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Domenica, 14 Aprile 2024
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Una settimana senza smartphone: la sfida di 8 ragazzi per capire dipendenza da social e internet

L'esperimento sociale è un'idea del professor Tommaso Giani dell'Istituto superiore Checchi di Fucecchio

A chi non è capitato di uscire di casa e dimenticare il proprio smartphone. Quando accade (nel caso in cui non si corra a casa per non farne a meno), in quelle poche ore ci si sente fuori da quello che è ormai un mondo iper connesso. Ma si riuscirebbe oggi a farne a meno per un'intera settimana? È il test a cui si sono sottoposti otto studenti dell'istituto superiore Checci di Fucecchio, capitanati dal professore di religione Tommaso Giani: un messaggio inviato ai propri coetanei (e non solo). Lunedì 19 settembre gli otto "coraggiosi" hanno consegnato i loro cellulari di ultima generazione al sindaco Alessio Spinelli, custode del progetto denominato “settimana offline”, per scambiarli con i vecchi telefonini, quelli con i quali al massimo si giocava a snake e si poteva mandare solo un semplice sms. 

In questa settimana gli studenti hanno vissuto insieme all’ostello di Ponte a Cappiano, condividendo ogni giorno attività e riscoprendo il gusto di una socializzazione senza schermi. “Si tratta della terza edizione di questo progetto – racconta il sindaco di Fucecchio – e l'ho vissuta in prima persona l'anno scorso, con una delle mie figlie che aveva aderito spontaneamente. Penso che gli abbia arricchito la vita. Dobbiamo ripensare alla didattica nelle scuole per sensibilizzare questo tema e contrastare questa assuefazione ai social, riflettendo su quello che serve davvero ai nostri giovani”. Il sindaco Spinelli ha accolto di prima mattina i ragazzi insieme al professor Giani. Dopo colazione i cellulari sono stati depositati in una borsa e tenuti spenti per sette giorni. 

Le attività svolte sono state pensate per far comprendere ai ragazzi quella che è la realtà rispetto al mondo virtuale. La mattina a scuola, mentre nel pomeriggio escursioni di vario tipo. Dalla giornata al mare a Baratti alla visita della casa famiglia di San Miniato, fino al pomeriggio passato con i monaci dell'Eremo di Calomini in Garfagnana, dove il gruppo ha avuto modo di riflettere individualmente sul senso di questa esperienza. “L'idea mi è nata due anni fa, leggendo una notizia di una baita nel Bellunese che fu colpita da una grave calamità ambientale – racconta il professor Tommaso Giani – e per cercare di rilanciare questa zona turistica avevano ideato un'iniziativa dove offrivano una vacanza di una settimana gratuita a 12 persone, che però dovevano stare senza smartphone per riconnettersi con la natura”. 

L'idea fu quindi condivisa e applicata a livello scolastico, riscuotendo un grande successo. Il numero dei partecipanti (8 studenti più l'insegnante) è dettato dal numero di posti presenti sul pulmino messo a disposizione dalla Casa Famiglia di San Miniato, e utilizzato dal gruppo per partecipare alle varie escursioni. “Vedere otto ragazzi che non si conoscono chiacchierare e scambiarsi di posto già in viaggio mi riempie d'orgoglio – sottolinea il professore e diacono-. Si tratta comunque di studenti che fanno sport o attività, e che non sono totalmente dipendenti dal telefono. L'obiettivo è far diventare questi giovani capofila di questo progetto, per accendere un dibattito tra i loro compagni, ma anche in altre scuole e associazioni. Una sorta di ambasciatori”. 

L'ingaggio con le persone 

Una delle attività più interessanti è stata quella del penultimo giorno, dove i ragazzi dovevano girare per tre paesi vicino Fucecchio, "strappare" interviste per strada e chiedere curiosità sul luogo, ma soprattutto chiedere di farsi ospitare a cena per fare una classifica del paese più ospitale. “Sono molto contento che abbiano assaporato la bellezza di attaccare discorso con gli estranei, un aspetto che oggi viene visto con diffidenza. Una cosa che hanno notato è che le persone anziane sono state molto più ospitali rispetto ai giovani adulti. Non a caso questa fascia di età ha una parte di vita passata sugli schermi. L'aspetto positivo è che dopo 15 anni di “sbornia”, sta finalmente venendo fuori un dibattito su questo tema”.

"Non ci è mancato il telefono, a parte per scattare qualche foto ricordo - raccontano Agnese e Beatrice, due studentesse di 15 anni che hanno partecipato alla settimana offline -. Ci siamo divertite e abbiamo fatto esperienze che ci hanno lasciato qualcosa dentro, come quando abbiamo ascoltato le storie delle persone della Casa Famiglia di San Miniato. Ci siamo accorte che a loro basta veramente poco per essere felici". Sette giorni che hanno cambiato i ragazzi, che hanno capito che fare amicizia senza smartphone è ancora possibile. "Nessuno si conosceva, ma nonostante questo dopo un giorno avevamo già fatto amicizia - dice Beatrice -. Questo ti fa capire che non hai bisogno per forza di Instagram per sapere quel ragazzo che sport fa o che scuola frequenta. Basta semplicemente parlarci".

"È anche più bello parlarsi dal vivo - racconta Agnese - sembra che così facendo l'amicizia sia anche più autentica. Da oggi in poi quando sarò col mio gruppo di amici cercherò di coltivare più discorsi invece che stare al telefono". Per farlo capire a tutti però serve anche l'aiuto della scuola, che le ragazze sentono ancora distante sotto questo punto di vista. "I professori ci dicono sempre che siamo col telefono in mano, ma poi in questa settimana ci hanno detto che dovevamo sempre tenere sotto mano il registro elettronico. Vedo un po' di ipocrisia, perché ci dicono che questa cosa è importante ma poi si lamentano che non diamo importanza alla loro materia. Gli argomenti scolastici sono importanti, ma preferirei più che la scuola si modernizzasse per affrontare meglio questi argomenti".

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