Come il Covid ha cambiato il vino. "Ottime prospettive per l'annata 2020"

Parla il sommelier: "Nessun danno sul prodotto dal lockdown. Ma le vendite vanno a rilento"

"Penso che l'annata avrà ottime prospettive anche se è successo che nelle ultime settimane questa pioggia abbia un pochino guastato. Il Covid? Ha cambiato molto ma più sull'approccio al prodotto che sulla produzione".

E' il parere di Massimo Castellani, sommelier, consulente enogastronomico, giornalista e delegato fiorentino dell'Ais (associazione italiana sommelier). Un vero esperto di vini che si occupa di corsi e formazione, ma che non si tira indietro quando si prova ad immaginare la qualità dell'annata 2020.

"E' un po' presto per dare delle prospettive, l'aspettativa è sicuramente importante. Cambia molto fra zona e zona: in alcune di queste ci sono state piogge abbondanti che hanno guastato ed ha fatto più freddo. Dove si è potuto raccogliere prima il prodotto sarà migliore".

L'emergenza coronavirus può aver influito sulla qualità del prodotto?

"Da un punto di vista della riuscita direi di no. Può esserci stato qualche problema per coloro i quali avrebbero dovuto fare lavori in vigna durante il lockdown, ma in grandi lavori si solito si fanno prima. Per fortuna durante il lockdown non ci sono state gelate".

E sulle vendite?

"Questo è il vero tasto dolente. L'emergenza Covid ha fermato tutto: pensi solo ad una Firenze spopolata di turisti che ogni anno vengono ad acquistare i vini toscani. Con le riaperture post-lockdown le enoteche si sono in un primo momento difese, poi senza frontiere aperte e senza circolazione di turisti la stagnazione si è fatta sentire. Sul mare, invece, c'è stata un po' meno di criticità".

Com'è cambiato il modo di acquistare il vino con l'emergenza Covid?

"Si è aperto il mercato online, delle spedizioni a domicilio, ma noi italiani non siamo avvezzi a comprare online, vogliamo toccare e vedere la bottiglia, con cui c'è un rapporto diretto importante. E quindi le vendite online non possono aver sopperito".

Cosa si può fare in questa fase per incoraggiare il settore?

"In lockdown tante persone, io compreso, ci siamo messi a fare video degustazioni: era un modo per parlare di vino, stare vicino ai produttori, raccontare cosa facevamo con l'intenzione di distrarre, certo, ma dare soprattutto spinta in acquisizione di vini di qualità. L'emergenza ci ha messo alla prova un po' tutti: abbiamo dovuto comunicare senza avere un pubblico di fronte, come invece siamo sempre abituati ad avere. Adesso piano piano stiamo riprendendo la china, ma certo la situazione non è facile".

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