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Economia

Lavoro, la Cgil: "Con smart working per le aziende toscane 270 milioni di euro risparmiati, vadano in parte ai lavoratori"

Il sindacato: "Garantire diritto alla disconnessione"

Lo smart working conviene alle imprese, più che ai lavoratori. Ma quanto? Almeno "270 milioni di risparmi netti in Toscana", considerando tre macro settori regionali (manifattura, Tlc e multiutility, servizi) e aziende con almeno 50 dipendenti. La cifra emerge da una simulazione condotta dalla Cgil e dall'Ires sui tre comparti che insieme contano 180.000 addetti, stando alle 900 aziende prese a riferimento. I risultati dello studio sono stati diffusi ieri.

Per quel che riguarda la manifattura, il lavoro da casa interessa solo gli uffici, per 0,3 giorni alla settimana di media. Dato che cresce ad un giorno a settimana nelle ditte di Tlc e utilities e a 1,5 nei servizi (con punte di 2,25 giorni nei servizi assicurativi e di supporto alle imprese).

"Ne deriva una stima di 32.000 addetti al giorno al lavoro da remoto, il 18% della forza lavoro complessiva". Il modello ibrido proposto, quindi, "consentirebbe un risparmio, tra minori costi ed aumento della produttività in assenza di incremento dei salari, pari a circa 270 milioni l'anno". Un risparmio "frutto di una diminuzione dei costi contrattili per il 24%, di quelli indiretti per il 28% e dell'aumento della produttività per il 48%".

In pratica il dato medio annuo per addetto "si attesterebbe, a seconda della tipologia di azienda e della composizione dell'ibrido, tra i 1.200 euro del manifatturiero e gli oltre 4.000 dei servizi". Ed è qui che la Cgil pone l'accento su un dato: "Il vantaggio più grande è quello derivante dell'incremento della produttività, legato in particolare a dilatazione dei tempi di lavoro e reperibilità e all'assenza di regole per contenere le richieste aziendali fuori orario di lavoro standard".

Smart working: "Garantire il diritto alla disconnessione"

"Da subito la Cgil si è posta il problema di contrattare il lavoro da casa e da subito ha posto il diritto alla disconnessione come un diritto irrinunciabile per porre un argine alla dilatazione del tempo lavoro che fa guadagnare alle imprese in termini di produttività, ma rende la vita impossibile ai lavoratori e soprattutto alle lavoratrici alle quali, e per la stessa ragione, non si può chiedere di lavorare esclusivamente da casa, il diritto al rientro deve essere garantito", spiega Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana.

"Risparmi delle aziende vadano in parte ai lavoratori"

"Bisogna aprire una contrattazione a livello nazionale - prosegue-, ma anche aziendale per far sì che i risparmi netti delle aziende tornino in parte anche nelle tasche dei lavoratori. Il lavoro da casa, poi, porta benefici anche al territorio in termini di minore inquinamento ed allora si può pensare di aprire una discussione seria con gli enti locali e soprattutto con le Regioni in tema ambientale".

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