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Firenze dice no alla vendita di Mukki a Parmalat: ok a fusione con Torino

L'assessore Perra: fondersi con la Centrale del latte di Torino "fornisce maggiori elementi di certezza circa il perseguimento dei tre obiettivi: tutela dell'occupazione, salvaguardia della filiera e sviluppo industriale"

L’ipotesi della fusione tra Mukki e la Centrale del latte di Torino “fornisce maggiori elementi di certezza circa il perseguimento degli obiettivi” dei soci. Il nuovo corso è condensato in due righe, quella della comunicazione che Lorenzo Perra, assessore a bilancio e partecipate del Comune di Firenze, ha illustrato in Consiglio comunale. Fondersi con Torino, quindi, per dare concretezza alla fuoriuscita del Comune di Pistoia e di Fiditoscana dal capitale sociale della Centrale del latte fiorentina, così come ai paletti piantati da Palazzo Vecchio (socio di maggioranza con il 42,858% delle quote azionarie) e condivisi con quello di Livorno e la Camera di commercio di Firenze: la tutela dei livelli occupazionali, della filiera e la valorizzazione del marchio.

NO A PARMALAT – Una scelta che poggia su una premessa contenuta nella stessa relazione: “la soluzione vendita non dà certezze circa l’esito ed il perseguimento degli obiettivi”. Bocciate quindi, sulla base dell’istruttoria condotta dal Cda della Centrale (che si è avvalsa dell’advisor KPMG), le altre 7 manifestazioni accolte dall’azienda a fine febbraio: tra queste, come illustrato dall’assessore, 5 con un progetto di futuro “non delineato, che in realtà non individuano la natura dell’operazione”: Sici, Coop Mugello, Arborea, Santangiolina e i dipendenti della Centrale. Due, con fini certi, ma ugualmente scartate: la proposta di acquisto per step da parte di Alival; Parmalat “che ha avanzato l’acquisto di Mukki unita all’ipotesi di sviluppo di partnership”.

In sostanza tra le opzioni avanzate per la cessione “non ci sono- sottolinea Perra- operatori sul mercato che assicurano la garanzia dell’occupazione, della crescita della società e della filiera produttiva”. Con la fusione “invece potremmo continuare ad influenzare il comportamento degli altri soggetti se mantenessimo la nostra partecipazione o parte di essa”.

La Centrale del latte di Torino, ha concluso Perra, “è una società quotata che ha un flottante del 45% ed è detenuta stabilmente da soggetti sia pubblici che privati. Ha complementarietà industriale con la Mukki e caratteristiche, in termini sia di marchio che di legame con il territorio, similari a quest’ultima”.

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