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“Mai più”, una mostra per ricordare le vittime con disabilità dell’eccidio nazista

Sono state 300 mila le vittime con disabilità durante la seconda guerra mondiale. Per ricordarle Anffas Toscana, in collaborazione con Cesvot e la Regione Toscana, ha deciso di allestire una mostra dal titolo "Perché non accada mai più: ricordiamo"

Sono state 300 mila le vittime con disabilità durante la seconda guerra mondiale. Per ricordarle Anffas Toscana, in collaborazione con Cesvot e con il patrocinio della Regione Toscana, ha deciso di allestire una mostra dal titolo “Perché non accada mai più: ricordiamo” (dal 03/02/2014 al 16/02/2014 a Massa-Carrara, Firenze, Lucca e Pisa e dal 19/02/2014 al 02/03/2014 a Prato, Livorno e Poggibonsi) proprio con l’obiettivo di non dimenticare gli esperimenti e le sofferenze inflitte alle persone con disagio psichico per volontà di medici che avevano portato la psichiatria tedesca ai vertici mondiali.

“Proponendo questa mostra – spiega Fiorella Nari Presidente Regionale ANFFAS Onlus Toscana – la nostra associazione non si pone come scopo prioritario l’approfondimento della conoscenza di quei fatti, piuttosto intende onorare la memoria di quelle vittime innocenti e destare domande e riflessioni su attuali grandi temi filosofici, morali, scientifici e sociali.”

La mostra sarà allestita grazie all’impegno e alla disponibilità di 15 volontari ed è composta da 30 pannelli cartacei che saranno esposti in quasi tutte le province della Toscana.

“Per i disabili furono “inventate” le camere a gas – spiega Nari – furono loro le prime cavie dei barbari esperimenti medici su esseri umani. Per loro furono messi a punto i macabri rituali delle camere a gas camuffate da docce, della spoliazione, del recupero degli effetti personali e dell’estrazione dei denti d’oro. Le basi scientifiche da cui tutto partì,  con una accurata preparazione attraverso anni di martellante propaganda e per la tipologia dei suoi esecutori, pongono domande inquietanti sul presente e sul futuro. Per questi motivi si deve conoscere, anche se fare memoria può essere difficile e doloroso.”

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