Domenica, 21 Luglio 2024
Il rapporto Irpet

Salari: il gender-gap diminuisce perché peggiorano le condizioni dei lavoratori uomini

Il divario della paga media giornaliera è sceso dai 31 euro del 2008 ai 27 del 2021

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Migliorano le retribuzioni delle lavoratrici dipendenti ma la riduzione del gender pay gap con gli uomini è dovuta soprattutto al peggioramento delle condizioni reddituali di quest’ultimi. La distanza resta comunque ancora pesante: 27 euro al giorno per quanto riguarda il settore privato, agricoltura esclusa. La fotografia arriva dal rapporto Irpet ‘La polarizzazione nel mercato del lavoro: una prospettiva di genere’

La situazione del 2009 e quella del 2022 a confronto

La struttura occupazionale femminile era già fortemente polarizzata nel 2009: il 34,2% delle lavoratrici era concentrata nelle professioni a bassa qualificazione e reddito (34,2%), in percentuale più alta rispetto agli uomini (21,1%), ma più del 29% si trovava nell’ultimo quartile, quello a elevata qualifica (specialmente insegnanti e professioni sanitarie) mentre gli uomini risultavano prevalenti nei gruppi centrali (medio alta e medio bassa qualificazione). 

Il quadro del 2022 conferma la’ ‘polarizzazione asimmetrica’, con svuotamento delle qualifiche medie, a crescere sono soprattutto i lavoratori a bassa qualificazione (e retribuzione oraria), mentre risulta solo lievemente positivo l’apporto dell’ultimo segmento. Tuttavia sul versante femminile si registra un incremento del 5,64% nelle professioni “migliori” e dell’1,75% nel quartile “peggiore”. È quindi il forte aumento della quota femminile nelle professioni ad alta qualificazione a spiegare la leggerissima crescita totale delle alte qualifiche in Toscana, annullando la decrescita maschile.

Divario ridotto nel mercato del lavoro? 

Tuttavia sono dati da maneggiare con cura. “Benché l’analisi della polarizzazione sia effettuata ordinando le professioni per la retribuzione media oraria ricavata dalla rilevazione sulle forze di lavoro Istat, questa approssimazione non rende conto appieno della distribuzione dei redditi e delle differenze di salario tra le varie professioni - scrive Irpet - A un lavoro che richiede un’elevata qualifica (definito tale perché si accede tramite concorso pubblico e dopo un percorso di studi specifico) non sempre corrisponde una retribuzione oraria che può considerarsi elevata: si pensi alla professione di insegnante o di infermiera, in cui le donne sono prevalenti. C’è poi la questione delle ore lavorate e del cosiddetto salario accessorio, stabilito sulla base di parametri quali anzianità, svolgimento di specifiche mansioni o possesso di particolari competenze, cosicché è evidente come la ricchezza mensile possa variare significativamente da individuo a individuo, anche all’interno di una stessa professione”.

2008-2021: il gap salariale scende

Così per analizzare le differenze reddituali, Irpet ha preso in esame i dati dell’Osservatorio Inps sulle retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori dipendenti privati. I numeri mostrano in calo del gap di genere, che scende dai 31 euro del 2008 ai 27 euro del 2021. Ad accorciare il divario la ripresa del 2014, che è tale soltanto per le retribuzioni femminili, considerato che i settori più colpiti dalla crisi del 2008 erano stati la manifattura e l’edilizia, dove la presenza maschile è preponderante.

“Se la crescita di lavoratrici qualificate corrisponde alla maggior quota di laureate donne presenti in Toscana - si legge nella conclusione del rapporto - il tipo di professioni più diffuso è rappresentato dalle insegnanti e dalle operatrici sanitarie e sociali, che pur necessitando di specifiche qualifiche e titoli di studio elevati, mostra retribuzioni piuttosto contenute. Il risultato di questi cambiamenti, in termini di salario medio orario dei lavoratori dipendenti privati, è una piccola convergenza dei redditi maschili e femminili che fa diminuire il gap, ma come risultato soprattutto di un peggioramento delle condizioni reddituali dei lavoratori uomini”.

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