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Nuovo decreto Draghi: ristoranti chiusi fino a maggio, verifica per le riaperture da metà aprile

Il provvedimento prevede però una sorta di collaudo a metà mese: alcune regioni potrebbero tornare in zona gialla. Decisivi due parametri

È arrivato il via libera al nuovo decreto legge del governo Draghi per arginare la diffusione del coronavirus. Si tratta delle norme valide per il periodo dopo Pasqua, al termine della fase di lockdown del 3, 4 e 5 aprile per le festività. Da mercoledì 7 e fino al 30 aprile tutto il Paese sarà in zona arancione o rossa: il governo continua a seguire la linea del rigore. Il Comitato tecnico scientifico, precisa Today.it ha più volte sottolineato che le misure previste per le zone gialle hanno dimostrato "una capacità di contenere l'aumento dell'incidenza ma non la capacità di ridurla". E per questo il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri ha cancellato la zona gialla fino al 30 aprile, ma non del tutto.

Ristoranti chiusi: verifica per le riaperture da metà aprile

Senza regioni in zona gialla, ristoranti e bar restano chiusi. Le misure potrebbero però essere allentate, con restrizioni più soft, sulla base di due parametri: i dati dei contagi e dei progressi della campagna di vaccinazione. Meno casi e più dosi, quindi, potrebbero portare all'adozione di regole meno rigide. La possibilità di una revisione delle misure per le regioni virtuose con le somministrazioni dei vaccini e con una bassa incidenza dei contagi è possibile soltanto dopo Pasqua e con un altro passaggio in Consiglio dei ministri.

Il nuovo decreto 31 marzo 2021 del governo Draghi prevede infatti una sorta di verifica a metà aprile: se la situazione epidemiologica lo consentirà, si valuterà la possibilità che le zone dove la diffusione del virus è più contenuta possano tornare in giallo e, dunque, procedere ad alcune riaperture, in particolare di ristoranti e bar. In caso di ripristino delle zone gialle, bar e ristoranti potranno riaprire a pranzo. Uno spiraglio di luce per alcune delle attività economiche più in affanno.

La maggioranza di governo si è spaccata su questo tema. Il centrodestra - con Lega e Forza Italia - ha cercato di premere per un meccanismo di revisione delle regole in senso meno restrittivo, con la reintroduzione della zona gialla e la possibilità di alcune riaperture dopo le festività pasquali, ma ha prevalso l'ala rigorista del governo schierata per una linea di maggior cautela, senza illudere i cittadini con ipotesi che poi in concreto sarebbero i dati stessi del contagio a smontare. L'unica concessione al fronte aperturista del governo alla fine è stata, come detto, la possibilità di una revisione delle misure a metà aprile tenendo conto dei due parametri "casi e vaccini" e con un ulteriore passaggio in Cdm.

Ecco la parte del testo del decreto in cui si parla della deroga per le possibili riaperture: "In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure stabilite dal provvedimento di cui al comma 1 nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 19 del 2020".

Verifica eventuale del 15 aprile a parte, dal 7 e fino alla fine del mese restano dunque in vigore le regole valide finora per le regioni in zona rossa e arancione. E ristoranti e bar restano chiusi: possibile solo l'asporto, fino alle 18, e la consegna a domicilio solo per i ristoranti. Dalle 5 alle 22 è consentita la vendita con asporto di cibi e bevande come segue: 

  • dalle 5 alle 18 senza restrizioni;
  • dalle 18 alle 22 è vietata ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3) o commercio al dettaglio di bevande (codice ATECO 47.25).

La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all'interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati.

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