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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Afghanistan: il ritiro occidentale nel libro 'Inferno a Kabul'

Chiara Giannini: "Dobbiamo uscire da clima di indifferenza"

“Se andiamo a rivedere i titoli dei giornali e le grandi dichiarazioni di intenti della politica al momento dell’abbandono dell’Afghanistan da parte delle missioni occidentali, è impressionante la cappa di sostanziale indifferenza che avvolge quel che accade oggi in quella parte di mondo”. E’ di questo avviso anche Chiara Giannini, giornalista e inviata di guerra, che è stata in Afghanistan per ben 14 volte. Assieme all’esperto di storia mediorientale, Simone Platania, ha pubblicato ‘Inferno a Kabul’ per Historica - Giubilei Regnani, in cui si ricostruisce in maniera molto scorrevole che cos’è l’Afghanistan, la sua storia, e il susseguirsi degli eventi che hanno portato al rapidissimo abbandono occidentale.

“Oggi c’è pochissima attenzione -spiega Chiara Giannini- i talebani destano il minimo interesse da parte della politica italiana”. Eppure le promesse erano state tante: “dobbiamo tornare a parlare dell’Afghanistan, a cominciare dalla situazione delle donne che subiscono le pene dell’inferno”. Cosa resta degli ultimi 20 anni? “Resta poco. Resta la speranza che era rinata in un futuro migliore, ma che sta morendo col ritorno dei talebani. Per quanto riguarda l’Italia, restano le infrastrutture che abbiamo realizzato, come le scuole, le strade o i centri medici nella zona di Herat. Restano gli addestramenti, restano piccoli nuclei di resistenza”, aggiunge Giannini.
 
“Ma dovremmo iniziare a capire -continua- che è anche un problema italiano ed europeo se i talebani fomentano il terrorismo tra quei ragazzini che poi potranno arrivare un giorno in Europa”. Che contatti ci sono ora da dentro l’Afghanistan? “Pochissimi. Io stessa ho solo qualche aggiornamento via whatsapp da miei contatti personali, ma possiamo solo immaginare cosa stia covando realmente laggiù, dove i giornalisti possono solo esprimersi a favore del regime talebano. Qualcos’altro possiamo saperlo delle Ong impegnate nell’assistenza sanitaria alla popolazione locale”. Ma la sintesi è breve: l’Afghanistan è ripiombato nella peggiore delle dittature fondamentaliste.
“E’ veramente pazzesco che i talebani vogliano sedersi al tavolo all’Onu e che qualcuno, pure qua in Occidente, insista nel dare loro credito. Io capisco che siamo tutti inevitabilmente assorbiti dalla pandemia, ma dobbiamo tornare ad occuparci dell'Afghanistan”, conclude Giannini.

Le calciatrici afghane al Museo del Calcio
 

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