Requiem di Mozart alla Basilica di Santissima Annunziata

W. A. Mozart REQUIEM K 626
Direttore: Martin Peschik
Solisti: Soprano Noema Erba , Mezzosoprano Antonia Fino, Tenore Leonardo De Lisi, Basso Alessandro Ceccarini.
Firenze Vocal Ensemble M.° Ennio Clari, Ensemble corale Le Jardin Suspendu M° Susanna Camilletti.
Orchestra OMEGA

Wolfgang Amadeus Mozart Requiem KV 626
Il Requiem di Mozart e' annoverato come una delle composizioni liturgiche più' celebri dell'intera storia della musica ed e' l'ultima opera scritta dal celebre salisburghese. Com'è' noto, il Requiem e' una missa pro defunctis che presenta i seguenti numeri: Requiem Aeternam, Kyrie, Dies Irae, Tuba Mirum, Rex Tremendae, Recordare, Confutatis, Lacrimosa, Domine Jesu, Hostias, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei, Communio. Di questi, solo il Requiem Aeternam e' stato interamente scritto da Mozart, le sezioni dal Kyrie all'Hostias sono state scritte solo nelle parti vocali e con basso numerato per l'armonia. Il completamento di deve all'amico e allievo di Mozart Franz Xaver Süssmayr che si limito' ad orchestrare le parti mancanti e a concludere la messa utilizzando i temi mozartiani. La composizione rappresenta un'autentica riflessione dell'uomo di fronte alla morte e al congiungimento col divino. La profondità' di molti passi, come il cupo Requiem Aeternam che rappresenta il distacco doloroso e cosi' umano e la sommità' della fuga del Kyrie, un'autentica perfezione vocale e matematica, razionale e divina, hanno fatto di questa composizione non solo il testamento spirituale mozartiano ma anche un modello quasi irraggiungibile per i posteri sul quale si e' misurata l'intera storia della musica sacra dei secoli successivi. Un elemento importante da tenere presente e' l'alto grado di lirismo e dramma presente nella musica che fa emergere la componente “italiana” e drammatica di Mozart.
Il celebre coro del Confutatis Maledictis:
Confutati i maledetti
e condannati alle fiamme ardenti,
chiamami tra i benedetti.

Ti prego, supplicando e prostrandomi,
il cuore ridotto quasi in cenere,
prenditi cura della mia fine.
rappresenta una musica che suscita spavento, come le fiamme dell'inferno, con un'ostinato dei bassi e le forti dinamiche suffragate dai timpani che si spengono di fronte al voca me cum benedictis in piano, come una sorta di supplica, per poi riprendere il fragore iniziale e concludere sempre in piano scemando sempre piu'.
Segue il bellissimo Lacrimosa dies illa (giorno di pianto quello) in cui destano impressione notevole le brevi frasi di crome ascendenti e discendenti dei violini che introducono il coro al punto che pare di ascoltare un vero e proprio pianto sommesso e a stento trattenuto, come mai era stato espresso in musica. Il largo respiro della parte corale, con le sue linee morbide, entra sull'introduzione con un mirabile contrasto ritmico senza per altro cambiare l'atmosfera iniziale.
Queste componenti retoriche e figurative fanno del Requiem, insieme alla bellezza dei temi e della scrittura vocale, una delle musiche sacre più' amate grazie a questi elementi “teatrali” ed espressivi che mettono in contatto i fruitori con le profonde tematiche trattate e con il senso del divino.

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