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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Economia

Allarme rosso per i vivai: "Aumenti folli, non sappiamo se sopravvivremo all'inverno"

Dai fertilizzanti, all'energia fino ai vasi, il settore dei vivaisti è uno dei più colpiti dall'attuale crisi economica

E' allarme rosso per i vivai italiani, stretti nella morsa dell’inflazione e del caro energia. Per la floricoltura, secondo una stima della Cia Agricoltori Italiani, gli aumenti maggiori ci sono stati sul gasolio per il riscaldamento serre (+130%), sui concimi-fertilizzanti in genere (+160-170%), costo dell'energia quello che vale per tutti i settori e si arriva al raddoppio in questa fase di caro-bollette. 

Attraverso i nostri microfoni abbiamo dato voce ad alcuni vivai della zona di Firenze, che hanno confermato le difficoltà del momento: “A livello merceologico è aumentato tutto, dal concime alle piante stesse. Siamo preoccupati, perché si va incontro all'inverno, dove usiamo costantemente gli impianti di riscaldamento nelle serre. Il fertilizzante è stato uno dei prodotti più interessati dai rincari. Noi abbiamo rinunciato a venderlo al pubblico. Per fare un esempio, un pacco da 25 chili che prima vendevo a 30 euro ora lo dovrei vendere intorno ai 90 euro. Idem i vasi, soprattutto quelli di plastica e resina, che derivano dal petrolio, per il cliente sono aumentati del 10-15% in più. Stiamo andando avanti nella speranza di un momento migliore, ma attualmente si parla di sopravvivenza. Conosco colleghi che prevedono di chiudere, perché i costi sono ormai inaccessibili”.

C'è chi per risparmiare si rivolge soprattutto all'estero: “Uno dei materiali che è aumentato di più insieme ai fertilizzanti è il pellet. Penso che su questo ci sia una speculazione in Italia, e per questo lo compriamo all'estero, ottenendo un risparmio di 7 euro netti su una balla da 15 chili”. 

Insomma, si prospetta un inverno poco "green", come ha affermato anche Sandro Orlandini,vicepresidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana: “La floricoltura – commenta Sandro Orlandini,  dopo il buon andamento del mercato e dei prezzi per l'anno 2021 e prima parte del 2022 dove ha potuto aumentare i prezzi del 15/20% sui prezzi 2019  vede in questa fase congiunturale una enorme difficoltà a vendere a prezzi che consentano la remunerazione del capitale investito tanto che alcune aziende a fine carriera stanno smettendo di produrre e molte invece stanno dirottando verso produzioni poco energivore (gasolio-elettricità) quali in primis il verde da fronda recisa e colture floricole estive. L’agricoltura non è in grado di recuperare con le vendite gli aumenti attuali”.  

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