L’allarme

Moda, crisi senza fine: “Chiudono due aziende a settimana”

L'allarme di Cna sul distretto: la pelletteria il settore più in difficoltà. Giani scrive al governo

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Dopo un brutto 2023, il 2024 non sta cambiando registro per il distretto della moda. Anzi. “Le aziende chiudono al ritmo di una/ due alla settimana - ha sottolineato al Corriere Fiorentino Simone Balducci della Cna di Scandicci - soprattutto quelle più piccole. Nel 2023 si è prodotto in volume la metà del 2022, poi c'è stato un calo ulteriore nel primo trimestre del 2024 con il risultato che oggi si produce il 20 per cento dei volumi del 2022. I più fragili saltano”.

Per cercare di porre un argine al problema, il presidente della Toscana Eugenio Giani e l'assessora regionale Alessandra Nardini hanno mandato due missive al governo per chiedere l’attivazione di ammortizzatori sociali specifici e che si accompagnano ad una terza lettera inviata da Giani nei giorni scorsi al ministro Urso per richiamare l’attenzione sul fronte del credito.

“Molte aziende rischiano di esaurire a breve ogni possibilità di ricorso a forme di integrazione salariale. Vanno evitati i licenziamenti e la situazione rende urgenti interventi nazionali - sottolineano Giani e Nardini - Il sistema moda è un settore chiave per la manifattura italiana. L’Italia è leader in Europa sia per numero di imprese che operano nel sistema moda che per fatturato generato e per la Toscana questo è un settore importantissimo”.

Produzione industriale 2023 ed esportazioni settore moda

La moda in Toscana impiega circa 130mila persone: la maggior parte nei segmenti produttivi - tessile, abbigliamento, conceria, calzature, pelletteria, accessori, gioielleria - compresa la produzione di macchinari e un 10 per cento nel terziario. Il 6-8 per cento di tutti gli occupati della Regione lavora quindi nel settore, il 40 per cento di tutto il manifatturiero, per un valore aggiunto di 5,5 miliardi di euro con tutti i principali marchi italiani e stranieri producono direttamente o indirettamente in Toscana.

addetti in Toscana nel settore

La crisi del comparto influisce negativamente anche sul fronte delle esportazioni e dell'occupazione con gli avviamenti al lavoro diminuiti mensilmente tra il 20 e il 32 per cento rispetto al 2022 con l'aumento negli ultimi mesi delle richieste di cassa integrazione. I motivi sarebbero da additarsi anche a fattori esterni alla lavorazione.

“Tanto la contrazione di produzione e di export, quanto l’aumento delle richieste di cassa integrazione – si legge nell'ultima nota diramata dall'Irpet i merito - che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso e che sono ancora in atto nel 2024, rappresentano l’effetto di una crisi da sovra-produzione causata dalla forte richiesta di ordini da parte delle grandi firme, partita alla fine del 2021 e proseguita nel 2022, come 'effetto rimbalzo' successivo alla fine della pandemia.  In quella fase, infatti, ha prevalso una visione ottimistica degli scenari di vendita e le grandi firme hanno scelto di tornare a riempire i propri magazzini. Lo scoppio della guerra russo-ucraina e il successivo peggioramento della situazione internazionale in seguito alla crisi medio-orientale, hanno riportato i mercati internazionali nell’incertezza e imposto una revisione delle strategie ai capifiliera, che hanno interrotto o limitato gli ordini di produzione”.

percentuale dei dipendenti in cig ordinaria nel settore moda divisi per mese

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