Teatrodante Carlo Monni, San Valentino con "Scusate se parliamo d’amore"

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Su questo argomento, in occasione di San Valentino si interrogheranno Massimo Poggio, Barbara Rizzo, Adrea Mitri e Letizia Sacco, i quattro protagonisti di “Scusate se parliamo d’amore” lo spettacolo di Alberto di Matteo, in scena il 14 e 15 febbraio presso il Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (piazza Dante Alighieri, 23).  La rappresentazione, liberamente tratta dai racconti dello scrittore americano Raymond Carver, è presentata da Arthea associazione culturale.

In “Scusate se parliamo d’amore” due coppie di amici, al tavolo di una cucina, bevono e chiacchierano e si mettono a parlare d’amore: questa, in sintesi, la situazione di partenza di uno dei più celebri racconti di Raymond Carver “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore”, tratto dall'omonima raccolta. Di questo racconto il regista Alberto di Matteo ne fa la storia-guida dello spettacolo, attingendo anche ad altri testi carveriani come brevi racconti, poesie, interviste, conferenze dello scrittore americano. Tuttora considerato uno dei grandi della narrativa contemporanea, il maestro indiscusso del racconto breve, non scrisse mai per il teatro, se non una primissima opera giovanile.

I personaggi di Carver agiscono, parlano, raccontano a proposito di cose normali, semplici, quotidiane, perfino banali, ma sembrano sempre alludere, più o meno volontariamente, a ben altro, a qualcosa di più grande, misterioso, assoluto.

“Il senso della nostra sfida – si legge in una nota sullo spettacolo – è cercare il teatro nelle storie di Raymond Carver, una teatralità tutta contemporanea, quasi beckettiana, che ha dei tratti di inquietudine, ma che contiene anche un innegabile e anomalo umorismo. I racconti di Carver si situano in quell'orizzonte che è tipico dell'uomo del ventesimo e ventunesimo secolo, e cioè quello della quotidianità, della vita di tutti i giorni, fatta dalle 'solite cose'. Ma in quello stesso orizzonte lo scrittore americano ha saputo lasciare tracce di poesia, di mistero, di trascendenza. Solo che Carver, come scrittore, è reticente, non dice tutto, dissemina le sue storie di vuoti, di buchi, di cose non spiegate e inspiegabili. E allora, tornando alla domanda iniziale, di cosa parliamo quando parliamo d'amore, cioè di cosa stiamo realmente parlando quando raccontiamo di coppie in crisi, di matrimoni, di separazioni, di violenze domestiche, di figli e famiglie ecc.? Carver, come suo solito, sembra lasciare le domande senza risposta, ma in modo sottile sembra invitarci a vedere l'amore come un mistero, il mistero della vita stessa. Sta a noi, spettatori e interpreti, sta al teatro, in definitiva, il piacere di rinvenire il brivido della poesia e delle emozioni in quelle storie misteriose di tutti i giorni”.

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