Dante Alighieri a Palazzo Vecchio, l'opera del Bronzino in mostra | FOTO

  • Dove
    Palazzo Vecchio
    Piazza della Signoria
  • Quando
    Dal 12/02/2021 al 31/05/2021
    Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 19; Giovedì dalle 9 alle 14
  • Prezzo
    Prezzo non disponibile
  • Altre Informazioni
    Sito web
    fi.it

Dante Alighieri per la prima volta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, una sorta di ricongiungimento tra il Sommo Poeta e l'amata-odiata Firenze che lo esiliò. Il ritratto, ad opera di Agnolo Bronzino, è stato offerto per l'esposizione da un collezionista privato, la speranza è quella che la mostra possa essere visitata più di quanto non fu quella alla Certosa, dove lo stesso dipinto fu esposto fino a dicembre 2020, che a causa delle restizioni per la pandemia fu aperta solo per pochi giorni.

Secondo i curatori, Antonio Natali e Sergio Risaliti, queste sono le "mostre del futuro": "Piccoli cammei, mostre propedeutiche che però non negano la magnificienza delle opere e dei luoghi che le ospitano".

"Questo ritratto è l'unico che ci rimane delle opere del Bronzino commissionate da Bartolomeo Bettini, un colto banchiere fiorentino, - ha spiegato Antonio Natali durante la presentazione alla stampa dell'Opera - per le lunette della sua camera che dovevano rendere omaggio ai grandi poeti che hanno omaggiato l'amore come Dante, Petrarca e Boccaccio e altri grandi poeti. Su commissione di Bettini Michelangelo Buonarroti disegnò il cartone di quello che diventò il dipinto del Pontormo 'Venere e amore'". 

Nell'opera sono ben individuabili l'Inferno (le fiamme in basso a sinistra), il Purgatorio (la montagna a destra) e il Paradiso (il bagliore dorato in alto a destra). "Sul libro che tiene in mano Dante ci sono i versi del Venticinquesimo Canto del Paradiso, un canto della speranza in cui Dante spera di tornare dall'esilio a Firenze, la stessa pena toccò anche a Bettini in quanto repubblicano. In molti si sono chiesti perché l'opera che doveva parlare d'amore trattasse anche il tema dell'esilio e la risposta potrebbe stare nel collegamento tra il Venticinquesimo Canto del Paradiso e il Venticinquesimo Canto del Purgatorio. Dante nel ritratto del Bronzino sta guardando la vetta della montagna segnata dalle fiamme: il muro di fuoco che il Sommo Poeta riserva ai lussuriosi del Purgatorio (nel Venticinquesimo e Ventiseiesimo canto) tra i quali figurano anche i poeti stil novisti, toscani e provenzali" ha aggiunto Natali.

"Da sottolineare la mano che indica la Cupola, l'amata patria tanto agognata (da entrambi, Bettini e Alighieri) e la barca a vela che naviga verso il Purgatorio forse allusione alla possibilità di poter raggiungere almeno il Purgatorio dopo la morte" ha sottolineato Sergio Risaliti.

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"Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio" è la mostra che celebra il Sommo Poeta nell'anno dei 700 anni dalla sua morte e sarà visibile dal 12 febbraio e fino al 31 maggio 2021 e sarà inclusa nel percorso museale di Palazzo Vecchio.

"Nell’anno del 700esimo anniversario - ha dichiarato il sindaco Dario Nardella - Palazzo Vecchio ospita, tra le primissime celebrazioni, questo ritratto del Sommo Poeta ad opera di Agnolo Bronzino. Un'esposizione che vuole non solo omaggiare Dante con l’arte di un altro grande artista fiorentino ma anche riportare nella casa dei fiorentini quel concittadino così illustre e così vituperato in vita con l’esilio. Una mostra che vuole essere dunque una sorta di riconciliazione della città con uno dei suoi figli più amati".

"La figura di Dante - sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi - torna idealmente nel palazzo pubblico dove il grande letterato fu anche politico impegnato per la sua città. Dopo la grande mostra dedicata all’attualità e all’eredità del Poeta con le potenti immagini di Massimo Sestini ospitata a Santa Maria Novella, un altro museo civico, da poche settimane nuovamente aperto al pubblico dopo la chiusura imposta dalle restrizioni sanitarie dovute alla pandemia, omaggia la sua figura e invita alla conoscenza e all’approfondimento".

La storia del dipinto più nel dettaglio

La storia di questa lunetta è riferita da Giorgio Vasari nella Vita del Bronzino. Secondo la ricostruzione vasariana infatti il ritratto di Dante oggetto della mostra in Palazzo Vecchio, un olio su tela datato 1532-1533, fu commissionato al pittore insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini, con "poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore" nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con "Venere e Cupido" dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia. L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia.

Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato fino ad oggi. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana dell’artista.

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