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Da un'azienda toscana arriva il primo 'cuoio ecologico' al mondo

Si tratta della Conceria Gi-Elle-Emme SpA, azienda con polo produttivo a Ponte a Egola

Da un'azienda toscana arriva il "primo cuoio ecologico al mondo". Lo annuncia la Conceria Gi-Elle-Emme SpA, azienda toscana con polo produttivo a Ponte a Egola, in provincia di Pisa, che affonda le sue radici "nell'antica tradizione della concia al vegetale, che è stata la prima nel proprio settore produttivo ad ottenere la certificazione UNI 11427 (confermata da ente terzo ICEC) che permette di poter utilizzare il termine 'cuoio ecologico'", come si legge in una nota diffusa dall'azienda stessa, nata nei primi anni Cinquanta.

Col raggiungimento di questo traguardo, "ottenuto grazie ad un importante lavoro di revisione dei processi interni, le calzature prodotte con il cuoio della Conceria Gi-Elle-Emme SpA potranno puntare ad ottenere il marchio ECOLABEL UE. Brand di qualità ecologica dell’Unione Europea che contraddistingue prodotti e servizi che, pur garantendo elevati standard prestazionali, sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. Questo sarà possibile grazie ad una grossa novità del cuoio da suola che può essere definito, per la prima volta al mondo, ecologico".

La conceria ha come fondamento del proprio processo quello di trasformare un prodotto putrescibile in un prodotto imputrescibile, vale a dire utilizzare uno scarto dell'industria alimentare e farlo diventare qualcosa di durevole. “Il nostro cuoio nasce per durare nel tempo – spiega Tommaso Lapi, Ceo di Gi-Elle-Emme - . E' un prodotto naturale e resistente che non deve distruggersi velocemente, come un materiale biodegradabile. Questo concetto, su cui si basa anche la certificazione 11427, abbraccia a pieno un'idea di moda senza tempo che si basa sul valore del prodotto e si contrappone al consumismo sfrenato della 'moda veloce' usa e getta”.

L'innovazione di processo all'interno di Gi-Elle-Emme è partita nel 2010 e in dieci anni sono stati investiti in nuovi macchinari circa 4,6 milioni di euro. "Le attività finalizzate a limitare l’impatto sull’ambiente hanno portato a importanti traguardi nel periodo 2010-2019, tra cui il risparmio di oltre il 27% dei consumi idrici e la diminuzione del 28% di prodotti chimici utilizzati - prosegue Lapi -. Il consumo di energia elettrica è inferiore di oltre il 55%, mentre le emissioni di CO2 in atmosfera del 73%. Solo il 2% degli scarti di lavorazione può essere considerato rifiuto. La quasi totalità degli scarti sono destinati a un riutilizzo come sottoprodotto e sono rivalorizzati in nuove industrie".

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