L'Università di Firenze è ai vertici nel campo della 'ricerca' europea

Grazie a 2 progetti Unifi ha ottenuto finanziamenti per 5 milioni di euro

Aula magna (foto archivio)

L’Università di Firenze è ai vertici della ricerca europea di eccellenza. Il Consiglio Europeo della Ricerca infatti, ha premiato l’Ateneo fiorentino con due nuovi 'ERC Advanced Grant' che sono stati assegnati al progetto GenPercept di David Burr del Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco (Neurofarba) e Salute del Bambino, e a Scope di Pierangelo Geppetti del Dipartimento di Scienze della Salute. I finanziamenti hanno un valore di 2 milioni e 500mila euro ciascuno, e avranno una durata quinquennale. Salgono così a 9 gli ERC targati Unifi ottenuti negli ultimi anni nell’ambito del programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. 

La percezione della realtà, intesa come combinazione tra aspettative, modelli apriori del mondo ed esperienza sensoriale è al centro di GenPercept. Il progetto coordinato da Davide Burr mette fortemente in dubbio l’idea che la percezione del mondo esterno sia una fedele e istantanea copia di quanto rilevato dalla vista e dall’udito. Secondo il docente fiorentino, la nostra esperienza percettiva passata condiziona il nostro modo di vedere e sentire le cose. “Percepire – spiega Burr - significa creare attivamente un modello interno del mondo sensoriale circostante e verificare questo modello con le informazioni istantanee trasmesse dai nostri sensi che aggiornano ininterrottamente le nostre idee del mondo”. GenPercept si propone di studiare questa dinamica e di svelare i meccanismi neurali che regolano questo processo molto complesso. L’approccio è multidisciplinare e combina tecniche comportamentali, computazionali e di neuro-immagine estremamente innovative. 

Il progetto Scope di Pierangelo Geppetti  invece, si prefigge di identificare i meccanismi cellulari e molecolari che stanno alla base della cronicizzazione del dolore per scoprire nuovi bersagli terapeutici finalizzati a una cura efficace e sicura. Lo studio punta a indagare quei processi che - si tratti di dolore infiammatorio, neuropatico  o oncologico - prolungano il dolore fino a renderlo malattia a sua volta. Questi meccanismi, già individuati da Geppetti, risiedono nel TRPA1, uno dei recettori coinvolti nella trasmissione del dolore dal singolo nervo al sistema nervoso centrale. In particolare, questo stesso recettore, presente all’interno delle cellule di Schwann, che formano lo strato protettivo dei nervi periferici, stimolato dallo stress ossidativo prodotto dalle cellule infiammatorie, richiama a sua volta altre cellule infiammatorie, amplificando così il segnale doloroso che raggiunge al cervello. “Nel corso dei prossimi cinque anni –  sottolinea Geppetti - ci proponiamo di verificare se il modello messo a punto per la comprensione dei meccanismi alla base del dolore neuropatico del nervo sciatico sia applicabile per il dolore provocato da altre patologie. I risultati preliminari sono incoraggianti e confermerebbero il ruolo chiave delle cellule di Schwann che non sono un semplice guanto protettivo ma svolgono una importantissima funzione fisiopatologica”. Il passo successivo sarà quello di mettere a punto interventi farmacologici che blocchino lo stato di cronicizzazione del dolore. 

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