I ristoratori pronti a disobbedire al Dpcm: #ioapro, la provocazione dei locali che apparecchiano per cena

L'iniziativa sta raccogliendo sempre più adesioni: oltre 100 a Firenze e 400 in Toscana

Una protesta dei ristoratori in piazza del Duomo

La data in cui scatterà la 'disobbedienza civile' è quella di venerdì 15 gennaio, vigilia dell'entrata in vigore del nuovo Dpcm che dovrebbe prevedere misure ancora più restrittive per bar e ristoranti.

Affossati da mesi di chiusure forzose, i ristoratori contestano la proroga dello stop alle cene se non per consentire la consegna a domicilio ai clienti e l'asporto che però potrebbe essere vietato dopo le 18 per i bar.

L'idea, allora, scrive La Repubblica, è quella di una protesta pacifica che non trasgredisce le norme: i clienti si siederanno ai tavoli ma non consumeranno: piuttosto, si scatteranno una foto per solidarizzare con la categoria.

Solidarietà: Att e Ristoratori Toscana insieme per i malati oncologici

La 'rivolta' viaggia sui social e a Firenze ha già raccolto più di 100 adesioni. E oltre 400 in Toscana. Gli hashtag sono #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna.

Tutto è nato da un appello lanciato su Facebook dal titolare di un pub in Sardegna, che ha chiesto l'adesione dei gestori di altri locali in Italia.

Ristoratori Toscana: "prove scientifiche che siamo luoghi di contagio o apriamo a cena"

Sul piede di guerra ci sono anche i 15mila imprenditori toscani – mille a Firenze - del gruppo Ristoratori Toscana che in collaborazione con 15 sigle del mondo della ristorazione e del commercio di tutta Italia, ha scritto ai prefetti delle Regioni che si trovano attualmente in zona gialla, e per conoscenza ai ministri dell’economia Roberto Gualtieri e dello sviluppo economico Stefano Patuanelli. "O ci sono le prove scientifiche che i ristoranti sono luoghi di contagio o apriamo a cena" l'aut aut posto dai ristoratori.

"Se entro giovedì non ci saranno risposte né indennizzi – ha annunciato il presidente di Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari a La Nazione - saremo costretti per la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori, a riaprire subito al pubblico i locali anche a cena".

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