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Economia

I numeri di Pitti Uomo 92. Il salone fiorentino si conferma riferimento globale della moda

I compratori esteri rimangono un punto di forza, "quelli italiani hanno risentito dello sciopero dei trasporti", la dichiarazione di Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine

La 92esima edizione di Pitti Uomo alla Fortezza da Basso si è conclusa venerdì 16 giugno. Anche quest'anno si conferma come punto di riferimento globale per la dimensione lifestyle e lo scouting di qualità, dando ancora una volta ragione ai criteri di selezione e segmentazione del salone che puntano sulle novità più interessanti - di moda e di prodotto - provenienti dalle migliori aziende italiane e internazionali che fanno ricerca e innovazione di stile e materiali.

Scorrendo la lista dei compratori presenti si scoprono tutti i più importanti department e specialty stores, le boutique specializzate, le catene di alto livello, gli e-commerce di maggiore diffusione di qualità. E’ per questo che tra gli stand, nei corridoi e nelle occasioni più social, si respira un’aria molto positiva, di grande consenso nei confronti del salone e di fiducia nel consolidamento della ripresa. In termini quantitativi, a qualche ora dalla chiusura si sono registrati oltre 19.000 compratori: l’estero si conferma sui livelli dello scorso giugno, l’Italia è in flessione tra l’8 e il 9% (il giugno 2016 fu l’edizione record degli ultimi dieci anni). In totale si supereranno ampiamente i 30.000 visitatori complessivi.

Apre Pitti Uomo (giugno 2017)


 
"Sul dato italiano - dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine - ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti: sia sulle presenze di ieri pomeriggio e di quelle odierne, sia sulla pianificazione dei quattro giorni. Un vero peccato. Per quanto riguarda l’estero, sono da mettere in evidenza i risultati positivi di Giappone, Spagna, Stati Uniti, Corea del Sud, Russia, Nord ed Est Europa, Australia e Canada, a fronte della sostanziale stabilità di Francia, Turchia e Olanda e di una certa flessione cinese, inglese e tedesca”.

"La fedeltà dei compratori a Pitti Uomo - continua Napoleone - si misura sul medio-lungo periodo: nelle edizioni estive, tra il 2009 e il 2017 i compratori esteri sono passati da poco più di 6.000 a circa 8.000, una crescita al cui interno si sono intrecciate dinamiche diverse tra i vari paesi. Pensiamo al boom della Russia di quindici anni fa e al successivo calo: adesso i compratori russi sono nuovamente in aumento".

L’andamento della Cina invece è altalenante, forse perché ha un’economia di mercato centralizzata e perciò bastano poche direttive per cambiare di colpo il comportamento di tutti gli operatori.

I look di Pitti Uomo 92

"Gli Usa hanno superato l’anno elettorale e hanno ripreso a comprare - spiega Napoleone - , nel nord Europa c’è più voglia di moda (italiana). Il Regno Unito è alla prese con il post Brexit, mentre per quanto riguarda la Germania l’unico rammarico è che lì i consumi interni sono ancora molto al di sotto delle possibilità date dalla ricchezza esistente. Per l’Italia in questi anni l’altalena è stata più marcata ma il dato da segnalare è che le presenze di dieci anni fa sono pressoché le stesse di adesso. Come giudicare questi risultati? Dobbiamo pensare a cosa è successo alla nostra distribuzione: il retail classico si è molto ristretto, i consumi interni sono rimasti stazionari, un compratore di una grande piattaforma digitale acquista molto di più di ciò che può essere ordinato da una piccola boutique, sia pure di qualità. Insomma, tutto questo andamento riflette la sempre più stabile leadership internazionale del salone".

La classifica per presenze: Germania, Giappone, Spagna, Regno Unito, Olanda, Cina, Francia, Svizzera, Turchia, Usa, Corea, Belgio, Austria, Portogallo, Russia, Svezia, Grecia, Danimarca, Polonia, Canada.

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