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Tavarnelle: Carapelli pensa alla Spagna, le Rsu vanno in Provincia

L'assessore Elisa Simoni: "Preoccupati tanto per la tenuta occupazionale quanto su una progressiva perdita di interesse nei confronti della produzione Made in Italy"

Martedì scorso il corteo a Tavarnelle dei dipendenti della Carapelli, al fianco dei sindaci del Chianti, e ieri mattina alcuni rappresentanti delle RSU ed esponenti delle organizzazioni sindacali hanno incontrato a Palazzo Medici Riccardi l’Assessore provinciale al Lavoro Elisa Simoni per esporle l’attuale situazione dell’azienda, che vede 28 dei suoi dipendenti coinvolti in una procedura di mobilità.

Più in generale, i lavoratori e i rappresentanti sindacali hanno ripercorso la storia recente del gruppo per condividere con l’Assessore le preoccupazioni su una progressiva perdita di interesse da parte della proprietà nei confronti degli stabilimenti e della produzione “Made in Italy”, a fronte di una crescente centralizzazione dei cicli industriali in Spagna, paese d’origine di Deoleo, gruppo che ha acquisito il marchio Carapelli Firenze.

TAPPE - Nel 2004 il gruppo spagnolo Sos Cuentara (ora Deoleo) entra in Italia con l’acquisto di Minerva, proprietaria dei marchi Sasso. Nel 2006 acquista lo stabilimento toscano ‘Carapelli Firenze’; nel 2008 acquista dal gruppo iberico Unilever la concessione a vendere il marchio Bertolli, Dante, San Giorgio e Maya. E’ del 2008 anche l’acquisto dello stabilimento ‘Carapelli Firenze’ di Inveruno in Lombardia: il tutto per una quota di 630 milioni di euro, considerata una cifra molto più alta del valore di mercato. Tant’è che nel 2009 - come ricorda una nota del sindacato - i vertici di Sos Cuentara/Deoleo vengono indagati per aggiotaggio, accusati di aver utilizzato 280 milioni per operazioni speculative sul titolo. Il gruppo raggiunge un picco massimo di debito di 1,6 miliardi nel 2009: per rientrare dal debito vengono, tra l’altro, ceduti alcuni asset del gruppo (biscotti, riso, caramelle). Oggi il debito è pari a 680milioni di euro. Nell’ottobre 2011 viene chiuso lo stabilimento di Voghera con apertura di procedura di mobilità per 14 dipendenti (arrivati poi a 21 con l’adesione volontaria). La produzione di Voghera viene spostata ad Inveruno. E dall’inizio del 2012 ad oggi si assiste ad una centralizzazione dei vertici dirigenziali, acquisto e trattamento delle materie prime verso la Spagna.

“Addirittura nello scorso mese di luglio – affermano i lavoratori – il consigliere delegato Deoleo Jaime Carbò ha comunicato ai sindacati nazionali che per il gruppo sarebbe ottimale mantenere funzionanti due stabilimenti sui quattro al momento esistenti, dei quali due in Spagna e due in Italia. Corriamo davvero il rischio che gli impianti italiani di Inveruno e di Tavarnelle vedano spegnersi ogni prospettiva”. Oggi i lavoratori in procedura di mobilità sono 28, 16 a Tavarnelle e 12 a Inveruno: alla preoccupazione per la tenuta occupazionale si aggiunge quella per il mantenimento della produzione e del ciclo industriale Made in Italy.
“La vicenda Carapelli è molto delicata e sensibile – ha detto Elisa Simoni, Assessore provinciale al Lavoro – Non possiamo permetterci di perdere lavoratori e professionalità. Necessario anche che la questione sia affrontata dal punto di vista della tenuta dell’italianità del marchio. La vertenza ha una connotazione nazionale ma sarà seguita dalle istituzioni locali: dopo l'incontro di stamani, aspettiamo l'incontro a Confindustria il 13 dicembre, per poi valutare  un passaggio al tavolo regionale”.
 

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