Imprenditrici fiorentine, sempre più forti ma sempre meno. L'84% ha "sacrificato la vita privata"

La "polaroid" realizzata da un sondaggio della Cna in occasione dell’8 marzo

Alberta Bagnoli, presidente Cna Impresa Donna

Sono imprenditrici di lungo corso (per il 42% da più di 20 anni), vere (il 95% ha potere decisionale in azienda), alla guida di imprese che danno lavoro (il 72% ha dipendenti), preparate per i compiti che svolgono (il 65% ha seguito percorsi formativi appositi), acculturate (il 77% ha un diploma o una laurea in tasca), riconosciute dalla loro clientela (solo il 18% ritiene che, a volte, i propri clienti si aspettino di trovarsi di fronte a un uomo) e dagli istituti bancari (solo il 14% ritiene di esser trattata peggio, a parità di condizioni, dai colleghi maschi).

Ecco il ritratto delle imprenditrici fiorentine, in base a un sondaggio realizzato da Confederazione Nazionale Artigianato Firenze Metropolitana sulla sua base associativa femminile in occasione della festa della donna. Ma c'è un rovescio della medaglia: l’84% delle intervistate afferma di aver rinunciato a qualcosa per affermarsi come imprenditrice, in prevalenza di non essersi dedicata come avrebbe voluto alla famiglia, ad un secondo figlio e al tempo libero.

“Ne consegue un’evidenza: il nostro paese non ha investito in maniera sufficiente nelle politiche sociali a favore della famiglia. Per esempio non prevede una misura universalistica di sostegno ai figli: il congedo di maternità obbligatorio prevede un’astensione dal lavoro di cinque mesi per tutte le lavoratrici, ma la copertura completa del reddito è riservata alle sole dipendenti” commenta Alberta Bagnoli, presidente di CNA Impresa Donna Firenze, il gruppo che riunisce le imprenditrici dell’associazione.

Una carenza che in questi giorni di emergenza, in special modo dopo la chiusura delle scuole, si sta facendo sentire come non mai. “Tra incertezze lavorative e economiche, cura di genitori avanti con gli anni e quella di figli, le imprenditrici, e le loro dipendenti, sono sotto pressione – continua Bagnoli – E ancora una volta, in mancanza di strumenti adeguati, sono le imprenditrici a pagare di più non potendo assentarsi dal lavoro con le stesse (sacrosante) modalità concesse ai dipendenti".

Il consiglio per non bloccare le proprie aziende se si hanno dipendenti con figli? Spiega la presidente: "La modalità di gestione del lavoro adottata da CNA Firenze per i propri dipendenti che, in attesa di una normativa specifica (attesa nei prossimi giorni) in tema di assenze dei lavoratori e lavoratrici a causa della chiusura delle scuole ha ritenuto opportuno introdurre da subito un regime completamente libero di gestione del proprio orario di lavoro".

In sostanza - prosegue Bagnoli - ha sospeso tutti i vincoli contrattuali in materia di orario di lavoro introducendo liberi orari di entrata, liberi orari di uscita e di pausa pranzo. Laddove non è possibile svolgere interamente la propria prestazione lavorativa è stata ovviamente concessa piena disponibilità di recupero di quanto accumulato a titolo di ferie permessi, banca ore e flessibilità”.

Le imprese femminili attive della Città Metropolitana di Firenze sono in base ai dati dell’Ufficio di Statistica della Camera di Commercio di Firenze, 20.284, per il 26% artigiane, prevalentemente concentrate nel commercio (26%), manifatturiero (16%), servizi (14%), alloggio-ristorazione (9%).

A Firenze città, invece, sono 8.091 (il 40% del totale della Città metropolitana), di cui il 28% nel commercio, il 16% nei servizi, l’11% nel manifatturiero e il 10% nell’immobiliare. Imprese in calo di anno in anno, tanto che dal 2011 sono diminuite su tutto il territorio metropolitano di più del 5%.

Gli incentivi all’imprenditoria femminile sono utili per contrastare questa tendenza (per il 58% delle intervistate anche se il 30% ritiene che in un mondo senza discriminazioni di genere non avrebbero ragione di esistere), ma a servire sono anche e soprattutto politiche mirate.

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“Per esempio, rendere detraibili al 50% tutte le spese di cura e di aiuto alla famiglia; riequilibrare la distribuzione dei fondi destinati alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che attualmente vanno per il 90% alle lavoratrici dipendenti e per il 10% alle autonome; ridurre al 5% l’Iva applicata ai servizi di welfare prestati dalle strutture private diverse dalle cooperative sociali e dai loro consorzi; riformare l’indennità di accompagnamento, attraverso l’introduzione della possibilità di scegliere tra prestazioni monetarie e servizi alla persona, al fine di consentire al beneficiario o alla sua famiglia di scegliere tra il contributo economico o fornitura di servizi domiciliari in forma organizzata ed erogati da diversi soggetti siano essi pubblici, privati o del terzo settore” conclude Bagnoli.

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