Economia

Con pandemia e crisi economica affari d'oro per le mafie: "Si nutrono di poveri"

Il rapporto mensile Caritas descrive un ruolo allarmante anche per la Toscana: "Le situazioni di bisogno sono ideali per le infiltrazioni mafiose"

“La mafia si nutre di povertà”. E' l'allarme rilanciato nell'ultimo Report ('Illegalità e povertà: due volti che si intrecciano nei mesi del Covid-19') sugli effetti dell’emergenza sanitaria, elaborato da Caritas Firenze in collaborazione con Fondazione Solidarietà Caritas Onlus.

L’iniziativa è a cura dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, e "nasce all’indomani della crescente domanda di aiuto causata dalla pandemia, per rilevare e rispondere alle situazioni di disagio e vulnerabilità del territorio".

Alla redazione del report hanno collaborato anche Libera Toscana e Unicoop Firenze. "Abbiamo illustrato come mafie, Covid-19 e povertà vadano a braccetto in un circolo vizioso molto preoccupante, dove legale e illegale si intrecciano continuamente”, spiega Giovanna Grigioni, referente Osservatorio Caritas.

"La nostra società vive il rischio sempre più concreto di una normalizzazione del fenomeno della corruzione. Ma una via di uscita c’è. Dobbiamo educare le nuove generazioni, prevenire, monitorare costantemente i cambiamenti che si registrano nel tessuto sociale, fare rete tra associazioni e istituzioni, perché è solo così che potremo sconfiggere un fenomeno tanto profondo quanto taciuto che permea la nostra società. Fingere che il problema non esista non aiuterà a risolverlo, ma anzi, come diceva Peppino Impastato, contribuirà solo a rafforzarlo”, aggiunge Grigioni.

Dallo studio emerge come la pandemia abbia contribuito a far aumentare ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche nella società, in costante crescita, e abbia causato allo stesso tempo la perdita di numerosi posti di lavoro con impoverimento di altrettante famiglie.

"Ma come interviene in tutto ciò la mafia? I clan trasformano periodi di crisi in grandi opportunità di rafforzamento e di espansione. Quando si verifica una sospensione dell’ordine sociale, le mafie sono in grado di inserirsi e trarne profitto offrendo a coloro che si trovano in difficoltà un 'welfare' alternativo in grado di fornire liquidità immediata (magari soldi in prestito a tassi da strozzinaggio) e un’assistenza interessata attraverso reti collaudate di complici. È infatti risaputo che l’autorità mafiosa si pone a tutela di coloro che hanno bisogni di vario genere: peccato che poi si chieda sempre qualcosa in cambio e che tutto alla fine debba andare a vantaggio di quel gruppo ristretto di persone capace di esercitare con forza e violenza il dominio concreto di interi territori", spiegano gli autori del report.

"Dunque, quale terreno fertile migliore di quello odierno per colpire le fasce più deboli? Vi è una stretta correlazione tra i settori più colpiti dalla pandemia, piccole e medie aziende, artigiani, esercizi commerciali, in particolare bar, ristoranti, alberghi, strutture ricettive, e la presenza di nuove infiltrazioni mafiose. Le organizzazioni criminali sono infatti in grado di individuare rapidamente le imprese. A queste forniscono il loro tempestivo soccorso e, passo dopo passo, ne diventano proprietarie oppure trasformano i beneficiari nel nuovo serbatoio per future affiliazioni o per collaborazioni di vario tipo. Ad essere oggetto di interesse sono però anche comparti fino ad ora meno esplorati come quello della sanità, oppure la distribuzione veloce di aiuti/sussidi/crediti per intercettare indebitamente denaro pubblico", si legge in una nota pubblicata assieme al rapporto.

Per quanto riguarda la situazione nella nostra regione, la Toscana si conferma come uno dei territori italiani privilegiati per attività di riciclaggio e per la realizzazione di reati economico-finanziari su larga scala, oltre ad avere un ruolo centrale nei traffici nazionali e transnazionali di stupefacenti: a Livorno, ad esempio, nel 2019 è stata sequestrata cocaina per più di una tonnellata.

Altri nodi nevralgici ruotano intorno alla prostituzione, traffico di rifiuti, gioco d’azzardo (Prato è la città nella quale si gioca di più in Italia) e alla valuta virtuale poiché gran parte del riciclaggio di denaro sporco passa attraverso questi canali. Tutti fenomeni, che la crisi economica causata dalla pandemia, rischia di aumentare esponenzialmente anche a Firenze.

Cocaina, a Livorno il secondo sequestro di sempre in Toscana

Da qui, sottolinea lo studio Caritas, la necessità di essere vigili e di mettere in atto strumenti di prevenzione adeguati come la promozione della cultura della legalità, attraverso la creazione di reti sempre più forti tra istituzioni e tutte quelle realtà (come Libera, Unicoop Firenze, Fondazione il Cuore si Scioglie, Rete Numeri Pari) che a vario titolo si impegnano per costruire e garantire una maggiore giustizia sociale.

Allarme lavoro nero

Nel report si sottolinea come "in base al rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle verifiche svolte nel 2019, la Toscana è la quinta regione italiana per sanzioni per lavoro nero (2.583), la precedono Campania (5.140), Puglia (3.879), Lombardia (3.095) e Lazio (2.611)".

E ancora: "In merito all’uso elusivo di fattispecie contrattuali flessibili, la Toscana è al quinto posto con 554 violazioni accertate, dopo Piemonte (839), Lombardia (797), Emilia-Romagna (707) e Sardegna (650). La Toscana è al sesto posto per esternalizzazioni fittizie, che riguardano principalmente i trasporti e i servizi alle imprese, con 1.440 lavoratori coinvolti, preceduta da Piemonte (4.531), Emilia-Romagna (2.626), Lazio (2.387) e Lombardia (1.954).
Dall’attività ispettiva sul caporalato e sulla riduzione in schiavitù in Italia emerge che, dal 2017 al 2019, è aumentato il numero di arresti e denunce: gli arresti sono passati da 31 a 154, le denunce da 94 a 416".

"La crisi generata dalla pandemia da un lato ci ha resi più fragili, dall’altro ci pone davanti alla possibilità di una rinascita, attraverso un approccio nuovo alla realtà. Se vogliamo ridare dignità e umanità a coloro che si trovano in uno stato di bisogno - commenta Riccardo Bonechi, direttore della Caritas diocesana di Firenze -, dovremo infatti farci carico di tutte le loro povertà, non solo quella alimentare, abitativa ed economica, ma anche e soprattutto di quella educativa. Le mafie crescono infatti nei contesti in cui alberga stabile la povertà, in tutte le sue accezioni, da quella dei beni essenziali a quella culturale. La scuola, l’educazione, la conoscenza sono elementi fondamentali per insegnare a pensare, a farsi le giuste domande e queste sono le basi per una società davvero democratica”.

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