non deve essere bandito e demonizzato”.

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Conclude la Cisl: “La mobilità complessiva del territorio, in questo caso quello fiorentino, dovrebbe diventare un patrimonio di tutti i cittadini, dove attraverso la partecipazione attiva oppure semplicemente attraverso l’interazione tramite il web, si potesse far sentire che il futuro è di tutti, analizzando le varie sollecitazioni e criticità che possono emergere. Crediamo che il tempo non sia scaduto. Riteniamo che le istituzioni debbano aprire subito un tavolo permanente, dove siano presenti tutti i soggetti interessati, compresa la società civile, per analizzare questi aspetti, ma anche altri, come ad esempio una riflessione vera su come il sistema tranviario possa servire l’area industriale dell’Osmannoro. Questo crediamo sarebbe un nuovo modo di guardare il futuro della città, ma nello stesso tempo anche essere aperti a tutte le idee e cambiare progetto se quello scaturito dal dibattito fosse migliore sia in termini di costi, di impatto ambientale, di persone trasportate e di efficienza nel suo insieme e anche di gradimento dei cittadini”.
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