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"Oltre il piano"

Personale dell'artista Vinicio Momoli a cura di Loredana Barillaro alla Galleria San Gallo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FirenzeToday

L’8 giugno la Galleria San Gallo darà il via alla personale del Maestro Vinicio Momoli, dal titolo “Oltre il piano”, a cura di Loredana Barillaro. L’artista vanta una lunga carriera di grande pregio che lo vede in numerose esposizioni in contesti esclusivi, sia in Italia che all’estero, e opere presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private. In questa mostra la Galleria presenta opere del ciclo più recente, realizzate quasi tutte fra il 2022 e il 2024 e che hanno pertanto come protagonista la gomma, materiale d’elezione dell’artista. La mostra resterà aperta fino al 29 giugno 2024. Così scrive Loredana Barillaro: "La gomma è un materiale che sovente ci riporta all’infanzia, richiama una sensazione di morbidezza, quasi di protezione, e ciò che compie l’artista, ossia il costruire l’opera strato dopo strato, può forse dirsi metafora del vissuto, delle esperienze che si susseguono nel corso dell’esistenza di ognuno di noi e che, inevitabilmente, ne formano il costrutto. Un po’ come le “età dell’uomo” che nell’era del contemporaneo si moltiplicano, perdendone i limiti. Quand’è oggi che finisce la giovinezza e comincia l’età adulta e quando l’età adulta cede il passo ad un ritmo più lento, a volte più accorto, ma non per questo scarno di entusiasmo? Ed è esattamente entusiasmo ciò che traspare dai lavori di Vinicio Momoli, i quali - pur mantenendo il carattere di intangibilità che si assegna alle opere d’arte - sembra ci invitino ad assorbire tutta l’energia che sprigiona dal colore, carico e intenso. Elemento con cui lo spettatore innanzitutto impatta, e che ci attrae con forza fino a farci scoprire che il bidimensionale è solo un fatto illusorio. Sappiamo però che protagonista assoluta è la gomma, il materiale che l’artista, a un certo punto del suo percorso, decide di adottare, superando l’iniziale fase che lo vedeva vicino ad un certo minimalismo, di stampo americano soprattutto. Ne prende le distanze per dar vita ad un modo di fare personale che si distaccasse da quel preciso punto di partenza, che potesse superare un certo rigidismo, una certa assenza di espressività e che fosse in grado di ammorbidire, non solo concettualmente, gli angoli delle forme dentro e oltre il piano. Un piano che diviene, in maniera definitiva, mera ossatura affinché la gomma non rovini sotto l’azione della gravità. Le vibrazioni cromatiche fanno il resto, riescono a fornire quel carattere cangiante, tanto alla materia, quanto alle opere di cui esse si compongono. E dunque, sul finire degli anni Settanta, rispetto ai materiali utilizzati all’inizio della sua carriera, il cemento, il ferro o anche il plexiglass, Momoli scopre quanto la gomma potesse fornire uno spettro enorme di possibilità. Caratterizzata da elevata elasticità, in grado di essere governata e modellata ma, per sua intrinseca natura, mutevole, soggetta a cedere alla forza del fuoco, del calore che ne condiziona l’andamento in fase di lavorazione. L’artista si accorge che malgrado la sua volontà essa riesce a preservare un margine di imprevisto, un piccolo spazio in cui qualcosa può sfuggire alla sua mano di artefice e prendere vie inaspettate. E’ questo il compromesso a cui è chiamato Vinicio Momoli, all’accettazione del caso, all’accettazione di quella componente istintuale della gomma - quasi fosse materia viva - che inevitabilmente la abita. Ma non è una lotta quella che ingaggia l’artista, è piuttosto un gioco che rifugge qualsivoglia fare gravoso, per ricercare, al contrario, una certa leggerezza che lo sospinge a continuare e ad amare il percorso intrapreso. Un percorso in divenire, ancora tutto da scrivere. Se l’arte pone domande è pur vero che spesso cerchiamo risposte nell’arte, e allora che cosa si cela sotto questi densi strati di materia? Vi è certamente il tempo, un tempo sì trascorso, ma che continua a scorrere in dovere dell’arte. Un tempo e un luogo che appartengono a chiunque si ponga davanti alle opere di Vinicio Momoli, agglomerati di materia “ordinatamente” astratti, e dunque sfuggevoli ad una qualsivoglia spiegazione. Malgrado ciò l’osservatore sarà tentato di coglierne a tutti i costi il senso, si sentirà in dovere di conferirvi una logica, di rintracciarvi una forma e di attribuirvi sensazioni e pensieri propri. Sensazioni e pensieri che si paleseranno o che, forse, al contrario, rimarranno taciuti come all’interno di un guscio che preme per schiudersi".

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