Le notti buie delle discoteche, Space e Tenax: "Situazione drammatica"

La fase 2 è iniziata il 4 maggio, ma non per tutti. Il settore dell'intrattenimento non ha risposte, ma solo conti da pagare

Tenax, foto di Luca Bergami

"Questo è il nostro tempo per danzare" dice Kevin Bacon in Footloose, film che narra la vita in una cittadina dove musica rock e ballo sono banditi. Ciò che sta accadendo in Italia non è paragonabile a ciò che avviene nel paese di Beaumont, ma il desiderio di svago, divertimento e condivisione si manifesta sempre più proprio come nella pellicola dell'84.

Al di fuori delle mura domestiche è diventato impossibile ballare, da più di due mesi dj e clubber possono fare gruppo solo sui social: le discoteche sono state tra i primi locali a chiudere e saranno tra gli ultimi a riaprire, insieme al mondo della musica dal vivo, poiché "vivono" di assembramenti - un termine ormai arcinoto dall'avvio delle misure di contenimento del Covid19. Pensare a un nuovo modo di fare discoteca è difficile e, se l'idea drive-in per i concerti non convince, la possibilità di ballare a distanza, o solo nei privé, persuade ancor meno.

Firenze vanta due eccellenze del settore, lo Space e il Tenax, i loro nomi portano alla memoria eventi gloriosi. Il primo, nato nel 1969, è stato luogo d'aggregazione, ricerca e sperimentazione dell'avanguardia fiorentina, nonché campo base del Gruppo 9999: gli architetti radicali, diventerà una discoteca pura a metà anni '70. Il secondo, nel 1981, ha portato a Firenze la new wave, il dark e il punk londinese. Dopo i primi mesi di incertezza il Tenax diventa il "Greenwich Villagge" newyorkese della Toscana. Nel corso dei decenni si sono susseguiti sul palco Spandau Ballet, New Order, Enrico Tagliaferri, Shaggy, Daniele Silvestri, Ben Harper e poi i profeti dell'house Ashley Beedle, Little Louie Vega, Alex Neri e molti altri. 

"Per noi stare chiusi equivale ad avere la morte nel cuore. Non sappiamo come o quando riapriremo - racconta Jacopo Monini del Tenax. Sui social siamo attivi e cerchiamo di sfruttare il momento con dirette musicali, non possiamo fare altro". "Reggere un anno di chiusura è molto difficile, spero che ci siano degli aiuti molto consistenti dallo Stato, è una questione di vita o di morte". "Tassi d'interesse bassi, finanziamenti a fondo perduto, taglio del cuneo fiscale, cassa integrazione fino alla riapertura  - spiega ancora Monini - sono alcune delle misure di cui abbiamo bisogno. I nostri locali vivono con la folla, sì potremmo far entrare un numero minore di persone, ma far rispettare le distanze sarebbe comunque difficile". "Siamo in crisi e nelle mani dello Stato".

Il club di via Pratese nel 2017 ha lanciato la sua Academy per dj e producer, con l'emergenza le lezioni frontali sono state interrotte per essere sostituite (da circa una settimana) con quelle on line. "Programmare le lezioni a distanza non è stato semplice, il corso di dj ripartirà a settembre non possiamo insegnare la pratica in via telematica - spiega Antonio Boldrini, ideatore dell'accademia - quello di producer, dopo aver avuto il consenso degli allievi, è riniziato". Viste le numerose richieste Tenax ha avviato anche un nuovo corso, più breve, dedicato ai producer: 18 lezioni di un'ora divise in 9 settimane. "La nuova classe è di 9 studenti, vorremmo farne una seconda, ma in questo momento di crisi c'è il rischio di non riuscire ad offrire un buon servizio, dobbiamo valutare".

"La situazione è drammatica - commenta Andrea Bolognesi dello Space -, lo sconforto e l'incertezza maggiore vengono dal fatto che non abbiamo un sostegno importante". La chiusura per molti è vicina? "Il margine di sopravvivenza di ogni attività in questo momento si basa su quanto ha lavorato prima e le discoteche sono in forte crisi da anni". Nella migliore delle ipotesi si parla di aperture nell'autunno 2020, nella peggiore di primavera 2021 "non tutti riusciranno ad arrivarci, molti falliranno e chi aprirà non potrà investire, ciò è assurdo perché in tanti cercheranno lo svago dopo mesi di chiusura". "Il sindacato sta cercando di delineare delle linee guida, ma bisognerà capire se poi aprire converrà, alcuni potrebbero scegliere di reinventarsi. Di sicuro questa emergenza ci lascerà un mercato ripulito e chi ci sarà ancora spero che sfrutti l'occasione per lavorare meglio". La situazione è "nerissima, ma ci si aggrappa alla speranza, c'è grande solidarietà nel settore e non è una cosa scontata".

Per Riccardo Tarantoli di Silb (Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e spettacolo) non bisognava aspettare il 4 maggio per far riaprire fabbriche "nella task force non c'è nessun imprenditore, come possono sapere come funziona un'impresa? In Italia ci sono 2.500 aziende del settore con 50mila addetti per 4 miliardi di fatturato, a Firenze e provincia sono 35 con 2mila dipendenti più i fornitori, un mondo che ha bisogno di risposte. Come può un'azienda stare chiusa un anno e poi riaprire? Come sindacato chiediamo ad esempio l'abbattimento del canone d'affitto e finanziamenti a fondo perduto".

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