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Inquinamento da microplastiche, salute degli impollinatori e rischi per la biodiversità: al via uno studio di UniFi

Il progetto, coordinato da Ilaria Colzi, biologa ambientale ha vinto un finanziamento della National Geographic Society

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Uno studio, con indagini parallele sul campo e in laboratorio, per capire se l’inquinamento da microplastiche nel suolo possa mettere a rischio l’interazione tra piante e insetti impollinatori, con conseguenze negative per biodiversità e produttività agricola. 

Il progetto si chiama BeeSafe (“Bee-ing polluted: studying the microplastic effects on plant-pollinator interactions”), è iniziato da poche settimane ed ha una durata biennale. A coordinarlo Ilaria Colzi, ricercatrice in Fisiologia vegetale presso il dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, che ha vinto un finanziamento da parte di National Geographic Society. Con lei altri tre “project members” in modo da coprire tutte le competenze necessarie: David Baracchi, docente del Dipartimento di Biologia ed esperto dello studio delle capacità cognitive e la neurobiologia degli impollinatori; Cosimo Taiti, tecnologo presso il dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali ed esperto nella caratterizzazione delle sostanze volatili emesse dalle piante; Massimo Nepi, docente del Dipartimento Scienze della vita dell’Università di Siena, esperto dello studio del nettare e delle interazioni piante-impollinatori.

I primi campionamenti sono già stati fatti nei giorni scorsi tra Capraia, Corsica del nord e Isola del Giglio; il gruppo di ricerca ha effettuato una minicrociera in barca a vela, oltre a qualcosa su Firenze. “A breve faremo altre uscite in zone urbane tra Firenze e Siena, fino a luglio per poi interrompere perché la stagione degli impollinatori è questa. Quindi ripartiremo a marzo-aprile del prossimo anno”, spiega Colzi.  Il lavoro sul campo  punta ad avere un quadro generale dell’effettiva presenza di microplastiche nel nettare delle piante e nei corpi degli impollinatori in diversi contesti, che vanno dalle aree più preservate, come appunto Capraia e il Giglio, agli ambienti urbani antropizzati, dove si presume che la contaminazione del suolo sia diversa. 

Parallelamente vengono anche portati avanti esperimenti in condizioni controllate di laboratorio, con la coltivazione piante su terreni contaminati artificialmente con microplastiche: “Osserveremo gli effetti sulla fisiologia, su diverse caratteristiche fiorali e infine sul comportamento di api e bombi attraverso test di preferenza e di memoria nel laboratorio specializzato di David Baracchi”.

“Considerata la moltitudine di fattori di stress causati dall’attività antropica che mettono a rischio le popolazioni di api e bombi in tutto il mondo, è diventato ormai urgente capire se, e in che modo, le microplastiche possono rappresentare un ulteriore pericolo per questi importanti organismi - aggiunge - La comunicazione tra piante e impollinatori è reciprocamente vantaggiosa: gli impollinatori migliorano il successo riproduttivo delle piante attraverso l'esportazione e la raccolta del polline; a loro volta, il nettare e il polline servono come nutrimento per gli impollinatori”.

Le api sono sempre più spesso coperte di microplastiche raccolte dall'aria perché volando i peli di cui sono coperte si caricano elettrostaticamente. “Con uno strumento aspiriamo il polline e i peletti dal corpo. Vogliamo capire se le microplastiche possono essere un fattore di stress tale da compromettere ulteriormente la popolazione delle api. Non ci sono ancora studi in questa direzione. Purtroppo - aggiunge - anche solo camminando per i vigneti nelle isole abbiamo trovato in terra diversi apoidi morti, probabilmente per trattamenti con pesticidi”.

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